Qualunque etica parte II
Scritto da GUNNAR il 13 Settembre 2009
detto da un giovanissimo studente…
Non si può tacere. Non si deve tacere.
Intervistata da una sollecita giornalista della radio (RAI_RadioTre) un’altrettanto solerte Professoressa universitaria esperta in scienze politiche ci fa sapere, qualche giorno fa, che <<… fa bene il quotidiano “la Repubblica” a fare delle domande al premier (sic!) Berlusconi ma forse ha un pochino esagerato …>>
Miserevole e patetica la posizione di questa professoressa. ricalca nei modi e nelle parole un’attitudine comune: quella di dire e non dire, di indignarsi ma non troppo, di denunciare ma sottovoce quasi chiedendo scusa di aver tanto osato.
Un’indignazione o è o non è. Non esistono vie di mezzo né è possibile che esistano.
E l’indignazione viene dalla violenza che si subisce. Una violenza gratuita, incontrollabile, inaccettabile, offensiva e dolorosa al tempo stesso. E quando la violenza viene da chi appare intoccabile è ancora più imperdonabile, ancora più dolorosa.
L’ineffabile professoressa si azzarda a suggerire che il quotidiano “La Repubblica” si immagina come l’unica vera opposzione politica al governo. Ricalcando le voci già messe in giro dallo stesso governo che si tratti non di un quotidiano ma di un partito politico travestito da orgnao di stampa.
E se così fosse? Dove sarebbe lo scandalo? Al massimo si potrebbe dire che l’informazione in tal caso possa essere pilotata su formule antigovernative. Ma certo non altro e se ne dovesse derivare un danno sarebbe solo a carico del “buon giornalismo” non certo a danno della gente. Sarebbe null’altro che una specie di legittima difesa a mezzo stampa.
Ma non c’è buon giornalismo in Italia. Al massimo si può parlare di più o meno abili leccaculo che vogliono gli onori dalla firma ma nessuno degli oneri del dovere. E il pubblico in fondo altro non fa che appesantire ulteriormente la condizione di sudditanza dei giornali.
Il pubblico?, qualcuno si chiederà. Certo, dico il pubblico e so quel che dico.
Dal momento che non tutti i giornali appartengono a leccaculi e non tutti i leccaculi sono abili a celarsi il “pubblico”, i lettori insomma, avrebbe il dovere di fare scelte consapevoli e non solo scelte di simpatia e convenienza.
In altri termini dovrebbe fare scelte fondate su un qualche tipo di etica della ragione o del pensiero.
Ovvio che per far ciò occorrono almeno due condizioni essenziali.
La prima è saper leggere.
La seconda è saper pensare.
Entrambe si possono imparare. Entrambe si possono affinare. E quando sono presenti esse escludono comportamenti servili e interessati alla piccolezza del presente.
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