LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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  • Dopo l'incubo ecco la realtà

    Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro. Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli. I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili. Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte. Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
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  • Senza storia ma libero

  • Il tempo sta per scadere

    Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso. Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca. Molto divertente vederne saltare i pezzi.
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Archivi per Marzo, 2009

quando le donne fanno la ruota

Scritto da GUNNAR il 29 Marzo 2009


Gruppo di lavoro:

  1. Un dirigente (che chiameremo Direttore)

  2. Una “funzionaria” di rango indispensabile (che chiameremo Indispensabile) (ma potremmo chiamare “prima Donna”)x1pcjqddvowrmkn3rx4rt0jm6txas21.jpg

  3. foto-erotica-francia1.jpg        Una “dottoressa” (che chiameremo Dottoressa) che non sa fare assolutamente nulla ma dice di essere esperta di comunicazioni e sta in piedi di notte per dimostrare, durante il giorno, che sa quello che dice, insomma deve ripassare la parte. (La potremmo chiamare seconda prima Donna)

  4. Una “consulente” (che chiameremo Consulente) che non appartiene al sistema, nessuno sa dire come sia finita lì e neppure ci si spiega il perché. Però sembra che sappia destreggiarsi molto bene tra le faccende misteriose. E’ l’unica che parla e nessuno la rimbecca, ma solo perché non sapendo chi sia effettivamente il suo mentore nessuno osa rischiare.                                                                                                         E, d’altro canto, o dice cose assolutamente sensate e quindi non genera conflitti oppure dice cose che nessuno capisce e quindi nessuno vi dà peso.                                             Lascio al lettore il piacere di scegliere.manara2xq1fi6.jpg

  5. Un Funzionario (che chiameremo funzionario) che ha molte cose da fare molte responsabilità e nessun riconoscimento. (Potremmo anche chiamarlo sfigato).                      rifatto02.jpg

    Argomento fondamentale è la procedere alla definizione di una presentazione di un progetto. Presentazione che sarà resa pubblica nel corso di un incontro a inviti, in una sala attrezzata allo scopo, ad altre persone che dovranno decidere se accettarlo o rifiutarlo.

    Ne va del buon nome dell’organizzazione (che chiameremo Organizzazione)

    “Sono impressionanti le donne che fanno la ruota…” penso e mi ritengo quasi fortunato a non averne intorno. In effetti a nessuna viene in mente di fare la ruota con uno sfigato senza potere e politicamente scorretto. Ma non ha molta importanza. Se pure qualcuna pensasse di pavoneggiarsi con me penserei di lei tutto  il male possibile e la riterrei un’oca del tutto priva di connessioni neurali dignitosamente orientate al miglioramento della specie.

    Comunque è un dovere rilevarlo anche perché ci si possa ragionare su senza acrimonia ma con sincero fervore educativo.

2691dd3ad-9c16-4582-8a99-c4b1ca5841a1large.jpgNon è visualizzabile - neppure con il fervore dell’immaginifico poeta - quanto il pavoneggirasi delle donne sia osceno. D’altro canto è anche un incanto osservarle. Ma occorre non farsi coinvolgere. Non farsi trascinare dall’emotività, e restare freddi, credetemi, non solo è difficilissimo, ma è anche pericoloso. Si rischia di diventare un bersaglio assoluto.

Il bersaglio assoluto altro non è che un puntaspilli. Il cuscinetto dove occorre appuntare ogni spillo prima che ci si possa pungere, ma è anche il legno dipinto a cerchi concentrici di colore diverso su cui sparare le freccette. Oppure il classico tondo bianco e nero su cui esercitarsi con l’arco e le frecce. Ma potrebbe essere la sagoma perfetta per provare le proprie capacità balistiche con una 45 magnum… Chissà. Non importa: si tratta di un bersaglio insomma.

E i bersagli, come è risaputo, finiscono distrutti.

 

Immaginiamo la situazione: C’è il gruppo di lavoro, la Prima Donna, La seconda Prima Donna, il direttore. Dentro il gruppo di lavoro ci sono persone che hanno un cervello. Ma non si mettono in mostra troppo per via della paura di diventare bersagli. D’altro canto mostrare di avere cervello a nessuno conviene: sarebbe come invitare la Prima Donna e la seconda Prima Donna a d armarsi di freccette avvelenate. Sarebbe una provocazione.   


  


 Orrore.   

Non deve accadere. E non accade.             Almeno per un po’.           Il fatto realmente saliente consiste nell’accesso alle informazioni. Si presume che ad un tavolo di lavoro dove tutti i convenuti son più o meno chiamati a decidere il livello di informazioni sia uniformemente distribuito tra tutti i partecipanti.                           In realtà, e nella nostra simulazione è esattamente ciò che si verifica, accade il contrario. Alcuni hanno informazioni sicure e di prima mano altri nonne hanno di prima mano o non ne hanno affatto. E se qualcuno ne ha non è  possibile giurare sulla sicurezza.             bocca_verita1.jpg                 Così si va avanti a parlare per almeno un’ora prima che si capisca che le decisioni sono state prese altrove e molto prima… e che diversi convenuti possono anche considerarsi superflui anche se, per un inspiegabile amore per l’esteriorità del decoro, si fa finta che tutti siano effettivamente coinvolti in ugual misura.   La Prima Donna e la seconda Prima Donna in realtà godono di favori del tutto diversi dagli altri. Esse per l’alto dirigente sono “l’efficienza” che a lui è sempre mancata. Queste donne che fanno la ruota come pavoni in calore lo sanno istintivamente e se non fosse così non sarebbe tanto facile per loro manipolare la mente indifesa di un uomo ormai ridotto a un produttore di incarichi per poter arrivare a fine giornata senza essere trasformato anche lui stesso in un puntaspilli.            Comunque quella riunione si è trasformata in una ricerca veloce di un capro espiatorio e di un salvatore che potesse rimediare ai danni fatti dal capro espiatorio.

E così è stato.

 

sito21.jpg  Nessun “intervento” fatto dallo Sfigato è stato  portato a termine dovendosi ogni volta interrompere per lasciar spazio a commenti o puntualizzazioni del tutto insignificanti, ripetutamente e consistentemente esposte rivolgendosi direttamente al Dirigente. Perché non importa il quadro generale nè serve ascoltarlo e tantomeno si vuole che l’ascolti il dirigente. Dovesse mai trovarlo interessante?                                                                             Assolutamente non deve accadere.       Quindi si interrompe il funzionario di continuo, gli si fa perdere il quadro espositivo d’insieme, lo si infastidisce, lo si vitupera di continuo con frecciatine (il bersaglio) verbali del tutto incongrue e impertinenti. Uno stillicido che induce l’oratore all’errore, magari un piccolo errore espositivo o un errore su un dato, o su una data o più semplicemente un mero scatto di fastidio.         Eccolo preso nella morsa.                             Diventa immediatamente inaffidabile, diventa insicuro, diventa indispettito e aggressivo. In una parola diventa lo sfigato di sempre: da sostituire.                                                               stupido1.jpg      Ed ecco la seconda Prima Donna farsi avanti. Un duetto affabile tra le due, degne di una commedia shkespeariana, un fenomeno di arti sensuali e stregonesche che, se la profonda “ratio” del nostro sfigato funzionario non avesse faticosamente il sopravvento sulla rabbia che monta, gli farebbe gridare vendetta utilizzando la brace come unica arma di rinnovata purezza.

                                                                                                                                                                                                         21arr4.jpg21arr4.jpgworkno217.jpgworkno217.jpg2760031038_879cfa59cb1.jpg2760031038_879cfa59cb1.jpg


  

 


 

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Ricostruito il tempio

Scritto da GUNNAR il 29 Marzo 2009

                    berlusconi66.jpg  Il tempio è stato definitivamente eretto. Ogni dubbio sembra essere spazzato via.Folle di schiavi sono state utilizzate per costruirlo. Vi hanno partecipato malvolentieri, ma vi hanno partecipato fino alla fine, convinte da buone e ispirate parole oppure da sacre e petulanti prediche. Qualche volta parole e prediche sono state accompagnate da più convincenti bastonate.Alla fine però, secondo i posteri, ne è valsa la pena. Il tempio s’è eretto in tutta la sua maestosa grandezza. I marmi ne hanno reso lo splendore incantato, ne hanno dissipato le tenebre con il loro bagliore.Tutto è più luminoso adesso. Sul monte il tempio ospita una sola persona. Da essa promana l’intera felicità della conoscenza che si diffonde a pioggia sulla circostante valle affollata di perduti viandanti in cerca d’una strada o di una meta da raggiungere.515643la-grande-muraglia-cinese-pechino-cina-posters.jpgLa visione del tempio mi ha accompagnato per una intera giornata impedendomi qualsiasi altro atto di concentrazione. In cima vi vedevo “lui” e poco sotto i suoi sacerdoti: quelli veri, con la tonaca e con la tiara, e quelli finti, con la cravatta, la giacca abbottonata e la faccia ispirata.Li ho enumerati e ho scoperto che a mano amano che dal tempio in alto e isolato si scendeva a valle la radiosità degli sguardi diventava sempre più opaca, sbiadita, direi inebetita.Bestie. Ho pensato. Ma non capite che è un imbroglio? Il tempio è un imbroglio, urlavo e indicavo la cima radiosa e splendente. Quello vi sta fregando, dicevo alle persone che urtavo camminando convulsamente tra la folla adorante. Vi sta uccidendo la mente. Ad uno gli ho puntato gli occhi diritti in faccia e gli ho detto che aveva il cervello fritto. Gli ho urlato di svegliarsi, l’ho scosso con violenza ma non c’è stato nulla da fare. Un sorriso beota e uno sguardo incredibilmente vuoto mi ha riportato alla certezza.Adesso mi sento solo, abbandonato e impotente. Ovunque mi giri non faccio altro che incontrare brutture e miserie. Questo mondo è diventato una fogna.Chi ha detto che la legge è stata voluta dagli uomini saggi per governare altri uomini per renderli saggi? E chi ha creduto che una democrazia potesse sorgere sulle ceneri di una dittatura stupida e corrotta?Chi ha avuto il coraggio di pensare che ogni essere umano ha una sua dignità da difendere e una sua esistenza da vivere, una propria autodeterminazione da mantenere.Altrove nel mondo ci sono luoghi in cui la vita non vale granché. Il lavoro è pagato con ortaggi e la civiltà sembra essersi arenata su una spiaggia vecchia di qualche secolo.Ma ci sono anche luoghi in cui ogni essere umano ha trovato una sua dignitosa collocazione, sa cosa gli accade intorno e sa perché ciò accade. applausi_2.jpg                                                                                    Sono luoghi in cui la ragione ha preso il sopravvento sulla barbarie.Sotto questo tempio sacrale non c’è nulla di tutto ciò, nulla da difendere, non la ragione, non la dignità, non l’intelletto, non la vita vissuta o da vivere.Qui si difende solo la stupidità corrotta e blasfema.A quando un sacerdote sommo e incartapecorito cingerà la corona del pontefice e benedirà folle di ebeti contenti in viso e morti nell’anima?A quando tutti saranno felici di vivere alimentati da un sondino e lontani da problemi e da fastidi ai quali penseranno devote e disponibili sorelle di fede?   sexy_woman09.jpgA quando il prossimo olocausto per difendere il tempio di marmo e oro?

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del matrimonio e dintorni

Scritto da GUNNAR il 23 Marzo 2009


“La vita è tutto quello che succede

mentre noi parliamo d’altro”

(Oscar Wilde)                                                Giovanni Segantini 

Conoscersi è una sorpresa.

Incontrarsi è intrigante e appassionante.

Riconoscersi è un piacere

che non si riesce a dire.

Frequentarsi è come fare un progetto

e accettarsi è una specie di collaudo.

Dopo c’è… il vivere insieme.

A volte si chiama matrimonio.

Ed è il principio di una strada

che pensiamo di saper percorrere bene

anche ad occhi chiusi.

È una strada fatta d’abitudini

e gesti ripetuti

a volte fino alla noia.

Ma è la sola che possiamo percorrere

anche parlando d’altro.

                                                                                                                                                                                                                                                    GC 2005 

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Il consumatore

Scritto da GUNNAR il 20 Marzo 2009

fiore_blu_g1.jpg       Vorrei limitarmi a fare alcune considerazioni che vorrei definire, mi si perdoni l’ardire, di tipo etico.            Dunque il consumatore.Costui è un personaggio che esiste solo nel mondo del mercato. Dove il mercato impera anche il consumatore ha una sua collocazione. E’ la richiesta del consumatore che fa la differenza di prezzo, il numero di consumatori fanno la platea della domanda di beni. La richiesta più o meno alta di un bene fa il suo prezzo più o meno alto. La disponibilità più o meno accentuata di un bene rende il suo prezzo basso ma con varianti differenziate solo sulla base della qualità e dall’accuratezza con cui quel bene è costruito (o prodotto o distribuito…)                                                       pia_00231.jpg                                                         Detto in questi termini sembrerebbe semplice. L’azienda che produce un bene di largo consumo per tenersi i clienti non deve far altro che tenerne basso il prezzo e dignitosamente buona la qualità. Poi, se ci tiene molto a conservare i clienti che ha e a far si che essi dichiarino la propria soddisfazione può aggiungere un po’ di valore extra semplicemente fornendo un servizio di assistenza efficiente ed efficace.                                                                            paphiopedilum_callosum.jpg             Cosa accade oggi in realtà?                                                                                                                                 Accade che il cliente non è più un cliente ma è solo un consumatore. Non importa in che modo egli transiti per la via della clientela. Ciò che conta è che egli consumi. In altri termini egli “deve consumare” per poter essere nuovamente cliente. Se così non fosse la produzione si fermerebbe, o almeno rallenterebbe.          Ricorderete quale fosse il cavallo di battaglia del Signor Berlusconi all’epoca di un noto referendum in cui si chiedeva di abolire la pubblicità o almeno ridurne l’impatto? L’argomento era: “siamo televisioni libere e senza canone e pertanto da qualche parte dovremmo pur trovare i  finanziamenti…(leciti?)” Se non ricordo male il referendum finì a favore di mediaset. Pover’uomo, dovettero ripetersi gli italiani, come potrebbe sopravvivere senza la pubblicità e noi come potremmo vivere senza “Drive in”?               E giù voti a favore.                                                              d107_0719.jpg                                                                            A questo punto si ribalta il concetto di mercato e di cliente. In realtà si chiede al cliente: “vuoi tu essere il mio cliente?” se lo vuoi lo sarai alle mie condizioni, se non lo vuoi peggio per te”. tanto di clienti ne trovo altri.                                Cosa si chiede al cliente quando questa premessa è fatta? Semplicemente un atto di fede.                                                                             Il senso è quello fondamentale del padre padrone in versione manager moderno e aperto.                            La formula è semplicissima: “Tu vuoi essere mio cliente, bene. Io ti darò il meglio del meglio che c’è in giro ma tu non fare domande, non avanzare pretese, non chiedere miglioramenti, non far critiche, non sollevare obiezioni e nemmeno dubbi. E soprattutto non fare confronti.                                                              Penso io a tutto e tu vivrai soddisfatto.”                                   fiori_rosa1.jpg                                                                      Al cliente si chiede fede e devozione. Al cliente si chiede più che altro che sia sempre prono (non pronto…).                               Al cliente si chiede la schiavitù dell’anima.                                                                             In cronaca si utilizzano i riferimenti delle associazioni di consumatori, si riportano cifre e dati, ma in realtà il succo è nella frase: “…I clientes latini erano poco più che schiavi, erano i postulanti alla porta di un potente”, da cui il moderno clientelismo. L’etica bottegaia ne riscattò la dignità, il suo primo comandamento, “il cliente ha sempre ragione”, compie cent’anni (il detto lo inventarono nel 1908 Harry Gordon Selfridge, padre dei supermercati britannici, e César Ritz, patriarca degli alberghi di lusso).                                                                                                                                           Si è tentato di smentire Marx: il capitalismo non prevede solo rapporti fra merci, ma anche tra esseri umani. Si è utenti o consumatori di qualcosa (una merce, un servizio), ma si può essere clienti solo di qualcuno. Nel rapporto di clientela c’è quel sovrappiù di cortese gratuità che nobilita lo scambio, c’è il “soprammercato” che costituisce quel capitale immateriale (ma ugualmente redditizio) che si chiama reputazione.”                                                                                                                                                                                                                            big_iris_versicolor.jpgE ci siamo arrivati alla “reputazione”. Che mai sarà la reputazione in un mondo ossessionato dall’ingordigia? La reputazione è una cosa che ha che fare con la dignità, con il senso della dignità, con la faccia pulita che si mostra  in qualsiasi circostanza senza vergognarsene. Qualcosa di molto simile al bushido ancora esistente nel Giappone moderno. Come si sa esso è ispirato ai sacri principi di valori come “onestà”, “lealtà”, “giustizia”, “dovere” e “onore”.                                                                                                Avete letto bene. Onestà, lealtà, giustizia, dovere e onore.                                                                                        Ripeto: avete letto benissimo.                                                                                                                                                        Vi state sfregando gli occhi con il  dorso delle mani?, non ci credete?, avevate dimenticato l’esistenza di  simili parole?                                                                                                                                                         fiori_australiani_7.jpg                              Ecco, a me non riesce di dimenticarle, le considero le uniche parole che fanno di un gruppo di umani - coesistenti e coabitanti - una società evoluta, moderna, democratica e civile.Tutto il resto è paccottiglia, come la pubblicità.

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Eros subliminale

Scritto da GUNNAR il 19 Marzo 2009

6.jpg  Convinzioni piccolo borghesi impregnate ipocritamente di provincialismo bigotto ci inducono a credere che un’immagine possa essere oscena o perversa quando, invece è solo un’idea resa materia. Leggi il resto di questo articolo »

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Alla ricerca di un bisturi.

Scritto da GUNNAR il 10 Marzo 2009


Quello che in realtà si capisce, a scorrere le cronache di ogni giornale informato (e l’aggettivo di per sé già indica una selezione gentile) è esattamente ciò che qualsiasi persona di buon senso potrebbe comprendere da sé.

Il mondo in cui siamo tutti immersi e del quale ci piace credere sia anche il migliore dei mondi possibili è in realtà in “bluff”.2-2la-morte-sceletro.jpg

Appartiene all’immaginario collettivo.

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Il limite

Scritto da GUNNAR il 8 Marzo 2009


 45325mh5modif1hp0.jpg     

 

Il limite sembra raggiunto. non si hanno notizie che ci siano alternative in vista. Il fondo dei fiumi diventa purpureo quando si colora del sangue dei vivi.  a-cerchiata-1967c.jpg                   Ricordate? “lasciate ogni speranza o voi ch’entrate“? Ebbene è esattamente lo stato d’animo che pervade il mio quotidiano vivere. Da una sponda all’altra del mio giorno passo con certezza sempre crescente da una inquietudine velata, ad una disperante immobilità della mente. Sono certo che nulla potrà più tornare come prima.

Non per me.

Non ne sono capace.

E più imbelli e stupidi politicanti d’accatto chiedono sorrisi e allegria e più l’animo mio s’indebolisce e si immalinconisce.                                            Ricordate “ALLEGRIA”? Parola di continuo redenta da quel buontempone di Mike Bongiorno?. Ricordate come fosse divenuta un tormentone per le menti meno accorte? Ricordate come tutti si sentissero più contenti non appena un furbacchione (magari pagato in anticipo, non lo sapremo mai veramente) vinceva qualche milioncino televisivo, ecco risuonare come un’eco quella parola… “ALLEGRIAAAA!” con un roteare di braccia e un ridere continuo di tutti su tutto a rimarcar le gesta epiche di un risponditore (o un a risponditrice… ahi ahi ahi … signora Longariiii ahi ahi mi ha sbagliato la parola della sua fortuna….) in cabina. bocca_verita.jpg

Ricordo bene quel continuo invito al riso, quell’insistere anche inopportuno ma sempre pressante a ridere, a sghignazzare, in realtà. Qualcosa che in sostanza voleva significare una cosa sola: la sofferenza è un’illusione della mente. Bisogna convincersi di essere felici e ciò contribuirà a nascondere la fame, il bisogno, il dubbio, le sensazioni spiacevoli. La maschera è tornata. Metti la maschera del riso e nessuno saprà che dietro stai piangendo. Perché se qualcuno dovesse sospettare la tua sofferenza saresti bandito, allontanato dalla comune. saresti additato come nefando surrogato di mestizia. saresti un portatore di sfortuna.                                                                                                                                                        Bisogna pensare positivo. Non per la forza dell’animo battagliero. Bisogna essere sorridenti sempre e comunque altrimenti si parte sconfitti. E gli sconfitti non meritano la vita.  etica.jpg

Gli sconfitti sono di pelle scura, sono poveracci, dormono sulle panchine e da quelle vengono scacciati, gli sconfitti sono del sud, sono mal vestiti, hanno addosso un odore acre di vecchio e di rancido. Gli sconfitti non hanno la vasca da bagno, anzi forse non hanno neppure il bagno. Gli sconfitti non votano, non lavorano, oppure hanno lavorato e non lavorano più, e non c’è modo che possano riprendere a lavorare perché altri premono dietro per non essere sconfitti anzi tempo.              Gli sconfitti son quelli il cui destino è stato scritto da altri.                 Gli sconfitti sono quelli che sono diversi e che non sanno di esserlo pretendendo uguaglianza e giustizia. Gli sconfitti hanno fame.                                                                    Hanno qualche malattia, hanno bisogno (non importa di cosa). Essi non sanno ridere. Ma come si permettono di chiedere se non sanno ridere.Gli sconfitti appena possono sopravvivono troppo a lungo per essere ignorati e allora per essi si creano appositi luoghi in cui farli stare. Sono Luoghi estemporanei, precari, approssimativi, dove il tempo non passa nel modo giusto. Sono luoghi in cui non c’è storia, in cui non c’è forza vitale.              Sono i luoghi in cui è vietato ridere perché sarebbe un sacrilegio nei confronti di tutti i Mike di questa terra.                 expose1coverhz3.jpg            Il limite è giunto. Ma subito esso si allontana. Sembra che una risata sommergerà ogni cosa. Si dice così in giro.                                                                                                                                                          Un saluto a tutti i critici che hanno una mente dentro cui sorridere.

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Il significato della mano destra e della mano sinistra

Scritto da GUNNAR il 5 Marzo 2009


sito2.jpg          Non riverso parole su questi fogli virtuali da qualche tempo.Le parole hanno un senso, sempre, anche quando sono usate apparentemente a caso.Non è pigrizia il tempo che ho lasciato trascorrere, neppure disinteresse e non ancora ho intravisto vacanze in un prossimo futuro.Motivi a chili mi costringono: lavoro, famiglia e minuzie di varia natura si accavallano le une sulle atre a rendere gonfie le mie giornate in opache fatiche “sisifee”, se mi passate la brutta allegoria, naturalmente.Comunque la stanchezza predomina e non riesco a tenerla a bada.Alcune riflessioni questa sera vorrei anche farle, ora che ho un po’ di calma nella testa. Mi tornano in mente alcune letture recenti e da esse prendo spunto e assunto.Vi si sostiene che siamo merce, siamo diventati noi stessi merce, siamo spersonalizzati, siamo “de-psicologizzati” e lo scopo è solo quello di rendere efficace la nostra esistenza attraverso la mercificazione dei beni e la mercificazione dell’anima. Siamo quello che compriamo e quello che consumiamo.Ma siamo anche quello che di noi riusciamo a mettere in piazza. Siamo anche, cioè, quello che vogliamo far apparire al mondo. Quasi che non aspettassimo altro che compiacere un mondo che, evidentemente, riteniamo molto migliore di noi stessi e da esso dobbiamo aspettarci approvazione. Sembra che sia andato smarrito il “pudore”.caravaggio-boy-bitten-capt3.jpgUn noto sociologo e opinionista lo afferma e lo ha fatto pubblicare su un quotidiano. L’ho letto e ne sono riamsto colpito… Ma ancora non ho deciso in che modo mi ha colpito. Anche se la teoria che vi si afferma è intrigante e sostanzialmente condivisibile. L’intelaiatura del ragionamento è convincente.E, in definitiva, per il modo in cui si sono disposte le faccende del vivere quotidiano, almeno nel nostro paese, non vi sono troppi margini di interpretazione. Quindi perché non prendere per buona quella teoria e provare a vedere se è oltre la condivisibilità teorica per essere considerata reale struttura?

In altri termini perché non accettare che il tempo dell’immaginazione e dell’enfasi per un futuro da realizzarsi sia terminata e sia invece viva solo la necessità di cercare motivi di pura sopravvivenza?In fondo però, qualcuno, molto prima l’aveva già sostenuto che il tempo del mercato avrebbe distrutto il tempo degli eroi.E come si sa gli eroi vivono solo se possono essere simbolo e metafora della rettitudine e della purezza.lacrime1.jpgEssi sono il luogo della giustizia materializzata che consente agli umili di avere la loro dose di riscatto etico e di rivincita sul potere. Ovvio che quando gli eroi si materializzano de facto non sono più tollerati, oppure diventano principi oppressivi e intolleranti.Il mito del buon governo passa attraverso la demitizzazione dell’eroe, ma non attraverso il suo superamento.

L’aspirazione ultima è il benessere dei più (riesce faticoso pensare che possa essere raggiunto un benessere per tutti) ma sarebbe meglio pensare che possa diventare un benessere universale.

E’ così. Almeno nelle buone intenzioni di taluni intellettuali. Sempre loro. Oppure di alcuni di animo semplice.

Quando la forza del desiderio urta contro una ineluttabile realtà contraria qualcosa è andato storto. Ma potrebbe invece essere che è andato tutto per il verso giusto nelle intenzioni di chi voleva attuare il progetto e ha mentito con le sue palesi dichiarazioni.Chissà qual è la condizione che ora stiamo vivendo?Gli eroi oggi li riteniamo esistenti e convincenti oppure sappiamo, perché intimamente convinti, che essi siano sempre e comunque un mito di cui tener conto solo per capire e mai per attuare qualche progetto sociale?Ho la propensione a credere che in molti hanno voluto credere alle buone intenzioni conclamate e non si siano resi conto di quanto fossero intenzioni “turlupinatrici” e false.Errori di valutazione? Potrebbe anche essere.Ma un errore certamente indotto ad arte.E in un Paese in cui la cultura (nel senso della conoscenza solida e diffusa) è solo una vaga idea che non vale come vero e proprio riferimento, neppure statistico, cadere in un simile errore è cosa assolutamente inevitabile.stupido.jpgAllora la domanda che resta è facile: quando accadrà di passare dalla fase “ci siamo forse sbagliati…” alla fase “ci siamo sicuramente sbagliati e bisogna porre rimedio all’errore”?I tempi stanno diventando strettissimi. Per quel che ne so mancano poche settimane.La sbandierata economia concorrenziale del libero mercato non si può verificare con le premesse attuali e a cascata ogni atto “progettuale-teorico” o “pragmatico-istituzionale” dei nuovi “padroni del vapore” non fa che aggravare ulteriormente la situazione.Credo che il futuro che ci viene preparato con tanta meticolosa pervicacia sia piuttosto oscuro e triste. Non ci resta allora che diffondere, almeno in piccola misura, la convinzione che qualcosa occorra fare per invertire la tendenza all’oscurantismo di ritorno che si diffonde. Controbattere alla paura con l’intelligenza del “fare”. La paura del peggio che si potrebbe materializzare e l’ottimismo che qualche possibilità di rivincita dell’intelligenza (appunto) sulla stupidità sia pur possibile.L’alternativa è cadere nei tranelli.Ho anche sentito dire che le regole quando sono condivise lo sono a tal punto che non possono essere più messe in discussione.Non so chi sia colui il quale sia veramente convinto che le regole, per quanto condivise, siano un ostacolo a chi abbia voglia di stare dalla parte dell’impunità, dell’indecente reazionarismo diffuso, dell’ingordigia del capitale finanziario che tutto fagocita, persino sé stesso, persino le buone intenzioni. Non so chi si voglia davvero incamminare lungo la via dell’approssimazione al centro dove per “centro” si vuole sempre e solo intendere coloro-che-persistono-nell’incertezza-e-nell’incapacità-di-scegliere.sinapsi1.jpgNon capisco perché si voglia a tutti i costi imporre una dizione pericolosamente vicina all’ipocrisia, una dizione tipica di chi vuole la moglie perennemente ubriaca e la botte indefinitamente piena. Una dizione come “centrosinistra”. Chissà cosa vuol dire “centrosinistra”. È un’ambiguità strutturale un simile termine.Ma che diamine! Io non ho una mano di centro sinistra e una di centro destra. A meno che non stia pregando alla vecchia maniera.Ho una mano sinistra e una mano destra e scelgo cosa usare quando decido di farlo.Soprattutto scelgo. Gunnar

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Uno stato laico

Scritto da GUNNAR il 3 Marzo 2009

 

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I

l senso di scoraggiamento che pervade larghissimi strati della società civile è divenuto palpabile, come un plasma cremoso che si distende in ogni interstizio, in ogni piega del vivere quotidiano.

Nessuno sembra essere esente dall’incertezza e non si tratta di un’incertezza derivante dal naturale conformarsi di possibili alternative, di possibili scelte rispetto al futuro individuale o collettivo.

C’è nell’aria un profondo scoraggiamento che stringe con forza chiunque cerchi, anche solo per un momento, di vedere soluzioni socialmente accettabili e civilmente praticabili.

Tre sono i temi che procurano frustrazione e confusione: il dissesto economico, il frastuono politico, il disordine culturale.

Uno Stato in cui l’economia sia mal funzionante è già di suo votato al fallimento. C’è un fenomeno che non può essere negato da chiunque voglia vedere i fatti della storia recente con raziocinio e libertà intellettuale.

Si è detto che l’inconsistenza dell’economia del così detto socialismo reale è stata la principale causa della disintegrazione dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Un mito disintegratosi in un crollo tanto improvviso quanto ineluttabile.

Tutto il resto non è che sovrastruttura.

Ma nulla impedisce di pensare che la disgregazione sociale ed economica in cui versa l’Italia oggi sia originata dalla sua insistente e continua marcia verso un futuro sempre più incerto e nebuloso.

Anche in questo caso il resto non è altro che sovrastruttura.seni_2.jpg

Resta solo da vedere quanto di questa incida sul resto e ne condizioni l’evolversi. Il problema rimane aperto.

Uno Stato in cui le voci si accavallano e si confondono in un mare di petulanti polemiche, da qualsiasi parte esse vengano e di qualsiasi natura esse siano, non fanno altro che generare incertezze e confusione, cinismo e malafede, sfiducia, intolleranza e incomprensione.

La “gente” facilmente sente di essere dalla parte della ragione quando pensa alla classe politica come se tutta fosse composta da malfattori.

E d’altra parte come potrebbe distinguere il buono dal cattivo (secondo i momentanei e convenzionali parametri etici in uso), il giusto dall’ingiusto, l’onesto dal disonesto quando ai suoi occhi ogni azione politica risulta destinata a fallire già nelle premesse, esse stesse fatte di chiacchiericcio inconsistente, di sibilline formule destinate agli adepti e ai melliflui gregari del potere, oppure anatemi scagliati come strali contro nemici inermi, o complici.

E’ - e non solo in apparenza - una congerie di persone, quelle che gestiscono la cosa pubblica, che ha fatto tutto il possibile per delegittimare il contratto di delega ricevuto. La gente comune, quella che decide di andare alle urne per esprimere la propria scelta per il futuro, è stata a ben guardare fin troppo tollerante nel sopportare le infinite scelleratezze di quanti hanno imparato solo l’arte del promettere e per nulla quella del fare.

Meglio ancora: l’unica arte del fare che conoscono e che applicano quando ottengono l’agognato potere è quella del far per sé e null’altro.

A questo punto la presunzione diventa arroganza e il potere si auto-legittima.c4516026.jpg

La gente comune non essendo più in grado di distinguere tra le mille e più voci che si accavallano le une sulle altre tra floreali microfoni, i mille e più volti, sempre gli stessi, che si susseguono in immagini televisive, ha finito col disinteressarsi del tutto e di affidarsi ad una ricerca del tutto personalistica del benessere, giustificabile sotto molti punti di vista, ma del tutto inutile nei lunghi tempi di un progetto sociale per mantenere in vita una democrazia.

L’etica del particulare non fa altro che aumentare la confusione a scapito dell’autodeterminazione.

Così si forma e si radica sempre di più il settarismo, il corporativismo, il campanilismo, il clientelarismo, le mafiosette congreghe del “sottobanco”, del favore che rende il favore, delle mani che si lavano le une con le altre anche quando non possono più togliersi dalla pelle il tanfo del malaffare.

L’orizzonte si restringe ad un piccolo lembo di presente storico e null’altro suscita interesse se non il piccolissimo gruzzoletto di apparente felicità che sembra essere stata acquisita.

Il settarismo culturale diventa ideologico e prassi economica. La paura di perdere anche poco di ciò che si ritiene sia tanto e che appare conquistato a prezzo di grave sacrificio rende un cattivo servizio alla coscienza sociale. Favorisce l’indifferenza, quando non l’indecorosa e aperta intolleranza, verso le necessità dell’intera collettività.3dpinup03.jpg

Ma ormai a chi interessa il significato della collettività?

Un tutti che dà fastidio perché invadente come idea e come luogo di una comunità che si voglia davvero definire tale.

Si deforma ogni visione d’insieme e qualsiasi tentativo di progetto etico è destinato a morire prima di veder la luce.

Occorre fare qualcosa per costruire dal principio un’idea di società.

Occorre che tutti coloro che ancora sanno di cosa parlano dicano o facciano qualcosa per la salvezza di quest’idea.

 

Gunnar

P.S.     Le immagini sono state scelte unicamente per divertire il lettore.

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Poco Patriottiche Considerazioni

Scritto da GUNNAR il 3 Marzo 2009

Solo tre mesi all’anno sto fuori e neppure continuativamente.
732_bangkok_1176881858.jpg                                    Sapete cosa ci invidiano gli stranieri. Non è uno scherzo, me lo sento ripetere in continuazione.
Ci invidiano la flemma con la quale parliamo di noi stessi quando non siamo in casa nostra.
Ci invidiano le belle donne che mettiamo in mostra alla tv (sic!)
 Ci invidiano la cucina che assaggiano quando vengono a trovarci…
Ci invidiano il senso d’ospitalità che mettiamo in mostra.
L’assoluta confusione con cui affrontiamo i problemi… dicono che è più stimolante per creare…
                        albero_ok1.jpg             Un amico che di mestiere fa il fisico delle particelle e che incontro ogni tanto mi racconta gustosissime storielle sull’inventiva dei fisici nostrani visti con occhi estranei. E quelli che più ci invidiano son i russi, i tedeschi e i giapponesi.
Una simpatica e gentile signora, ora madre di due figli, che abita nei dintorni di Parigi con un ingegnere belga, ha lasciato l’Italia dopo la maturità. Era brava e d’intelligenza sopraffina. Ero stato suo insegnate per cinque anni e fui membro interno alla sua maturità. Mi chiese se facesse la scelta giusta ad andare all’estero per un po’ prima di iscriversi all’università come invece avrebbe voluto suo padre. Le risposi che la scelta era sua ma che io al suo posto lo avrei certo fatto. La famiglia voleva denunciarmi per plagio… Ma la figliola era maggiorenne e fece comunque a modo suo. Non ha mai più pensato di tornare a vivere in Italia.
La sua famiglia a malincuore mi ha ringraziato. Ed io sono stato suo testimone di nozze.
Ci sentiamo e ci scriviamo come buoni amici.
La stimano e la rispettano, fa la madre, fa la sua carriera (brillante), fa la moglie e almeno ad oggi è persona soddisfatta.
                               calais.JPG                           Un caso?
Non credo.
Molti italiani che non si sentono più dentro gli steccati (o non ci si sono mai sentiti) hanno fatto quel genere di scelta, a volte l’hanno fatta senza neppure varcare fisicamente il confine amministrativo.



Non si tratta di inni e di bandiere. Queste non sono significative se non in cuori puri e stagionati. Di quelli che scrivevano con il pennino intingendolo nel calamaio incastrato sul banco in legno.
Non si tratta nemmeno di patria, né conla maiuscola né con la minuscola. Qualunque persona che abbia del sale in zucca riconoscerebbe, al volgere della prima decade del secondo millennio dell’era volgare che non ci sono patrie. Semmai ci sono steccati tracciati con il sangue nel corso di secoli di aggiustamenti. Ci sono steccati che separano quelli che sanno da quelli che non sanno, quelli che possono da quelli che possono e quelli che vivono da quelli che sopravvivono.
                        cosa-sono-i-disturbi-comportamento-alimentare-anoressia-bulimia.jpg          Alitalia? La volevano i francesi, con pochissimi danni e molto “savoir faire” avrebbero risollevato il futuro di centinaia di lavoratori. Ma un malinteso patriottismo e una sopraffina stupidità hanno ottenebratolamente di tutti quelli che avrebbero potuto capire e avrebbero dovuto agire. Ed ecco il maestro degli inganni cogliere al volo, come è suo uso fare, l’opportunità in vista di una campagna elettorale meschina tanto quanto roboante.
E ce l’ha fatta a darla a bere a tuttii suoi elettori. Adesso Alitalia è nella merda e con essa i suoi lavoratori, quelli colpevoli, molto sindacalizzati e quelli incolpevoli dediti soprattutto al lavoro, magari molto poco sindacalizzati.
                    image001.jpg              All’estero? Non voglio ripetermi. Tre mesi all’anno io all’estero ci vivo. Il lavoro me lo impone e non ci sono paesi in Europa che io abbia visitato in cui ci sia lo stesso andazzo qualunquista e becero, strafottente e borioso che c’è qui in Italia.
In quanto al “noi italiani” non mi va proprio di dire noi. Sono nato in una grande città italiana e, a meno di un anno d’età sono emigrato con la mia piccola famiglia, in Venezuela dove ci ho vissuto per i successivi undici anni.
Poi in Francia e in Spagna e in Svizzera. Ho passato un’estate in una dacia russa. Ho scambiato quattro chiacchiere con i finlandesi nel lontano 1975 e l’anno dopo ero a Stoccolma a lavorare per una copisteria e una lavanderia. Mi ci pagavo le vacanze e conoscevo persone.

Altrove c’è una discrezione che nasconde intelletto acuto e si vive con piacere. In Italia ci si mette in mostra senza pudore, ci si vergogna della prorpia ignoranza profonda e per questo si è arroganti e si vive di conflitti perenni con tutti.
Chi sorride più? che ironia si vede sui visi delle persone?
Solo rabbia e rassegnazione per taluni, rabbia e sopraffazione per altri.
                 wp_napoli_panorama_1600.jpg           Altro che patria e bandiere.



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Conformismo

Scritto da GUNNAR il 3 Marzo 2009

                                       cologno1.jpg            Si naviga a vista.      

Conformiamoci, dove stanno andando quelli andiamo anche noi così almeno non ci perdiamo. E’ importante non sbagliare strada che se accade si perde tempo si sprecano energie, ci si rimette di tasca proprie a e nessuno ci darà mai una mano.

E’ questo che mi sta ripetendo untale che viaggia con me e che mi chiama amico. Ha un’idea abbastanza deviata della parola amicizia. Direi che è un’idea di tipo berlusconiano. 

Comunque è un pensiero dilagante, il conformismo è una malattia molto italiana. Forse c’è del conformismo anche altrove nel mondo ma da noi ha assunto proporzioni patologiche soprattutto per il fatto che è del tutto paradossale nelle use manifestazioni. Non solo è un conformismo di genere massimalista ma è anche un conformismo camaleontico. esso si modifica come tira il vento. Oggi si è tutti conformisti sulla scelta economica della destra domani, repentinamente, si diventa conformisti sulla scelta opposta.

Ricordate gli italiani e i tassisti nella fase ascendente del precedente governo? erano tutti contro i tassisti conformemente tranne quelli che li appoggiavano per cavalcare la tigre dalla sponda opposta.

Oggi non ne parla più nessuno e i tassisti fanno esattamente quello che facevano prima, tirano a fregare il cliente. Ma nessuno se ne accorge perché il conformismo si è spostato sui delitti di cronaca.   numb2.jpeg

Avrete notato quanto conformismo trabocchi dalle melliflue e incoerenti deviazioni linguistiche del Vespa nazionale? Egli è la quintessenza del qualunquismo servile quasi quanto lo è Fede. Ma quest’ultimo è contadino e bottegaio nella sua devozione all’Unto. Mentre Vespa non ha padroni, egli serve il padrone di turno, egli vive solo per servire il padrone di turno e sa come agire per cambiare campo in tempo per essere conformista di nuovo conio.

Oggi sta nascendo un nuovo conformismo. Il conformismo della critica a sinistra. Si stanno uniformando in molti, quelli che erano contro la sinistra lo sono ancora ma con maggiore rilassatezza dal momento che non ne temono rigurgiti. hanno tutto sotto controllo e poi c’è LUI che vigila e zampetta lungo le vie di Pescara inseguito da affannate guardie del corpo che si capisce che non ne possono più a stargli dietro tanto è arzillo.

Oggi chi è stato contrario al berlusconismo (e a Berlusconi stesso per ciò che è  che rappresenta), spesso si pone anche (o forse soprattutto) contro la sinistra. Perché?

Forse perché non riescono a distinguere nella nebbiosa fumeria delle dichiarazioni occasionali, un vero progetto, un progetto che sia alternativo, che sia fattibile, che sia risolutore. Non riescono a capire perché non si proponga qualcosa che affronti in maniera reale e innovativa, si potrebbe dire strutturale, i problemi di un’economia malata. Perché non riescono a riconoscere elementi progettuali di rinnovamento della scuola, della cultura in generale, della ricerca, della società e della politica.

E la giustizia?              segnali-stradali21.jpg             Dov’è finita la giustizia nella cultura di sinistra? Ma è possibile che l’unica voce a chiedere persistente e indomabile un po’ di giustizia sia la voce di Di Pietro? Ho una certa stima di Di Pietro (da leggersi: a piccole dosi) ma non ha il carisma del politico: egli rimane uno sbirro con la toga. Senza cattiveria lo dico ma con qualche punta d’affetto. E’ già tanto che riesca ad avere un partito e se ciò accade è soprattutto per la forza della sua combattività e per la caparbietà delle sue scelte che vale più della coerenza delle sue parole.

Se poi qualcuno vuole scambiare la parola giustizia con giustizialismo si accomodi. Meglio un sano giustizialismo che un insipido e ipocrita garantismo d’accatto. Con buona pace di tutti i garantismi fasulli e beceri che si spargono negli interstizi del malaffare mafioso-camorristico-politico ecc.

Vorrei ricordare ai critici della sinistra, ma vorrei che qualcuno più influente di me lo rammenti alle teste pensanti della sinistra (ufficiale e ufficiosa), che il vero problema non sono le ormai stantie questioni della sinistra ma è Berlusconi e la cultura berlusconiana.                         

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Ricordo che è lui e ciò che lui rappresenta il problema più grave della storia recente di questo Paese. A qualcuno deve essere sfuggito il significato vero dell’attacco che il governo Berlusconi ha effettuato contro Murdock. Non che questi sia un sant’uomo, e neppure un simpatizzante del progressivismo. Murdock è un imprenditore con l’etica da imprenditore: fare quattrini. Ma Murdock non ce la fa contro Berlusconi in Italia per il semplice fatto che l’Italia è il giardino del Cavaliere e il Cavaliere nel suo giardino ci fa quel che vuole e perché tutti nel suo giardino sono giardinieri da lui pagati, a volte stipendiati altre volte semplicemente comprati. In alcuni casi solo schiavizzati (ma con ottimismo e molti sorrisi).

Qualcuno sostiene che gli italiani sono un popolo fragile. Ancora non educato ai valori della moderna democrazia. Un popolo non avvezzo a distinguere il falso dal vero. Un popolo troppo soggiogato da becero populismo della Chiesa di Roma, un popolo che fatica a comprendere i confini della moralità e della decenza quando si tratta di avere relazioni sociali. Un popolo ancora incolto e sostanzialmente semplice nelle emozioni e facilmente manipolabile. Magari da qualche parte un sindaco potrebbe fare sfoggio di saggezza incitando a ritrovare le radici dell’italianità sepolte in qualche logoro e logorroico luogo comune, dimenticando che i tempi sono affatto diversi, che il mondo viaggia lontano dalle rotte di Esperia e semmai è l’Italia che deve adeguarsi, noncercando nella memoria cimeli di soffitta ma nel presente le forze del rinnovamento. E non sto scrivendo di uno qualsiasi ma del sindaco della Capitale che ha trovato il modo di farsi propugnatore di un incitamento alquanto patetico. Anche se poi, a ben guardare sembra scritto come un messaggio cifrato a suoi pari. history.JPG

Sarà per questo che quei pochi che si rendono conto del vero problema sono ancora più agguerriti detrattori di una sinistra che sembra sempre più rinunciataria e inconsistente. E adesso che Veltroni ha lasciato sembra ancora più stranita e alla ricerca di una via percorribile da seguire.

In effetti il gravissimo errore della sinistra resta sotto la cenere a covare e di tanto in tanto miete nuove vittime. Sono quelli che cercano di capire e cercano di darsi delle risposte a domande che non potranno avere risposte oneste.

Perché la sinistra si è piegata al potere della propaganda, si è conformata. Ha lasciato tutte le mani vincenti a Berlusconi, gli ha permesso di dire e fare quel che voleva e si è trincerata dietro all’alibi delle sue televisioni che si moltiplicavano, non ha combattuto, ha rinunciato. E anche quando ha avuto il modo e il tempo di farlo non ha saputo trovare il coraggio di fare una legge che costringesse il politico imprenditore  a lasciare l’imprenditore politico, non ha trovato il coraggio di schiacciare lo scarafaggio. L’ha lasciato scappare e quello ha messo uova dappertutto pronte a da aprirsi.

Gunnar

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