Qualcosa di oscuro
Scritto da GUNNAR il 28 Febbraio 2009
Ho letto alcuni blog (oltre il mio) e ho scoperto che è ricorrente il ricorso ad una sorta di anestesia erotica. Come se agli autori piacia molto narcotizzarsi raccontando del proprio intimo erotico.
Qualcosa di oscuro e perverso li anima. Qualcosa che suggerisce un disagio inconsapevole verso l’esistente e gli esseri umani in genere.
Ma in essi si nota anche un tergiversare incrociato tra uomini e donne. Le donne parlano male degli uomini ma soprattutto delle donne stesse. E gli uomini fanno le stesse cose in maniera inversa.
Uomini che parlano con perfidia di altri uomini. Donne che perfidamente stilettano altre donne.
Il loro ego viene smascherato sempre, le uniche verità in fondo riguardano proprio la loro esistenza, quella raccontata e quella lasciata alla fantasia dell’incauto lettore.
Riversare sulla carta virtuale le proprie angosciose e mal nascote somme di errori, di rimpianti, di paure e di emozioni altro non è che l’esercizio di una ricerca infinta. La ricerca della comunicazione che non si riesce a compiere. Il riempimento di un vuoto, la copertina accogliente dentro cui nascondere la propria solitudine profonda.
Succede anche a me? Certo che succede. Si tratta di averne coscienza e maneggiare il presente senza conderarlo come l’esito di un fallimento.
E se fosse, invece, proprio l’abito elegenate che ci si mette per il proprio funerale?
Chissà.
In questo caso l’eleganza non sarebbe di fatto proporzionale alla disgrazia.
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