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  • Credo che nel 2010 parlerò di donne

    Credo che aprirò delle pagine nuove e parlerò di morale matrimoniale, di sesso e di ciò che significa vivere in due sotto lo stesso tetto. Credo che sia un argomento che vada affrontato sradicandolo dai suoi idoli atavici e riducendolo a struttura lineare sulla base delle cose che servono e di quelle che non servono e di cui se ne può fare a meno. Molti ne saranno contenti e molti altri non capiranno. Ma sono sicuro che la cosa è di interesse generale.
  • Per il 2010

    Mi piacerebbe che il 2010 fosse l'anno in cui una donna diventasse Primo Ministro in Italia. Sono sicuro che sarebbe una vera e autentica svolta e un'imprevedibile sequenza di cambiamenti si vedrebbero spuntare come fiori in primavera. Mi piacerebbe che il 2010 fosse l'anno in cui l'indice di gradimento di programmi come "Porta a Porta" finisse a zero e che a zero si riducesse la voce del suo conduttore. Magari quel sorriso beffardo e sempre soddisfatto potrebbe persino diventare umano, un po', almeno in apparenza, insomma. Mi piacerebbe che il 2010 diventasse l'anno in cui il paese ritrovi il suo senso della dignità, che gli onesti dicessero apertamente e pubblicamente ciò che pensano dei propri vicini di casa disonesti abbandonando ogni compiacente e fasulla cortesia di buon costume. Vorrei che il 2010 diventasse l'anno del riscatto, della saggezza e della verità per tutte le antiche ingiustizie mai corrette. Vorrei che il 2010 vedesse la fine dell'imbecillità al potere. E soprattutto vorrei essere sicuro di poterci arrivare al 2010. Auguri a tutti.
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I morti che resuscitano

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Si tratta del modo in cui alcuni si sono autonominati portatori di verità.

Ricordo bene quell’espressione “unto del signore” con cui il primo ministro attualmente al governo disse di sé in più occasioni. Occasioni pubbliche.

Mi stupì il fatto che nessuna delle voci vaticane insorsero gridando alla blasfemìa. Non ci fu un solo prete che ebbe il buon gusto di richiamare il piccoletto di arcore e fargli notare l’enormità delle sue parole. Preti troppo occupati in altre faccende affaccendati? può darsi visto come sono andate poi le cose oltre Tevere e dentro i palazzi del potere.

Ma poi lo stupore divenne rabbia crescente.locandinapg41.jpg

Un bieco e sudicio personaggio prima, un secondo simile individuo poi e molti altri seguirono. Tutti alla corte del piccoletto di Arcore. Tutti infognati nella stssa orgia di potere. Tutti convinti della loro impunità. Tutti cadaveri. Morti che si muovono attraverso la storia recente del Paese.

E altri morti ad essi fecero eco. Altri inconsapevoli morirono dietro alla faccia da ebete delpiccoletto di Arcore scambiando il ghigno per sorridente euforia. Morirono nell’anima. E votarono anche per ratificare definitivamente quella morte che liavrebbe accompagnati fino ai giorni che si stanno vivendo adesso.

Una morte per loro definitiva. Il tempo che hanno buttato via per credere alla parole del piccoletto di Arcore non l’avranno indietro.

Ora ci sono morti e feriti. i secondi vorrebbero seppellire i primi.

Fabbriche chiudono e genti non hann lavoro. Giovani e meno giovani si guardano la punta delle scarpe e non sanno cosa faranno quando diverranno grandi. Donne e uomini e bambini diventati tutti carne da macello per l’ingordigia di un famelico piccoletto domiciliato ad Arcore che è riuscito a trovare albergo nel cuore di molti sprovveduti.

dittatura1.jpg        Che si aspettavano che facesse il piccoletto di Arcore quando sono andati a votarlo? Si aspettavano di diventare ricchi come lui, o almeno un po’? Si aspettavano di non pagare più le tasse? Si aspettavano di tenere ontani i comunisti? Si aspettavano di veder spuntare piante di denaro in ogni giradino? Si aspettavano miracoli come quelli promessi dalla Chiesa complice e becera?

Si aspettavano vie lastricate di fiori e perle? Ponti sull’infinito? Treni in orario. Aerei padroni dei cieli? Case prme e seconde e terze senza spese?

Che cosa si aspettavano di ottenere da un personaggio come il piccoletto di Arcore?

Certo che farsi abbindolare da un sorriso, qualche barzelletta sconcia e un po’ di cerone è proprio da mentecatti.

Allora il ragionamento si potrebbe spostare sul popolo. Non sui singoli. Ogni singolo sa bene quali siano i propri limiti anche se mai l’ammetterà pubblicamente, magari per vigliaccheria o solo per dabbenaggine.

Allora si tratta d’altro. Si tratta di ignoranza. Profondissima ignoranza. Ignoranza di base. Elementare. Non solo mancanza di nozioni, scolarità isignificante, e scarsezza di letture. Qui intendo l’ignoranza profonda della mente. Primitivismo in crescita. Non solo non so nulla ma credo che se ci fosse qualcosa da sapere il piccoletto di Arcore me lo direbbe. Ecco faccio ciò che mi dice. Così è tutto più semplice. E poi nessuno dice il contrario quindi deve essere vero.ceb3a1cf051a9cf66633bfd8d0d9bad91.jpg

E qui l’altro aspetto del problema ignoranza. L’ignorante profondo non è capace di capire che se nessuno dice il contrario ci possono essere solo due spiegazioni: o a quelli che dicono, o potrebbero dire, il contrario viene negata la parola, tappata la bocca, censurato il pensiero. Oppure la propaganda è talmente martellante e pilotata costantemente, che si impedisce di pensare a chiunque abbia voglia di farlo.

Ho rivisto il filmato di un incontro scontro televisivo tra un signore logorroico dell’insulsaggine verbale e una signora messa lì solo per la sua capacità di stare in TV solo per farsi insultare.

Il signore logorroico è il ministro La Russa. Signore e padrone del verbo da caserma e el pensiero archetipo da primate. La signora invece è la simpatica Bindi che non è capace di mostrare il buon senso di scegliere un altro mestiere o almeno di rifiutare di andare in tv a cercare di parlare con un primate. Ma l’ha capito che con i primati non si può parlare? Si può solo discutere animatamente. Io direi che si può solo dar loro una banana se diventno aggressivo.

Ebbene. Ad una domanda della Bindi (domanda semplice in fondo: cosa vuole fare il governo per tirare il paese fuori dalla merda incui l’ha cacciato) il La Russa non risponde, no sa o non vuole. Parla d’altro, con il pretesto di difendere la stessa Bindi da un presunto cattivo comportamento dei suoi ex compagni di partito, la offende in ogni modo, copre d’insulti e parla addosso a chiunque lo interrrompa per fargli notare che la domanda è rimasta senza risposta.

Il comportamento descritto non è solo intollerabilmente intollerante. E’ soprattutto il comportamento di una persona ignorante. Ad una domanda si risponde. Se non si sa la risposta lo si ammette. Ma menare il can per l’aia cambiando registro, argomento e tono, spostare l’atetnzione, confondere le acque, disrtarre l’uditorio dal vero oggetto della tenzone è solo una cosa da vigliacchi, ed è in perfetta sintonia con gli insegnamenti del piccoletto di Arcore.

La Russa è solo un bravo allievo o è uno studente dotato di ineguagliabile talento per la difrfusione dell’ignoranza?

Propendo per la seconda.                                                                                                        assolutismo1.jpgIl potere

L’amico


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Era un amico, lo ricordo bene quello che mi raccontava.

Gli avrei anche affidato i miei pensieri

ma sbagliavo.

pensieri affidati

in mani sbagliate, messi a nudo sotto uno sguardo fasullo

pensieri buttati via

semplicemente perduti per sempre bella20catene1tc.jpg

E’ questa la peggiore di tutte le azioni

che si possano fare

Affidare i propri pensieri

a qualcuno che mai saprà ricordarli. tumblr_l0cb8thppo1qzisk9o1_500.jpg

Ancora un esempio edificante


Eccolo il migliore e più educativo degli esempi:

una burletta di premier che da anni fa molti danni

un governo che al seguito gli si pone

ma solo per far scempio con lui si dispone.

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Nell’immediato sono pochi a ringraziare

ronzando come zanzare in lercia palude

Qualche padrino e ogni altro malandrino

che con quella canaglia spesso collude

senza timore senza pudore nel proprio mirino

ai molti sciocchi che a bocca aperta si fanno umiliare

questo ladro governo sembra solo un tiro mancino.

dorme.jpg

Passerà si dice in ogni luogo, prima o poi passerà.

Forse è vero ma quante macerie esso lascerà?

E chi poi potrà trovare forza e voglia di rifare

con pazienza una storia e una nazione tutta nuova?

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Non rimane che sperare che almeno allora

l’incivile protezione se ne stia lontana

In una casa sola dicono ci sia libertà

dalle altre essa se sta ben lontana

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Lo ripeto ancora adesso

molti voti non tolgono di torno alcun fesso.

Non c’è futuro per la celtica padana stirpe


 celti070.jpg  La celtica stirpe ha lasciato solo delle tracce di DNA nel mondo come ogni altra stirpe

Non ci può essere alcun futuro tra coloro che oggi si chiamano celti. Alcuni oggi si fanno chiamare anche “padani” ma ovviamente non sanno quello che dicono.    Ma soprattutto non sanno dire quello che vorrebbero dire per povertà di parole e scarsità di linguaggio. Non sono nemmeno lingue antiche riportate invita sono solo forme sincopate di un dialetto diventato, col tempo, brutto e storpio.

Peccato davvero. I celti erano guerrieri, alquanto violenti e attaccabrighe, ma era gente che aveva un onore e una dignità da difendere 

La linea temporale va in una sola direzione. Anche la linea evolutiva va in una sola direzione e quindi, a meno che non si verifichino situazioni del tutto anormali e imprevedibili, quei concittadini che oggi a tutti i  costi vogliono dichiararsi eredi dei Celti sono destinati ad essere perenne minoranza.

E le minoranze si difendono fino allo stremo per non sparire. E diventano cattive.

guerrieri.jpg        Il terzo mondo avanza. Che piaccia o non piaccia alla celtica e padana stirpe. Si potranno fare leggi e si potrà fare secessioni a catena. Ma il numero sovrasta. La fame pure. bambini-malati.jpg

L’universo culturale dell’occidente è destinato a diventare un miscuglio di elementi inestricabili, senza soluzione di continuità. I celtici padani saranno minoranza come i valdesi, come i sinti, come i rom… Essi dovranno arroccarsi autoghettizzarsi. Come hanno fatto alcune micro comunità in Valsesia che esistono solo per i turisti alla domenica e vendono taglieri di legno intagliato e carne seccata con il sale.

Gli ariani non esistono più da quando furono annientati da un papa matto (uno dei tanti) e guerrafondaio (come molti) un millenio addietro. E poi ci sono gli emuli che vogliono far rivivere storie che solo loro conoscono perché se le sono cantate da soli.

  odin-la-mitologia-nordica1.jpgIl mito sopravvive sempre alla realtà ma non riesce mai a sovrapporglisi.

Il mondo è dei meticci.

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Tempi di vacche magre, anzi macilente


Ci siamo. Quello che i meglio informati e i più attenti osservatori temevano sta accadendo.La fame si profila all’orizzonte e tutti si affrettano a  prendere “irreversibili” decisioni e a promuoveretumblr_l0jqkmz7jv1qaiyl9o1_500.jpg

inaudite forme di protesta. Il governo (ma soprattutto i suoi triumviri Berlusconi, Tremonti e Barbetta - non oso pronunciare il suo nome che mi viene male) stanno varando la finanziaria lacrime sangue e presa per il culo.   Vediamo di riepilogare brevemente. Un signore ricco da far schifo, e non certo per suo merito,  si permette di suggerire linee di condotta economiche ad un intero paese che ha contribuito fortemente, negli ultimi quindici anni, a ridurre in  miseria.

Un altro signore che non azzecca una che sia una previsione economica degna di questo nome, un miserevole personaggio che in tempi non sospetti faceva le pulci ai ministri solo per propaganda leghista ma non certo per esigenze sociali. E ancor meno di economia sociale.Un terzo signore che non riesce a capire la differenza tra bene e male, così come non riesce a capire la differenza tra il confine di casa sua e il  proprio vicino di  condominio (ma forse non abita in condominio) e un confine tra Siria e Israele. Sembra che gli abbiano chiesto di fare una capatina in Cisgiordania, giusto per capire cosa fosse e lui abbia declinato l’invito sostenendo di non avere maglie di lana abbastanza pesanti per la notte.

Ma ha trovato il modo di spillare soldi a tutti gli italiani per pagare stipendi d’oro ai suoi prezzolatissimi militari salvatori dell’onore patrio.

assetto-antisommossa.jpgLe carceri traboccano di clandestini, per lo più morti di fame. E i corridoi del Palazzo traboccano di mangiapane a ufo,  che si rimpinzano con il sangue di tutti. Sia quelli che hanno votato “pro” che quelli che hanno votato “contro”. Vampiri in giacca e cravatta, qualcuno anche col cerone.

Largo ai giovani e uno dei soci del presidente ha un figlio.

alieno_neonato.jpg e ogni scarrafone è bello pa’ mamma soia

Egli è un vero recordman nessuno più di lui conosce il significato della parola insistere. Egli ha fatto suo il motto “insistere, insistere, insistere”. Che poi arrivi fino in fondo non serve e non è necessario.

In prima elementare la maestra ha sentito la mamma che le ha confidato sottovoce: “Sa, è solo per non dare un dispiacere a suo padre che lo porto a scuola… sapesse che pena in casa!  Una vera disgrazia. Non riesco a farlo parlare, non riesco a farlo giocare, non riesco a farlo ridere, o piangere. Non riesce a far la pipi dentro il vasino…” “Scusi, disse la maestra, ma ha sei anni non può stare sul vasino…”


Si signora maestra, lo so, ma lui lo fa per stare in compagnia del padre… non posso mica intromettermi nelle cose di maschi io!”E poi ha provato con le medie. Ci ha impiegato solo cinque anni. Poi lo hanno promosso al secondo cambio di governo. I maligni dicono che i professori erano tutti amici del socio del padre.

Alle scuole superiori le cose sono andate molto meglio. L’esame di maturità l’ha ripetuto solo tre volte. Non si sa come abbia fatto a superarlo ma alla fine, a furia di insistere, ce l’ha fatta.Non si sa se lui o il padre o  il socio del padre. Ma qualcuno ce l’ha fatta.Il più famoso pluribocciato d’Europa alla fine si è presentato alle elezioni e sono stanti quelli che gli hanno dato il voto. I soliti maligni dicono che ha avuto il voto di solidarietà di tutti  gli ignoranti d’Italia, i loro figli e i loro nipoti.

Sembra che si stia parlando del Parlamento, delle commissioni e delle lobbies che girano intorno al Palazzo.7_v056.jpgAh saperlo! Questo è un vero sistema per far carriera. Avere un’ignoranza profonda e farsi amici tutti gli ignoranti della Penisola. Si costruiscono affinità elettive in ogni senso.Così adesso pagheremo tutto, lo pagheremo subito e lo pagheremo caro e ce lo saremo anche meritato, diranno gli storici del futuro indicando l’attuale opposizione quale la più trasparente ed eterea forma di contrasto aquiescente al governo.Siamo un paese di morti e non ce ne rendiamo conto.Abbiamo finito di ridere.Un ignorante pluriripetente in consiglio regionale lombardo. Tra una o due legislature lo troveremo  in parlamento certamente come ministro della cultura.etica.jpgChe pena, che indecente vergogna.

Ho un “ma” che mi preme …


Ecco, il mio “ma” riguarda il vincolo della “privacy”.

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L’eletto e l’intelletto


Avere  molti voti ed essere eletto non garantisce affatto sull’uso che l’eletto potrà fare del suo intelletto.

papa_berlusconi_i.jpg           A ben guardare un alto numero di voti non sono una garanzia del fatto che un intelletto ci sia e nemmeno mette al riparo dalle idiozie che l’eletto farà o dirà o penserà nel corso del suo “mandato”.

ceto.jpg   non ha fatto in tempo a fare un ritocco e nemmeno un piccolo lifting ….                                                                                                   

 

                                                                                                                                                                             Sentirsi dire che si governa per volontà degli elettori potrebbe essere fuorviante.                          Si dovrebbe dire che si governa per dovere e su mandato degli elettori.                                 Inoltre si dovrebbe dare per scontato che tale esercizio debba riguardare non solo quelli che hanno espresso preferenze ma anche quelli che non l’hanno fatto.

Perché chi governa non lo fa per sé o per i “propri elettori” ma lo fa per tutti.

Chissà se nella realtà è ciò accade.

Ma usare l’intelletto è di sinistra?


La domanda resterà senza risposta dal momento che per dare una risposta occorre avere una qualche forma, anche primordiale, di intelligenza e, all’orizzonte antropologico cui guardiamo, non sembrano scorgersi creature di siffatte doti dotate.

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Ci ho passato una giornata e dopo sono stato invitato a mangiare il pesce.  

E’ passato veramente tanto tempo che quasi l’avevo dimenticato.    

Un’intera vita e un altro mondo e un ricordo non troppo sbiadito di un profumo di acqua stagnante, dovunque l’odore di acqua stagnante.  Me lo sentivo addosso e sugli abiti.

Un peccato che sia l’unica cosa di quel tempo rimasta a galleggiare nella mia memoria. 

Tutto si può fare

002.jpg                Vivere con una donna potrebbe essere un gran piacere. Far vivere una donna accanto a te è una dannazione. La peggior frustrazione è quella che provi quando dopo averle detto quello che è accaduto ti accorgi che hai parlato per niente. Non ti ha ascoltato, più probabilmente ha continuato a seguire i suoi pensieri o a parlare per suo conto. Farle notare che stavi dicendole qualcosa è inutile. Non se ne renderà conto e ti rimbeccherà dicendo che non hai ascoltato nulla di quello che ti raccontava.2.jpg                                  Farle notare che anche tu stavi parlando è l’innesco di una detonazione.                                                              Non l’ami più come in principio. Il che è vero ma non significa nulla. Potresti continuare a viversi assieme tutta la vita senza mai stancarti di lei ma sarà lei a farti stancare di te stesso, perderai fiducia, perderai concentrazione, perderai progressivamente la stima di te stesso. Ti sentirai un fallito. Raggiungerai il punto più basso della disistima assoluta.                                           Prima di reagire.                                             A quel punto avrai solo due strade: andar via o diventare di sale.                        L’ironia serve solo a tratti. L’umorismo affettato anche. La violenza è pericolosa, per te, ma anche per chi ti sta intorno. Continuare come nulla fosse accaduto, come se nulla si fosse spezzato, non serve se non a creare illusioni.Tutto si può fare ma non ricucire una comunicazione interrotta. Se si vuole se ne può aprire un’altra. anteros-e-eros-presentati-a-giove.jpg

donne


E per ora mi limiterò a dire che non cercherò minimamente di allonatanarmi dai consueti luoghi comuni. Non ne vale la pena.  

E poi perché farlo? Le donne invogliano ai un luoghi comuni per definizione. Altrimenti perché parlarne.  

Tuttavia voglio fare una premessa che mi sembra non solo doverosa ma necessaria.  

Non sono critico verso le donne più di quanto non lo sia nei confronti di qualsiasi altro essere umano che agisca anche inconsapevolmente in modo stupido oppure che agisca in modo stupido per scelta.  

Tutti abbiamo diritto ad un po’ di comprensione e a un po’ di attenzione. Ma averne diritto è un conto pretendere la totale e assoluta dedizione è ben altra cosa.Fatte le necessarie premesse dirò delle donne. Sono solo apparentemente fragili. La storia del “sesso debole” è, per l’appunto, una storia. Direi che è una mitologia. Anzi aggiungerei anche che non c’è alcuna forza più dirompente di una donna determinata a creare problemi, a distruggere chi voglia ostacolarla, a ridurre la tranquillità in tragedia quotidiana e ad ergersi a giudice prima e carnefice poi delle altrui debolezze.

Ogni donna sa che ogni uomo ha bisogno di averne un pò intorno. Non ho mai conosciuto un uomo che fosse disinteressato alle donne al punto da poterne fare ameno del tutto e senza ripensamenti. E gli omosessuali?, mi si domanderà. Anche loro hanno bisogno delle donne perché devono avere un metro di confronto psicologico e anche perché devono adeguarsi. Per esempio devono avere un minimo di spazio per spettegolare di qualcosa.

E se qualcuno crede che spettegolare sia un luogo comune tipicamente utilizzato per identificare l’universo femminile ebbene è vero.

Lo è.

E ci sarà pure una ragione.Il fatto abnorme è che i luoghi comui sulle donne sono elementi di prova e non atti di denigrazione o di diffamazione.Vero che lo sono anche i luoghi comuni sugli uomini. Assolutamente vero. Ma ora parliamo delle donne e quindi gli uomini li consideriamo come parte della cornice.

 

La suocera.   funnyman_masks_055.jpg

 

 

Essa è una figura mitica. E’ l’elemento unificatore tra il male trascendentale e l’ostinazione cosmica. Essa vive in funzione del danno che riesce a provocare nella “nuova” famiglia che pure ha contribuito a creare. Ella “deve” creare una nuova famiglia perché ha nei suoi geni la necessità di protendere la specie verso il futuro. La suocera è una categoria dell’arte: si manifesta con tutti i risvolti dell’orrore in forma artistica e non importa quale sia l’arte di riferimento.

Cerchiamo di fare chiarezza. Prima di essere suocera è stata bambina, giovane donna, moglie, madre… quindi suocera. Ha attraversato tutta la serie delle formalità creative. Se sia ciò che diventa per effetto dell’influsso del mondo maschilista becero e infantilmente cattivo in cui vive o se invece lo sia per effetto di una forma di volontà creativa del fato non è dato di sapere. E in fondo non interessa saperlo. Tanto saperlo non cambierebbe di una virgola il destino del genero o della nuora.

 La bambina cresce in un ambiente in cui Più o meno ogni cosa le è dovuta.   bambini-01.jpg                                                                La giovane donna si rinvigorisce nella consapevolezza di poter avere gli strumenti per dominare gli imbecilli. Peccato che poi finisce con il credere che siano tutti imbecilli e non riesca più a fare distinzioni serie. La donna, ormai matura, o è già diventata un po’ androgina ed esplicita dominatrice quindi non ha bisogno di un uomo essere umano ma solo di un fuco o di uno stallone per passatempo. Oppure ha fatto esplodere la sua femminilità all’estremo ma deve contenerla entro i limiti della sociale decenza e allora cerca un compagno che diventi marito sperando che sia il meno peggio che le possa capitare.    aphroditeerosscudder-l.jpg                     Tutto il resto è una susseguirsi di adattamenti successivi in cui o riesce ad essere soddisfatta e riterrà convenientemente raggiunta un mèta oppure non è soddisfatta e riverserà tutte le responsabilità sul cretino che le sta di fianco. A lui attribuirà gran parte della sua insoddisfazione, della sua frustrazione, delle sue aspettaative mancate.Intendiamoci. Non che ciò non sia possibile. Certo che lo è. Certo che l’uomo spesso sia un cretino nei modi e nelle scelte e renda la sua presenza pesante e mutilante in una qualsivoglia forma di comunicazione. Il fatto però è che lei poteva anche evitare di affiancarlo. Di stargli addosso, di spingerlo a riconoscerla come compagna.                                                                                   eros.jpg    Voglio dire che non esisterebbero i padroni se nonci fossero persone disposte a farsi schiavizzare.Se è vero, come sembra, che le donne dimostrano alla lunga una maggiore capacità di adattamento e una migliore forza intellettiva come mai restano il più delle volte a guardare?, Come mai si fanno sottomettere, come è possibile che non si liberino del giogo del maschio scemo? E soprattutto, come mai non gli impediscono di esercitare in maniera così dannatamente e perniciosamente dannosa un potere sociale ed economico sull’intero pianeta?      berlusconi-sfiga.jpgCredo che se le cose stanno così non è solo perché gli uomini siano prepotenti, violenti, bruti, stupidamente avidi di potere e immarcescibilmente votati all’autodistruzione. Credo che una buona fetta di responsabilità sia nelle mani delle donne che lasciano fare

Le immagini della mente


Seguire un percorso tra i labirinti della propria mente è un’ambizione indefinibile.pollock.gifSpesso è solo ineluttabile. E’ quello che si prova osservando una grande tela su cui si srotolano intrecci in ramificazioni arrotondate e sensuali. Una sorta di canalizzazione e d’infinite innervature. Trama e ordito di vita interiore, inaccessibile ai più. Speso insondabile anche per chi la vive. Mi ci specchio dentro e mi sembra di annegare. Poi ricomincio a seguire un nuovo percorso. Impossibile. Devo interrompere la sequenza.  Annoto limiti già definiti, come intagliandovi piccoli segni con una lama per ricordarmi di esserci già stato. Recupero una nuova sequenza, la ri-definisco conformandola alla mia condizione di vivente.Mi sembra che vada meglio, mi sembra che funzioni. Quasi fosse un’associazione felice, un richiamo ad un nuovo ricordo, un affiorare di nuovi stimolanti pensieri. L’imprevedibilità diventa quasi piacere e si attende con allegria diffusa il nuovo passo da farsi tra quelle linee di labirinto. Vita. pollock-number-81.jpgPoi di nuovo infelicità, pungente e beffarda che si esaspera nel conflitto tra il desiderio e la sua realizzazione. Tra la voglia di generare e la necessità di non soffrire. Così decido di riprendere il gioco. Voglio perdermi di nuovo nelle spire del labirinto, restare sospeso giocando nell’attesa e nella speranza generata dall’attesa. Così mi perdo tra le linee dell’arte di Pollock. Potrebbero dirsi molte cose sull’arte di Pollock. Per esempio che è stato un maestro dell’espressionismo astratto. che il suo dripping è d’una immediatezza che solo l’istante d’una follia disperata riuscirebbe a generare, che il suo agire artistico rinvia, senza soluzioni di continuità, ad un percorso che Joyce potrebbe riprodurre con  il suo flusso di coscienza dove le parole non hanno più un significato unico. Si rianimano di sequenze di significati inscatolati gli uni negli altri rinviandosi l’uno all’altro. Si potrebbe dire di Pollock che la sua è un’arte costruita con un deflusso di coscienza espresso con intenzioni provocatoriamente contraddittorie.

Espressioni solo apparentemente contraddittorie però. L’artista amava ripetere che “se tu dipingi il tuo inconscio le fiugre devono per forza emergere“. Una specie di lucido delirio sembrava padrone del suo fare artistico.pollock-1.jpgE ancora altro come la sua voglia di “star dentro il quadro”, girarci intorno, dosare il colore e le sue mescolanze da lasciar sprofondare sulla tela. Nulla è veramente come sembra e nemmeno casuale nell’arte di Pollock. Forse Harold Rosemberg, conversando con Pollock nel 1949 intuiva soltanto che l’action painting di cui lui parlava, altro non era che l’univa salvezza alla frustrazione interiore, una fonte di magia capace di far sopravvivere un’anima al disfacimento del corpo.


 pollock19481.jpg

Eppure non mi sembra il modo giusto per accostarsi alla sua opera.

 

Se mai è esistita una forma di “opera aperta” questa la si può esemplificare con le realizzazioni di Pollock. Egli sembra aver conquistato la forza di poter definire l’indefinibile. Come le narrazioni sull’insensatezza del presente di De Lillo, oppure come le inafferrabili sequenze dei piani narrativi di un regista come Quentin Tarantino.

 

Pazzia forse.

 

Qualcuno l’ha sospettato e l’ha anche scritto. Qualcun altro ha sdegnosamente arricciato il naso di fronte all’inestricabilità d’un linguaggio incomprensibile, irriducibili a schemi decifrabili.

 

Ma nessuno ha osato distogliere lo sguardo. E’ lo sguardo che conta.

 

L’intensità con cui lo sguardo si posa sull’opera, la fissità che l’opera riesce a generare, come fatale attrazione, affascinante e ineluttabile destino, come uno schianto contro un muro guidando da sfiniti e ubriachi nella notte.

 

Pollock rinuncia alla consapevolezza razionale. Sembra che non abbia alcun desiderio di rappresentare qualcosa ma solo l’agire. O il suo agire. Di definire sé stesso mentre vive il desiderio di fare l’opera. E’ l’atto stesso del “fare” che è il momento più facilmente semplificabile del fare artistico. E, a ben pensarci, non potrebbe essere diversamente,

 L’anima non è candida. L’arte non  è finita se non quando la si vuol chiudere nella sola sua rappresentazione formale.

L’abito, la forma, l’involucro altro non è che la guaina di un contenuto. Attraverso essa il contenuto si valorizza, si mostra al mondo. Diventa oggetto storico e accoglie in sé la temporalità del divenire qualcosa nella mente di qualcuno nel preciso momento in cui qualcuno la osserva, e ne prende possesso.

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Libertà


Libertà.

Parola carica di infiniti riporti simbolici.y1po7aelgtbovdn0x5wulksmdxqhc4pljrypwziqpnal374xtd67f3xdptf63qjpl_uuowuryvgm4g.jpeg

Un orizzonte perennemente inseguito da innumerevoli naviganti, a volte temerari, a volte calcolatori, a volte solo illusi.

Libertà è solo una cosa, credo.

La possibilità mai negata di scegliere la propria strada, la possibilità illimitata di decidere per sé stessi. La possibilità di avere la certezza che ogni scelta fatta in questa dimensione irripetibile sia una scelta fatta per propria volontà.

liberta-di-stampa.jpg      Una società, antica, moderna, legata, sciolta, antropologicamente evoluta è solo una società che riconosce ai propri membri la possibilità di scegliere senza per questo condannarli se non si allineano.

In qualche modo la filosofia civile che prendeva vaghe forme nella Grecia del IV e III sec. e.a. nasce proprio intorno a tale contenuto.

Troppo ardito e lontano per definirlo allora.

Ma estremamente pragmatico per comprenderlo oggi.

Ciò però implica una inopinabile e inarrivabile misura d’eccellenza nella cultura complessiva, nella società come struttura multiforme e autoriproduttiva e tale che ad ogni suo membro sia riconosciuto il diritto di sbagliare e il dovere di pagare l’errore con la stessa facilità con cui gli sia riconosciuto il diritto di essere felice e di godere sei suoi successi.

Nell’anarchismo utopistico di Enrico Malatesta esisteva questa stessa idea.immagine-articolo-liberta.jpg

Mal nutrita dalle ingiurie dell’epoca ma comunque perfettamente comprensibili anche oggi da qualsiasi amante del buon senso.

Il vero problema nasce dalla competizione. Quella economica innanzi tutto. E via via tutte le altre forme di competizione e per tutti i motivi che le determinano.

Lo scontro implica la sopraffazione ed essa trascina dietro di sé lo scherno, il biasimo, l’umiliazione, l’isolamento. A loro volta queste forme materiali del comportamento si trasformano in rivendicazione, in ansia, in vendetta, rivalsa, aggressione.

La catena delle successive forme di reazioni è inarrestabile.

Il meccanismo innesta un sistema di regole codificate che si sedimentano a seconda dell’esercizio di potere che si stabilisce.   

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Nel sistema bizantino del nostro Paese, in cui nessuno si fida del prossimo ma nessuno lo vuole ammettere apertamente per timore di vendette o per l’incertezza di un futuro ausilio negato, ecco che le forme della sopraffazione hanno raggiunto la loro cristallizzazione più evoluta. Una struttura sociale in cui la libertà è una parola vuota, in cui la scelta è relegata solo a individuare la via meno dolorosa per arrivare al domani, in cui esiste la diffusa convinzione che chi è nato povero potrà al meglio morire di noia e al peggio finire in un ricovero per reietti mentre chi è nato ricco non potrà che mantenersi tale ameno che non  sia pazzo e autolesionista nei gesti e nelle azioni.

Un Paese sano culturalmente e socialmente non può fare altro che consentire che ciò si realizzi. 

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La protezione è sempre civile?


La questione appare irritante. Persistentemente irritante. Qualsiasi congettura sarebbe inutile perdita di tempo se non potesse tenere conto di almeno due elementi concomitanti.

Da un lato le disgrazie, le calamità naturali (che naturali non sono), la ferocia degli elementi (che però non sono feroci essendo del tutto indifferenti in quanto  elementi e non entità pensanti).

Dall’altro la concreta possibilità di ritenere che ci sia qualcuno in grado di evitare le disgrazie, le calamità naturali (che naturali non sono per nulla), la ferocia degli elementi (…).cuore.jpg    3los_angeles_usa_v0.jpg     2soluzionicrisi.jpg

Ho detto elementi concomitanti ma in realtà non sono per niente tali. Sono, anzi, dissonanti. Tuttavia si ritiene doveroso dire alle persone che la Protezione Civile sia cosa utile perché consente di evitare disgrazie, calamità ed elementi inferociti. O almeno consente di mitigarne gli effetti.

Ovviamente mentono coloro che propinano simili stupidaggini. Ma si preferisce ascoltare menzogne piuttosto che ammettere la realtà pragmatica e assolutamente inevitabile.

Le disgrazie-calamità-elementi feroci ecc altro non sono che forme espressive con cui l’ambiente ci fa sapere che ciò che l’uomo costruisce è irritante. Anzi  non solo irritante ma addirittura pernicioso.

Montagne che franano. Immagini impressionanti di pezzi di montagna che trascinano a valle villaggi e strade. Fiumi che si portano via pezzi di città, ponti, navi e qualsiasi altro si trova sul loro passaggio. Litorali che sembrano annichilirsi non appena i marosi montano in tempesta.

E quando tutto si acquieta cosa resta?  lavoratori.jpg Tagliare un po’ di teste a caso per dimostrare la propria professionalità e nascondere la propria incompetenza…

Cemento, pezzi di cemento, mattoni sfaldati, fasciami di legno marcito, fibre di vetro, materiali plastici che non hanno retto, cavi in ferro, conglomerati e collanti ormai scollati. E ogni altro tipo di rifiuto prodotto a maggior gloria di una civiltà che mangia sé stessa giorno dopo giorno.

E la Protezione Civile? Cosa c’entra?

Nulla.

Semplicemente non c’entra.

La Protezione Civile non c’entra perché non può proteggere nessuno. Semplicemente non lo può fare perché allo stato attuale niente e nessuno è in grado di prevedere dove e come accadrà la prossima disgrazia-calamità-ferocia-elementare…

Allora cosa fa?     berlusconi-sfiga.jpg Ognuno ovviamente fa quel che sa fare meglio

Mette in mostra i muscoli dopo che il dramma s’è compiuto. In altre parole è uno strumento di propaganda politica per salvare il culo al ministro di turno. Il quale immancabilmente si farà fotografare in giacca fosforescente ed elmetto di plastica gialla con lampadina incorporata di fianco ad una tenda tra visi stravolti (ma accuratamente scelti da addetti al casting) di naufraghi, terremotati, scampati e sfollati.

E alla fine la Protezione Civile porta tende, porta acqua, porta birra, coperte, pentolame, piatti di plastica, stufe a gas, termoconvettori, compressori e pale meccaniche, jeep e trattori e altra paccottiglia che serve solo a far tirare il fiato ai poveracci che hanno fatto i conti con madre natura.

E che altro può fare?    932035-20060928-screen001.jpg

Può fare in maniera organizzata ciò che centinaia di migliaia di volontari fecero spontaneamente e senza tanti fronzoli quando l’Arno fece i capricci e rase al suolo Firenze.

Allora non c’era la Protezione Civile e c’era tanta, ma tanta più speranza di sopravvivere a noi stessi.

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