quando le donne fanno la ruota
Scritto da GUNNAR il 29 Marzo 2009
Gruppo di lavoro:
-
Un dirigente (che chiameremo Direttore)
-
Una “funzionaria” di rango indispensabile (che chiameremo Indispensabile) (ma potremmo chiamare “prima Donna”)
-
Una “dottoressa” (che chiameremo Dottoressa) che non sa fare assolutamente nulla ma dice di essere esperta di comunicazioni e sta in piedi di notte per dimostrare, durante il giorno, che sa quello che dice, insomma deve ripassare la parte. (La potremmo chiamare seconda prima Donna)
-
Una “consulente” (che chiameremo Consulente) che non appartiene al sistema, nessuno sa dire come sia finita lì e neppure ci si spiega il perché. Però sembra che sappia destreggiarsi molto bene tra le faccende misteriose. E’ l’unica che parla e nessuno la rimbecca, ma solo perché non sapendo chi sia effettivamente il suo mentore nessuno osa rischiare. E, d’altro canto, o dice cose assolutamente sensate e quindi non genera conflitti oppure dice cose che nessuno capisce e quindi nessuno vi dà peso. Lascio al lettore il piacere di scegliere.
-
Un Funzionario (che chiameremo funzionario) che ha molte cose da fare molte responsabilità e nessun riconoscimento. (Potremmo anche chiamarlo sfigato). 
Argomento fondamentale è la procedere alla definizione di una presentazione di un progetto. Presentazione che sarà resa pubblica nel corso di un incontro a inviti, in una sala attrezzata allo scopo, ad altre persone che dovranno decidere se accettarlo o rifiutarlo.
Ne va del buon nome dell’organizzazione (che chiameremo Organizzazione)
“Sono impressionanti le donne che fanno la ruota…” penso e mi ritengo quasi fortunato a non averne intorno. In effetti a nessuna viene in mente di fare la ruota con uno sfigato senza potere e politicamente scorretto. Ma non ha molta importanza. Se pure qualcuna pensasse di pavoneggiarsi con me penserei di lei tutto il male possibile e la riterrei un’oca del tutto priva di connessioni neurali dignitosamente orientate al miglioramento della specie.
Comunque è un dovere rilevarlo anche perché ci si possa ragionare su senza acrimonia ma con sincero fervore educativo.
Un dirigente (che chiameremo Direttore)
Una “funzionaria” di rango indispensabile (che chiameremo Indispensabile) (ma potremmo chiamare “prima Donna”)
Una “dottoressa” (che chiameremo Dottoressa) che non sa fare assolutamente nulla ma dice di essere esperta di comunicazioni e sta in piedi di notte per dimostrare, durante il giorno, che sa quello che dice, insomma deve ripassare la parte. (La potremmo chiamare seconda prima Donna)
Una “consulente” (che chiameremo Consulente) che non appartiene al sistema, nessuno sa dire come sia finita lì e neppure ci si spiega il perché. Però sembra che sappia destreggiarsi molto bene tra le faccende misteriose. E’ l’unica che parla e nessuno la rimbecca, ma solo perché non sapendo chi sia effettivamente il suo mentore nessuno osa rischiare. E, d’altro canto, o dice cose assolutamente sensate e quindi non genera conflitti oppure dice cose che nessuno capisce e quindi nessuno vi dà peso. Lascio al lettore il piacere di scegliere.
Un Funzionario (che chiameremo funzionario) che ha molte cose da fare molte responsabilità e nessun riconoscimento. (Potremmo anche chiamarlo sfigato). 
Argomento fondamentale è la procedere alla definizione di una presentazione di un progetto. Presentazione che sarà resa pubblica nel corso di un incontro a inviti, in una sala attrezzata allo scopo, ad altre persone che dovranno decidere se accettarlo o rifiutarlo.
Ne va del buon nome dell’organizzazione (che chiameremo Organizzazione)
“Sono impressionanti le donne che fanno la ruota…” penso e mi ritengo quasi fortunato a non averne intorno. In effetti a nessuna viene in mente di fare la ruota con uno sfigato senza potere e politicamente scorretto. Ma non ha molta importanza. Se pure qualcuna pensasse di pavoneggiarsi con me penserei di lei tutto il male possibile e la riterrei un’oca del tutto priva di connessioni neurali dignitosamente orientate al miglioramento della specie.
Comunque è un dovere rilevarlo anche perché ci si possa ragionare su senza acrimonia ma con sincero fervore educativo.
Non è visualizzabile - neppure con il fervore dell’immaginifico poeta - quanto il pavoneggirasi delle donne sia osceno. D’altro canto è anche un incanto osservarle. Ma occorre non farsi coinvolgere. Non farsi trascinare dall’emotività, e restare freddi, credetemi, non solo è difficilissimo, ma è anche pericoloso. Si rischia di diventare un bersaglio assoluto.
Il bersaglio assoluto altro non è che un puntaspilli. Il cuscinetto dove occorre appuntare ogni spillo prima che ci si possa pungere, ma è anche il legno dipinto a cerchi concentrici di colore diverso su cui sparare le freccette. Oppure il classico tondo bianco e nero su cui esercitarsi con l’arco e le frecce. Ma potrebbe essere la sagoma perfetta per provare le proprie capacità balistiche con una 45 magnum… Chissà. Non importa: si tratta di un bersaglio insomma.
E i bersagli, come è risaputo, finiscono distrutti.
Immaginiamo la situazione: C’è il gruppo di lavoro, la Prima Donna, La seconda Prima Donna, il direttore. Dentro il gruppo di lavoro ci sono persone che hanno un cervello. Ma non si mettono in mostra troppo per via della paura di diventare bersagli. D’altro canto mostrare di avere cervello a nessuno conviene: sarebbe come invitare la Prima Donna e la seconda Prima Donna a d armarsi di freccette avvelenate. Sarebbe una provocazione.
Orrore.
Non deve accadere. E non accade. Almeno per un po’. Il fatto realmente saliente consiste nell’accesso alle informazioni. Si presume che ad un tavolo di lavoro dove tutti i convenuti son più o meno chiamati a decidere il livello di informazioni sia uniformemente distribuito tra tutti i partecipanti. In realtà, e nella nostra simulazione è esattamente ciò che si verifica, accade il contrario. Alcuni hanno informazioni sicure e di prima mano altri nonne hanno di prima mano o non ne hanno affatto. E se qualcuno ne ha non è possibile giurare sulla sicurezza.
Così si va avanti a parlare per almeno un’ora prima che si capisca che le decisioni sono state prese altrove e molto prima… e che diversi convenuti possono anche considerarsi superflui anche se, per un inspiegabile amore per l’esteriorità del decoro, si fa finta che tutti siano effettivamente coinvolti in ugual misura. La Prima Donna e la seconda Prima Donna in realtà godono di favori del tutto diversi dagli altri. Esse per l’alto dirigente sono “l’efficienza” che a lui è sempre mancata. Queste donne che fanno la ruota come pavoni in calore lo sanno istintivamente e se non fosse così non sarebbe tanto facile per loro manipolare la mente indifesa di un uomo ormai ridotto a un produttore di incarichi per poter arrivare a fine giornata senza essere trasformato anche lui stesso in un puntaspilli. Comunque quella riunione si è trasformata in una ricerca veloce di un capro espiatorio e di un salvatore che potesse rimediare ai danni fatti dal capro espiatorio.
E così è stato.
Nessun “intervento” fatto dallo Sfigato è stato portato a termine dovendosi ogni volta interrompere per lasciar spazio a commenti o puntualizzazioni del tutto insignificanti, ripetutamente e consistentemente esposte rivolgendosi direttamente al Dirigente. Perché non importa il quadro generale nè serve ascoltarlo e tantomeno si vuole che l’ascolti il dirigente. Dovesse mai trovarlo interessante? Assolutamente non deve accadere. Quindi si interrompe il funzionario di continuo, gli si fa perdere il quadro espositivo d’insieme, lo si infastidisce, lo si vitupera di continuo con frecciatine (il bersaglio) verbali del tutto incongrue e impertinenti. Uno stillicido che induce l’oratore all’errore, magari un piccolo errore espositivo o un errore su un dato, o su una data o più semplicemente un mero scatto di fastidio. Eccolo preso nella morsa. Diventa immediatamente inaffidabile, diventa insicuro, diventa indispettito e aggressivo. In una parola diventa lo sfigato di sempre: da sostituire.
Ed ecco la seconda Prima Donna farsi avanti. Un duetto affabile tra le due, degne di una commedia shkespeariana, un fenomeno di arti sensuali e stregonesche che, se la profonda “ratio” del nostro sfigato funzionario non avesse faticosamente il sopravvento sulla rabbia che monta, gli farebbe gridare vendetta utilizzando la brace come unica arma di rinnovata purezza.
Pubblicato in Argomenti | Nessun commento »

La visione del tempio mi ha accompagnato per una intera giornata impedendomi qualsiasi altro atto di concentrazione. In cima vi vedevo “lui” e poco sotto i suoi sacerdoti: quelli veri, con la tonaca e con la tiara, e quelli finti, con la cravatta, la giacca abbottonata e la faccia ispirata.Li ho enumerati e ho scoperto che a mano amano che dal tempio in alto e isolato si scendeva a valle la radiosità degli sguardi diventava sempre più opaca, sbiadita, direi inebetita.Bestie. Ho pensato. Ma non capite che è un imbroglio? Il tempio è un imbroglio, urlavo e indicavo la cima radiosa e splendente. Quello vi sta fregando, dicevo alle persone che urtavo camminando convulsamente tra la folla adorante. Vi sta uccidendo la mente. Ad uno gli ho puntato gli occhi diritti in faccia e gli ho detto che aveva il cervello fritto. Gli ho urlato di svegliarsi, l’ho scosso con violenza ma non c’è stato nulla da fare. Un sorriso beota e uno sguardo incredibilmente vuoto mi ha riportato alla certezza.Adesso mi sento solo, abbandonato e impotente. Ovunque mi giri non faccio altro che incontrare brutture e miserie. Questo mondo è diventato una fogna.Chi ha detto che la legge è stata voluta dagli uomini saggi per governare altri uomini per renderli saggi? E chi ha creduto che una democrazia potesse sorgere sulle ceneri di una dittatura stupida e corrotta?Chi ha avuto il coraggio di pensare che ogni essere umano ha una sua dignità da difendere e una sua esistenza da vivere, una propria autodeterminazione da mantenere.Altrove nel mondo ci sono luoghi in cui la vita non vale granché. Il lavoro è pagato con ortaggi e la civiltà sembra essersi arenata su una spiaggia vecchia di qualche secolo.Ma ci sono anche luoghi in cui ogni essere umano ha trovato una sua dignitosa collocazione, sa cosa gli accade intorno e sa perché ciò accade.