Conformismo
Scritto da GUNNAR il 27 Aprile 2009
Conformismo, ovvero in memoria della sinistra
Si naviga a vista.
“Conformiamoci, dove stanno andando quelli andiamo anche noi così almeno non ci perdiamo. E’ importante non sbagliare strada che se accade si perde tempo si sprecano energie, ci si rimette di tasca propria e nessuno ci darà mai una mano”.
E’ quello che mi diceva un tale che vuole essere mio amico qualche giorno fa.
Si era in viaggio e si parlava di cose semiserie. 
Ma a me è venuto in mente che è un pensiero corrotto, diffuso ma corrotto. Comunque diffuso. Dilagante aggiungerei. Proprio un pensiero dilagante: il conformismo è una malattia molto italiana. Forse c’è del conformismo anche altrove nel mondo ma da noi ha assunto proporzioni patologiche soprattutto per il fatto che è del tutto paradossale nelle use manifestazioni. Non solo è un conformismo di genere massimalista ma è anche un conformismo camaleontico. Esso si modifica come tira il vento. Oggi si è tutti conformisti sulla scelta economica della destra… Domani, repentinamente, si diventa conformisti sulla scelta opposta non appena essa sembra essere vincente. Così senza vere conoscenze economiche, basta il convincimento della propaganda di più facile comprensione. Ricordate gli italiani e i tassisti nella fase ascendente dell’ultimo governo di sinistra? Erano tutti contro i tassisti conformemente tranne quelli che li appoggiavano per cavalcare la tigre dalla sponda opposta. Oggi non ne parla più nessuno e i tassisti fanno esattamente quello che facevano prima, tirano a fregare il cliente. Ma nessuno se ne accorge perché il conformismo si è spostato sui delitti di cronaca.
Pane e circensi: così nessuno fa caso alla miseria e al fatto di essere schiavo (variazione del pensiero).
l’Etna non si decide…
Avrete Avete notato quanto conformismo trabocchi dalle melliflue e incoerenti deviazioni linguistiche del Vespa nazionale? Egli è la quintessenza del qualunquismo servile (al servizio dell’azionista di maggioranza…) quasi quanto lo è Fede (ma qui è proprio un caso di martirio devozionale). Tuttavia quest’ultimo è contadino e bottegaio nella sua devozione all’Unto. Mentre Vespa non ha devozione, egli serve il padrone di turno, egli vive solo per servire il padrone di turno e sa come agire per cambiare campo in tempo per essere conformista di nuovo conio.
Oggi sta nascendo un nuovo conformismo. Il conformismo della critica a sinistra. Si stanno uniformando in molti, quelli che erano contro la sinistra lo sono ancora ma con maggiore rilassatezza dal momento che non ne temono rigurgiti. Hanno tutto sotto controllo e poi c’è LUI che vigila e zampetta lungo le vie di Pescara, o dell’Aquila, o di Napoli, o di Milano… inseguito da affannate guardie del corpo che si capisce che non ne possono più a stargli dietro tanto è arzillo.
Sembra che ci siano pirati in giro…
(seconda variazione)
Oggi chi è stato contrario al berlusconismo (e a Berlusconi stesso per ciò che è e che rappresenta), spesso si pone anche (o forse soprattutto) contro la sinistra.
Perché? Forse perché non riesce a distinguere nella nebbiosa fumeria delle dichiarazioni occasionali, un vero progetto, un progetto che sia alternativo, che sia fattibile, che sia risolutore. Non riesce a capire perché non si proponga qualcosa che affronti in maniera reale e innovativa, si potrebbe dire strutturale, i problemi di un’economia malata. Perché non riesce a riconoscere elementi progettuali di rinnovamento della scuola, della cultura in generale, della ricerca, della società e della politica.
Questi critici non seppero distinguere nelle dichiarazioni di Veltroni l’afflato del vincitore, nemmeno morale, di una competizione che sia stata giocata sul piano dell’onestà. Forse non fu demerito di Veltroni. Ma certo è ancora demerito della sinistra nel suo insieme non saper produrre qualcosa di diverso dalla solita contumelia in parte rivendicativa e in parte lamentosa.
E la giustizia? Dov’è finita la giustizia nella cultura di sinistra? Ma è possibile che l’unica voce a chiedere persistente e indomabile un po’ di giustizia sia la voce di Di Pietro? Ho stima di Di Pietro si fa fatica a riconoscergli il carisma del politico. Egli, nell’immaginario collettivo, soprattutto di certa sinistra, rimane uno sbirro con la toga. Senza cattiveria lo dico, ma con simpatia. E’ formidabile che sia riuscito ad costruire un partito e se ciò è accaduto è soprattutto per la forza della sua combattività e per la coerenza delle sue scelte che valgono molto di più della correttezza sintattica delle sue parole (terza variazione).
Se poi qualcuno vuole scambiare la parola giustizia con giustizialismo si accomodi.
pesce grosso (ce ne sarebbero di più pericolosi)
Meglio un sano giustizialismo che un insipido e ipocrita garantismo d’accatto.
Con buona pace di tutti i garantismi fasulli e beceri che si spargono negli interstizi del malaffare mafioso-camorristico-politico ecc.Vorrei ricordare ai critici della sinistra, ma vorrei che qualcuno più influente di me lo rammenti alle teste pensanti della sinistra (ufficiale e ufficiosa), che il vero problema non sono le ormai stantie questioni della sinistra ma è Berlusconi e la cultura berlusconiana.Ricordo che è lui e ciò che lui rappresenta il problema più grave della storia recente di questo Paese.
A qualcuno deve essere sfuggito il significato vero dell’attacco che il governo Berlusconi ha effettuato contro Murdock. Non che questi sia un sant’uomo, e neppure un simpatizzante del progressivismo o del ben sociale. Murdock è un imprenditore con l’etica da imprenditore: fare quattrini. Ma Murdock non ce la fa contro Berlusconi in Italia per il semplice fatto che l’Italia è il giardino del Cavaliere e il Cavaliere nel suo giardino ci fa quel che vuole e perché tutti nel suo giardino sono giardinieri da lui pagati, a volte stipendiati altre volte semplicemente comprati. In alcuni casi solo schiavizzati (ma con ottimismo e molti sorrisi).
Qualcuno sostiene che gli italiani sono un popolo fragile. Ancora non educato ai valori della moderna democrazia. Un popolo non avvezzo a distinguere il falso dal vero. Un popolo troppo soggiogato da becero qualunquismo della Chiesa di Roma, un popolo che fatica a comprendere i confini della moralità e della decenza quando si tratta di avere relazioni sociali. Un popolo ancora incolto e sostanzialmente semplice nelle emozioni e facilmente manipolabile.
Sarà per questo che quei pochi che si rendono conto del vero problema sono ancora più agguerriti detrattori di una sinistra che sembra sempre più rinunciataria e inconsistente.
In effetti il gravissimo errore della sinistra resta sotto la cenere a covare e di tanto in tanto miete nuove vittime. Sono quelli che cercano di capire e cercano di darsi delle risposte a domande che non potranno avere risposte oneste. Perché la sinistra si è piegata al potere della propaganda, si è conformata.
Ma, cosa di gravità unica, non ha saputo ancora presentare uno straccio di progetto, un qualsiasi programma credibile e fattibile, pochi punti chiari, facilmente leggibili da chiunque e soprattutto facilmente comprensibili da chiunque… (è quello che maggiormente sento ripetere)
Ha lasciato tutte le mani vincenti a Berlusconi, gli ha permesso di dire e fare quel che voleva e si è trincerata dietro all’alibi delle sue televisioni che si moltiplicavano, non ha combattuto, ha rinunciato. E anche quando ha avuto il modo e il tempo di farlo non ha saputo trovare il coraggio di fare una legge che costringesse il politico imprenditore a lasciare l’imprenditore politico, non ha trovato il coraggio di schiacciare lo scarafaggio.
L’ha lasciato scappare e quello ha messo uova dappertutto pronte a da aprirsi.
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Sembra che Di Pietro sia rimasto l’unica voce d’opposizione in un panorama di conformisti politicamente proni e corretti
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