Quando l’etica diventa antagonista del potere
Scritto da GUNNAR il 4 Luglio 2009
Un giudice “condivide” sé stesso, e il suo lavoro, con un primo ministro dai dubbi comportamenti e dalla morale incerta.
I vassalli del primo ministro sanno benissimo che sono solo dei feudatari senza fissa dimora, e i valvassori si rendono conto di non valere molto fuori dai loro più o meno finti giardini protetti.
Il rischio di perdere tutto è grande e allora non si può fare altro che sostenere il primo ministro di dubbia morale.
Non crediate che si tratti di discorsi bigotti. Non è questo, anzi è esattamente il contrario di questo.Un mondo che si si sta perdendo nelle nebbie della stupidità televisiva dilagante, un modo di vivere che avrebbe potuto essere anche qualcosa di nuovo e di modernamente edificante ridotto invece a battute da trivio d’osteria. Luoghi comuni che diventano “cultura”, espressioni prive di alcuna forma di eleganza e di forma diventate improvvisamente icone di saggezza.Ma quanto sono lontani quei costrutti che danno vita a perle di tradizionale saggezza, ad aforismi indiscutibilmente ricercati, a sillogismi inappuntabili e invitanti a riflessioni ulteriori e ben più profonde di un semplice “Ah! ho capito!”.
Altri tempi? Forse.
Ma certo altro livello di esperienze e di conoscenze.
Avete ascoltato, nell’era del berlusconismo invadente e petulante, cosa c’è nell’intorno della cultura nazionale?
Il nulla, parolacce, frasi costruite per essere ricordate senza contenuto, costruzioni pseudologiche che di logico serio hanno solo la pena che destano.
Ad un dibattito cui recentemente ho partecipato, ma chiamarlo dibattito vuole essere un complimento, ho accennato, ma solo di sfuggita, all’impossibilità di sottrarsi alla nobile arte del compromesso che altro non è se non l’arte della buona politica.
Soprattutto in politica, quando chi governa una nazione in stato di democrazia è chiamato ad ascoltare non solo i “propri elettori” ma anche i “propri oppositori” il compromesso non solo è auspicabile ma addirittura necessario proprio per definire l’arte del buon governo.
In politica ci sono le parti che si disputano l’egemonia del consenso. E in che altro modo si può avere consenso per ben governare - o governare riducendo al minimo i conflitti - senza ricorrere al compromesso? 
E quando il compromesso è politicamente utile e democraticamente accettabile se non quando è il risultato di concessioni da entrambe le parti con lo scopo di trovare un terreno comune su cui concordare.
Il compromesso servo soprattutto ad appianare differenze, ridurre l’area della conflittualità, smussare gli spigoli, evitare la lotta, risolvere i problemi di interesse comune.
Il compromesso non contrappone opposte parti ma ne sollecita l’intelligenza crea i presupposti perché ogni parte possa concedere un pò di spazio all’oppositore per ottenere un risultato, estremamente pragmatico, che soddisfi la maggior parte delle aspettative di tutti. Inevitabili le approssimazioni, inevitabili gli insoddisfatti, inevitabili gli sapzi per altri oppositori. Sono tutte cose inevitabili come inevitabile per ogni uomo trovare una pace certa in vita.
Non tutto deve passare dall’area del compromesso, non tutto deve essere ri-discusso, neppure le singole scelte individuali alle quali ognuno può decidere di mai sottrarsi sono luoghi di compromesso. A patto che se ne accettino le condizioni e le conseguenze.
Ma neppure è corretto ritenere che il solo pronunciare la parola compromesso sia cosa abominevole. E neppure è giusto rispondere che solo il vangelo possa essere portatore di verità contrarie al compromesso: non esiste nulla di più ambiguo degli scritti evangelici e delle letture religiose, direi anzi che non esiste nulla di più lontano dal significato di “buon governo” che assoggettarsi agli insegnamenti religiosi.
E il mio intervento è stato oggetto di particolare attenzione proprio da parte di un obiettore del compromesso (se mi si concede l’immagine). Uno di quelli che sostengono l’inevitabilità del male insito nel compromesso e ho avuto per un istante il sospetto che in fondo si trattasse di un signore che predica molto bene citando il vangelo ma pratichi molto male evitando accuratamente di pagare le tasse.
Pubblicato in Argomenti | Nessun commento »


