iL CoNtRoLLo
Scritto da GUNNAR il 19 Maggio 2009
Il controllo è esattamente ciò che distingue il puro potere da tutto quello che si possa definire esercizio di governo.
Vorrei per un momento tornare al discorso sul comportamento etico. Il significato di “controllo” me ne da un’opportunità ulteriore.
Cerchiamo di chiarire alcuni elementi di base. Non intendo parlare del controllo di qualità, e nemmeno del controllo degli esami svolti, e ancor meno del controllo di analisi mediche o di qualsiasi altro genere di controllo tecnico su procedure strumentali o su valutazioni di merito.
Mi voglio riferire al controllo sociale in senso stretto. Ovvero il controllo per il quale qualcuno (o alcuni) esercita un potere su qualcun altro (o su molti altri).
Se desidero indurre un gruppo di persone a fare cose in modo che poi possa controllarne i risultati attraverso il controllo dei comportamenti ho almeno due possibilità a mia disposizione. La prima è quella di imporre la mia volontà. La seconda è quella di indurre un tipo di comportamento facimente verificabile attraverso una specie di catechizzazione.
La Chiesa Cattolica, ad esempio, nel corso di secoli di evoluzione ha provato tutte le sfumature di entrambe le forme e oggi, ancora, talora indulge in una sorta di reminiscenza di idee che sembrano recuperate dall’archivio di epoche buie ma che, evidentemente, ritiene che possano ritornare attuali. D’altro canto è evidente che le altre religioni di tipo monoteistico, come l’ebraismo o l’islam, ricorrono volentieri (ogni giustificazione è possibile anche se resta pur sempre una giustificazione) all’imposizione violenta e non certo ad una incruenta catechizzazione.
Dunque si torni al controllo.
Esercitare il controllo, avere a disposizione un controllo su qualcosa, agire sotto il controllo di qualcosa o di qualcuno, imporre il proprio controllo a qualcuno o mettere sotto controllo un sistema, sono tutte espressioni chiare, immediatamente comprensibili. Ridotto ai minimi termini si può dire che il “controllo” è un esercizio di potere su qualcosa o su qualcuno che viene realizzato da qualcosa o da qualcuno. Nell’accezione che voglio utilizzare, il controllo altro non è che una sorta di esercizio di potere sul sistema sociale o sulle persone fisiche. Potrebbe anche definirsi sorveglianza. Ma ancor meglio e più precisamente mi interessa il controllo sull’agire delle persone.
Abbiamo allora almeno tre livelli attraverso cui si può esercitare tale tipo di controllo e tutti possono essere attuati da un unico sistema di comando (o, se si preferisce, di gestione)
Mettiamo che io sia un despota e voglia il controllo assoluto senza ricorrere alla violenza. Mi servirò di
un sistema di comunicazione servile e capillare,
utilizzerò il substrato religioso a mio favore,
oppure lo renderò vincolato al mio volere,
quindi entrerò, con un’azione di propaganda continua, nel sistema della cultura popolare. Quella che consente alle persone la vita quotidiana, i luoghi comuni, il dire semplice per il riconoscimento e l’utoriconoscimento,
utilizzerò e farò diffondere stilemi e locuzioni di facile presa e di immediata comprensione.
L’immediatezza della comprensione ha il difetto di essere estremamente generica e facilmente adattabile a moltissime condizioni quindi è manipolabile e spesso autocontraddittoria. Ma a meno di non averne la necessità, non sarà quasi mai sottoposta a verifica né semantica né empirica.
Quindi se qualcuno pensa che sia un tipo di operazione facile ha ragione.
Lo è.
In realtà una difficoltà esiste e per molti è del tutto insormontabile: si tratta della capacità di acquisire una forza economica non indifferente. Molti partono da una rapina, nel senso che non hanno forza economica e se la procurano a danno di qualcun altro. Altri hanno un grande ascendente personale su adepti che diventano procacciatori di fondi e si convincono che ciò li renda insostituibili.
A volte hanno ragione. Il più delle volte invece quando non sono più capaci di procacciare denaro vengono prontamente sostituiti.
In altri casi le cose vanno diversamente.
Basta poco per cadere dal piedistallo. A volte basta una sentenza che finalmente fa luce su molte cose oppure una scappatella con una quasi minorenne dal cervello imbevuto di chiacchiere.
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