Quando resistere è un dovere morale.
Scritto da GUNNAR il 14 Maggio 2009
Il culto del potere passa attraverso la mercificazione della personalità (quando essa è, o appare, dominante).
Se n’era già reso conto perfettamente Voltaire. Forse anche altri prima di lui.
E, ai nostri giorni, tutti i tecnici del marketing lo fanno con perniciosa e impersonale “non chalance” perché in definitiva è una meccanica operativa di base per costruire un mercato intorno ad un prodotto.
Che il prodotto sia un dentifricio oppure un programma politico poco importa.
Al dentifricio si associa l’insieme dei “medici dentisti” al programma politico si associa un insieme di persone che si dichiarano convinti di quel programma.
E la comunicazione che ne deve scaturire rivolta alle persone che “acquisteranno” il prodotto fa il resto.

C’è stato un momento in cui tale comunicazione era studiata nei dettagli in appositi laboratori strategicamente definiti come moduli di progettazione comunicativa. Poi, quando il modello s’è andato diffondendo, ognuno ha trovato il suo proprio modulo comunicativo. La maggior parte di tali moduli passava attraverso la mediazione della TV come strumento di diffusione e la tecnologia del tubo catodico ha portato a termine la diffusione capillare dei vari messaggi. Essendo però diventati troppi i messaggi e spesso in evidente contraddizione gli uni con gli altri si è aggiunto l’urlo. Come quando ci si deve far sentire in mezzo ad una selva di rumori, come quando alla stazione tra i suoni dei treni in arrivo e in partenza, tra la folla vociante e i rumori di fondo si chiama il proprio amico da una parte all’altra dell’atrio. Si urla e si gesticola più per attirare la sua attenzione che per parlargli.
E’ questa la tecnica adottata nei salotti televisivi, Sgarbi docet. Non importa cosa si dica, ciò che conta è che si sia da soli a parlare, pardon a urlare. Così gli altri abbandonano o perché stremati o perché sopraffatti. Raramente perché non abbiano argomenti. Semplicemente non possono esporli, i propri argomenti oppure, peggio che mai, esporli a intermittenza, spezzettati, a brandelli equivale a distruggerli, quegli argomenti.
Antonio difese la memoria di Cesare e accusò i suoi carnefici nel silenzio più assoluto di una piazza pietrificata. Il silenzio aleggiava su tutto, un silenzio vestito del manto bianco e purpureo di un grande che alla storia consegnò sé stesso e l’operato suo. E dentro quel silenzio la voce stentorea di Antonio distruggeva la viltà dei congiurati.
Socrate invocava maieuticamente un intervento, una parola, un argomento da parte dei suoi allievi e, al primo manifestarsi di un pensiero fatto parola, egli stesso ascoltava con sacrale silenzio. Mai una frettolosa conclusione, mai un giudizio, mai una sola parola prima che il suo interlocutore avesse concluso la sua idea sotto forma di discorso compiuto. Socrate conosceva l’arte della genesi del pensiero ma sapeva anche che essa si manifesta nel riconoscimento dell’altro nel silenzio che si crea intorno, un vuoto di suoni, quasi pneumatico, di chi ha voglia di ascoltare per capire.
E Jefferson declamò la carta dei diritti universali davanti ad un primitivo congresso qualche anno prima che in Francia esplodesse la rabbia del popolo in rivolta. Negli Stati Uniti appena nati il significato della parola libertà si espresse attraverso il riconoscimento dell’eguaglianza tra le persone, tra i popoli e tra le idee. E questo riconoscimento fu accolto da ovazioni solo dopo che per un lungo interminabile istante di silenzio i loro significato si fece strada nella mente e nello spirito dei convenuti. Ci sono voluti due secoli e mezzo ma il cammino liberatorio e multietnico di quel paese, adesso è chiaro, è un elemento inarrestabile. I francesi, dal canto loro, fecero seguire al sangue e alla rivolta, un silenzio sospeso prima di avviare la nuova era.
se lo dice lui…
I giorni che viviamo sono difficili.
Di una difficoltà assolutamente insondabile.
Un Paese che ha sofferto come mai altri l’incapacità di esistere per sé stesso senza una vera ragione unitaria, per via dell’impero romano? Per via della chiesa di Roma? Per via delle fazioni comunali del alto medioevo? Per via della sfasciata e inconsistente passerella di imperatori e re a spasso per le strade della penisola? Per via della insanabile povertà culturale delle masse rurali lasciate ai margni della storia da principi e signorotti tanti avidi e astuti quanto insignificanti nel costruire una vera storia nazionale? Chissà. Ma forse ci sono responsabilità più recenti, ci sono svendite di cervelli, ci sono autarchie improbabili, ci sono imperialismi tanto affascinanti quanto velleitari, ci sono conflitti in cui sarebbe stato molto più saggio non entrare, molti conflitti. Forse tutti. Ci sono stati personaggi da operetta che si sono vestiti da statisti e hanno avuto la ruota della fortuna dalla loro parte, o forse non si è trattato di fortuna, si è trattato di ignoranza di popolo, di mancanza di informazioni equilibrate e verificabili. Forse si è trattato di stupidità di massa. Non saprei dire con precisione. Credo che storici accorti possano esprimersi meglio e con più argomenti.
il re malato
Una cosa però credo che sia del tutto inequivocabile: la profonda ignoranza della maggior parte delle persone che abitano questo Paese gioca solo a favore della fede cattolica della Chiesa di Roma e a favore di un potere temporale assolutamente e immancabilmente rapace, onnivoro, magniloquente e del tutto inconsistente. Un potere che affonda le sue radici nella terra umida e scivolosa della credulità popolare, nell’amore per il pettegolezzo e per il sentito dire piuttosto che per una sana e faticosa conoscenza razionale e argomentata sui fatti. In un clima di tale insipienza generalizzata le anime belle sono poche e destinate all’umiliante condizione di essere fagocitate dai rotocalchi rosa, dai “grande fratello”, dalla pochezza ostentata delle pettorute e scosciate fanciulle (un tempo erano le cortigiane) oggi in voga estrema in TV.
Ci sono coloro che si ribellano a tutto ciò. Certo che ci sono, sono molti, non abbastanza, ma ci sono.
c’è chi si ribella…
Cosa fanno?, cercano prima di tutto di capire con che strumenti comunicare. Loro parlano ma nessuno li ascolta. Essi argomentano ma gli altri sghignazzano oppure manifestano impudica paura, indegna volgarità o lubrica goffaggine utile allo sberleffo certo più che alla dialettica. Che fare? Non si è ancora potuto capire, non c’erano precedenti fin’ora di tanta dilagante stupidità. Meglio, qualche esempio c’è stato, qualche avvisaglia s’è avuta e un ventennio di prove di idiozie si sono concretamente materializzate e sanguinosamente concluse.
Ma non è bastato.
Negli Stati Uniti ancora si studia e si ricorda la guerra fratricida tra il nord e il sud. Ma gli uni e gli altri si sono riconosciuti vincitori e perdenti cedendo l’onore delle armi e delle idee alla parte avversa. Il tempo ha ricostruito una Nazione sfasciata dalla guerra ma ha anche rinsaldato la reciproca e formidabile stima, dentro tutte la difficoltà e le faticose incongruenze della storia.
Oggi quasi tutti si riconoscono come cittadini degli Stati Uniti d’America e si stringono intorno alla loro bandiera nel bene e nel male, nel sangue e nell’amore per la vita, nell’incoscienza del fare e nella dignità del progettare.
Dico gli USA perché ne ho notizia. Ma potrei citare i francesi a esempio di purezza e di dignità storica. Una dignità sempre crescente anche quando le vicende degli uomini che ne hanno fatto la storia complessiva non ne sono stati davvero all’altezza. Il fatto è che si tratta di un intero popolo di uomini e donne che nel bene e nel male sanno distinguere ciò che è di cesare da ciò che è di dio e sanno sempre riconsegnare a cesare ciò che dio ha voluto carpire. Grande Nazione la Francia, quella di De Gaulle come quella di Sarkozy. Sotto questi nomi un intero popolo ha saputo lasciarsi governare quando lo ha voluto e ha puntato ostinatamente i piedi quando non ha voluto. Potrei prendermi altro spazio parlando dei Greci che si sono liberati dei colonnelli, degli Inglesi, dei Norvegesi, dei Finlandesi, degli Svedesi e degli Spagnoli, degli Austriaci e di altri Paesi europei che hanno saputo trovare non solo l’unità linguistica e culturale in cui identificarsi ma anche uomini capaci di pensare in grande un governo per tutti i singoli cittadini e non solo per farsi gli affari propri.
È il popolo che deve educare il proprio re e mai il contrario.
Ma ciò può essere solo se il popolo sa cosa chiedere, se sa cosa è bene e cosa non lo è, se sa come controllare l’agire del re (o del governo che si è dato). In ogni altro caso il popolo è solo suddito passivo, è umiliato nella condizione di gregge, è schiavo non soltanto di un despota ma di un miraggio che insegue fino all’orlo del baratro dove inevitabilmente sprofonderà.
Ciò che accade in Italia oggi è oggetto di molte considerazioni. Alcune molto serie e sono fatte soprattutto all’estero da persone molto colte e serie. Altre molto poco serie e sono tutte partorite sostanzialmente in seno alla classe di governo e all’entourage di cui si circonda.
Poi ci sono infinite considerazioni fatte da persone comuni che hanno la ventura di voler usare il proprio cervello e affidarsi alle proprie capacità di discernimento per ragionare sul proprio presente.
Voglio fare un’ipotesi anch’io, da persona qualsiasi, che non appartengo al governo e sono indifferente ai miei natali: l’agone politico, in questo Paese infelice, è un buco di bestialità senza fondo. E gli ultimi anni hanno dimostrato l’indistruttibile e coriacea copertura della classe di governo e di chi l’ha costruita a sua immagine e somiglianza.
Sotto non c’è alcuna ideologia, c’è solo l’articolazione di un potere da gestire, non c’è alcun orizzonte etico, nessuna forma di riscatto, di dignità, nessun orgoglio nazionale (ammesso che sia mai stato ritenuto cosa utile e spendibile). Nulla sostiene con più fragilità e così a lungo un governo quanto l’improbabile sete di potere, la sconfinata e proterva ricchezza personale che rende forti e spavaldi e l’incontenibile vuotezza di parole spese a pieni polmoni per incantare gli stolti.
Sotto, ne sono certo, c’è solo una volgarissima faccenda di soldi, una spartizione del mercato e una ulteriore suddivisione delle briciole sporche di cioccolata che vengono avidamente leccate da paraculi in giacca e cravatta.
Cosa si può fare di veramente serio?
il gabbiano
Si possono cercare persone oneste con cui ricongiungersi, certo. Si può continuare a pensare fuori dagli schemi, si può essere fortemente critici e diffidare di ciò che sembra facile e a portata di mano.
Ma soprattutto si può resistere.
Pubblicato in Argomenti | Nessun commento »

se lo dice lui…
il re malato
Ma non è bastato.