LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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  • Dopo l'incubo ecco la realtà

    Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro. Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli. I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili. Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte. Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
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  • Senza storia ma libero

  • Il tempo sta per scadere

    Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso. Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca. Molto divertente vederne saltare i pezzi.
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Archivi per Dicembre, 2009

Schifani ovvero dell’ottimismo

Scritto da GUNNAR il 25 Dicembre 2009

Renato Schifani, il molto poco convincente statista italiano che si alimenta di autocompiacente beatificazione, decide in questo clima natalizio di far visita alla base italiana di Belo Polje presso Pec, nel Kosovo. Non si sa se per portare il panettone ai militi colà stanziati o se per trovare un posto abbastanza lontano da Roma per poter ribadire urbi et orbi la sua convinzione sul fatto che il clima politico sia cambiato dopo l’episodio dell’aggressione al presidente del consiglio domenica 13 dicembre.in124yd0x_20091224.jpgManco fosse una delle Twin Towers dopo l’attentato. Il Silvio non è stato bombardato. Un disperato (così dicono le cronache bene informate) gli ha lanciato addosso un souvenir di rame bronzato da tre etti o qualcosa del genere.Dice Schifani: “… C’è un clima politico quasi di riappacificazione e questo non può che essere salutato con grande ottimismo e grande fiducia…”Ma di che parla? Ad ogni kermesse natalizia si respira un clima di riappacificazione, da sempre. E lo si ribadisce fino a Santo Stefano che è il giorno dopo. Pausa. Quindi si ripropone la riflessione sull’augurio per un benessere spirituale che si deve diffondere negli animi riappacificati per aprire le porte al nuovo anno che si presenta sotto i migliori auspici.Crisi economiche che si risolvono miracolosamente, crisi politiche che si sciolgono come i grumi di bronchite al primo sole estivo. Crisi esistenziali che si snaturano di fronte ad un benessere mentale ritrovato.stub_mitologia_greca.pngFino al sette gennaio.Ogni cosa ha la sua giusta collocazione nell’idillico mondo di Schifani. Così per non smentirsi e soprattutto per rimarcare le differenze che saranno riprese in Parlamento dopo le feste non si può che isolare il vero dannato in terra: Di Pietro.Costui parla di diavoli ma non sa quel che dice secondo Schifani. Infatti “… in politica - dice rispondendo all’ultimo attacco del leader dell’Idv - diavoli non ce ne sono. Ci possono essere soggetti che la pensano diversamente dagli altri ma questo tipo di linguaggio non mi piace e credo non piaccia nemmeno al paese”.Nemmeno gli sfiora la mente che di linguaggi poco accorti e molto poco diplomatici anzi addirittura offensivi e talora demenziali nei contenuti il suo “leader” ne ha sfornati innumerevoli negli ultimi dieci anni di presenza pubblica. E non si può certo rimproverare Di Pietro se il presidente del consiglio in carica è anche il più inferocito animatore di propagande - populiste nelle forme e fasulle nei contenuti - verso chiunque si sia messo di traverso sulla sua strada. Non sulla strada delle riforme ma sulla sua personale strada.Cosa vorrebbe il “mite” Schifani? Vorrebbe scrivere a Babbo Natale che regali fiducia e faccia finire l’incomunicabilità che esiste tra le forze politiche. Divertente: Il presidente del senato che scrive a Babbo Natale. Il presidente del consiglio che “perdona” l’attentatore in un impeto di ritrovata spiritualità natalizia (ma forse si tratta solo di operosa demagogia). Chissà a quali altre misericordiose buone azioni assisteremo fino al sette gennaio!Non dice Schifani come dovrebbe finire l’incomunicabilità. Ma da come lo dice si comprende che sta pensando a quale possa essere la formula per ripetere in altri termini ciò che il Suo Capo dice in altro modo: fateci portare a termine il suo programma (di Silvio) e ritroveremo la via del dialogo…Mi vien da ridere.12136908471.jpgNon ci sono modi per comunicare con un despota. O gli si è sudditi o lo si abbatte (in senso politico naturalmente), o gli si è devoti o gli si è contro, o gli si ubbidisce o lo si combatte (sempre in senso politico, ovviamente)La storia, tuttavia, ci ha insegnato che i despoti, imperatori, re, principi, dittatori, e primi ministri di facciata con l’indole del predatore, hanno fatto quasi sempre una brutta fine (politicamente parlando come si è detto).Talora hanno fatto una brutta fine anche in senso materiale. E si è sempre trovato un colpevole con la follìa nel cuore alimentata da una campagna d’odio costruita da mandanti morali, che coincidenze nella storia! Mi sembra di averla già sentita questa della “campagna d’odio”.Inoltre è il solito ritornello. Il vero mandante morale delle campagne d’odio è anche colui che grida di esserne vittima ed è ovvio che si vuole carpire la benevolenza altrui facendo del vittimismo in grande stile.Avevo un amico al liceo che le sparava grosse, ma davvero enormi. E, strano mondo questo, il più delle volte gli andava bene, gli credevano e in definitiva diventava un eroe di cui parlare. Non so come sia finito. Sono decenni che non ne ho notizie. Ma allora una cosa era certa ai miei occhi: sapeva come cadere in piedi. E una cosa mi è chiara ora: alla prima vera caduta non sarebbe più stato in grado di rialzarsi.Così fa il simpatico presidente del consiglio e così fanno anche i suoi più fedeli leccapiedi in grisaglia. Le sparano grosse, grossissime, tanto ci credono quasi tutti. O almeno ci crede la maggioranza degli aventi diritto di voto.Schifani è ottimista. Dice che l’Italia ha tenuto la testa alta, che è in via di guarigione dalla crisi economica, che è un popolo fiero, e che non ci sono ostacoli al radioso futuro che l’attende.           anziano1.jpgDa qualche parte ho letto che lo diceva sempre anche Pol Pot.

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Alla periferia dell’Impero

Scritto da GUNNAR il 24 Dicembre 2009


Giovedì 10 dicembre 2009, la Procura della Repubblica di Monza, ha informato il sindaco di Monza, Marco Mariani, della misura cautelare adottata nei confronti di tre operatori della Polizia Locale, un ufficiale e due agenti, tutti facenti parte del ROIS (Reparto Operativo Interventi Speciali). A due dei tre dipendenti dell’Amministrazione è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, mentre per il terzo è stata adottata la sospensione per tre mesi dall’esercizio del pubblico ufficio.


Tra i reati contestati, violenza privata, danneggiamento di un cellulare e rapina di carta d’identità. La denuncia è partita da due cittadini rumeni che erano stati fermati dagli uomini della Polizia Locale per il contrasto dell’accattonaggio.

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La replica del Primo cittadino non si è fatta attendere 

“Sono sorpreso e nel contempo amareggiato – afferma il Sindaco Marco Mariani - per quanto accaduto a questi pubblici ufficiali che conosco personalmente e di cui, pertanto, ho potuto apprezzare serietà, professionalità e dedizione nello svolgimento dei loro incarichi. Ritengo quindi che siamo in presenza di un abbaglio verosimilmente agevolato da persone che hanno interesse a dare una loro ricostruzione dei fatti in contrasto con la realtà. Noi crediamo ai nostri agenti e non ai due cittadini rumeni.


Auspico comunque una repentina chiusura delle indagini in corso nella convinzione che i successivi accertamenti faranno totale chiarezza sulla bontà e liceità della condotta dei tre pubblici ufficiali nell’espletamento del loro servizio”.

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Che il sindaco voglia attenersi al ruolo e difendere l’operato dei “suoi agenti” che personalmente conosce nulla da obiettare. Fa parte del gioco, per un sindaco, sostenere gli operatori di polizia locale che altrimenti non avrebbero ragione di essere “fedeli” alla Amministrazione.   Ma sostenere a-priori che si tratti di un “abbaglio” è cosa inverosimile se affermata nei confronti della magistratura inquirente soprattutto se si tiene conto del fatto che il pubblico ministero ha incaricato delle indagini la stessa polizia locale del Comune. Avrebbe certo potuto chiederlo ai carabinieri o alla polizia di stato. Invece ha incaricato, ritengo con una certa dose di coraggio, la stessa polizia locale, a cui gli indagati appartengono, per lo svolgimento delle indagini e sono le stesse indagini che hanno indotto il pubblico ministero ad adottare quelle misure cautelari.

Da un lato ciò implica che i poliziotti del Comune in qualche misura si sono dimostrati efficienti e al di sopra di presunti sospetti avendo dato prova di competenza e notevole senso dell’etica professionale.     Dall’altro la Procura ha reso onore al Corpo ritenendo che se vi sia colpa si tratti di un caso e non di una regola, di un comportamento eccessivo e ingiustificabile e non certo di una sudditanza psicologica verso le tendenze xenofobe di una amministrazione destrorsa e leghista.

Ma non è stato sufficiente per il sindaco. Egli ha rimarcato, come spesso indebitamente usa fare, la sua verità non provata, non sostenibile e non pertinente. Perdendo per l’ennesima volta un’occasione utile per dimostrare di possedere un intelletto funzionante e sufficiente sensibilità per dirsi appartenente e rappresentante di uno Stato di diritto. Avrebbe potuto almeno far finta di credere nella capacità della magistratura di saper far luce sui fatti realmente accaduti e che in fondo egli non conosce.

Di diverso avviso (ma non troppo) l’assessore delegato alla sicurezza il quale almeno ha il buon senso di esprimere una formula dubitativa.

“Non posso che esprimere – afferma l’Assessore alla Sicurezza Massimiliano Romeo - il mio più grande sconcerto per quanto è capitato a questi pubblici ufficiali. Ricordo infatti che i tre uomini fanno parte del ROIS e quindi di un’unità che, come i cittadini monzesi sanno e hanno potuto personalmente constatare, ha dato ottimi risultati sul piano della sicurezza e della tutela del territorio. 


Certo che resteremmo interdetti se l’adozione di tale misura fosse stata presa solo sulla base della parola delle due parti che si dichiarano offese.


Devo aggiungere che, come Amministrazione, ci stiamo comunque impegnando per ricostituire il Reparto Operativo Interventi Speciali ma devo però rilevare un’oggettiva difficoltà nella sua ricostituzione a causa della comprensibile sfiducia manifestata dai colleghi dei tre uomini loro malgrado coinvolte nella vicenda: grande è la paura, il disagio oltre che lo sconforto, che questo inspiegabile rigore della giustizia ha generato in tutti i dipendenti dell’Amministrazione e in particolare, in coloro che sono chiamati a svolgere delicati compiti di sorveglianza e di tutela del territorio facendo spesso fronte a situazioni difficili”.

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Quello che lascia perplessi è il fatto che dalle parole dell’assessore traspaia un notevole difficoltà nel ricostituire il reparto. Ma è anche significativo.

Infatti quelli sotto inchiesta erano “volontari”  e si sa il volontariato è legato o ai soldi o alle proprie convinzioni. In qualche caso ad entrambi.

Un poliziotto che va a caccia di morti di fame che accattonano solo perché sono pagati qualche soldo in più sono poco credibili. E’ più verosimile che siano davvero convinti che il loro mestiere è fare gli sceriffi per soddisfare le attese del sindaco che resiste solo perché la Lega lo vuole. E si sa che la Lega deve rispettare i proprio programma. E il programma della Lega è xenofobo e separatista.

Ognuno può trarre le conclusione che preferisce.

A questo punto non resta che una considerazione da fare. Può un amministratore dubitare che un a misura restrittiva presa nei confronti di tre operatori di polizia dalla magistratura solo “sulla base delle dichiarazioni degli offesi”?

Andiamo, cerchiamo di essere un po’ seri! Le offese dichiarate senza controprove accertabili valgono quasi nulla e non sospendono lavoratori della sicurezza solo su tali basi. Ci  deve essere dell’altro e le cronache recenti hanno reso un quadro abbastanza fosco di come certi operatori di polizia intendono il proprio lavoro e soprattutto come certi dirigenti di polizia dimostrino di stare a tale gioco che finché regge li rende ben accetti dai pubblici amministratori e li mette al riparo dal risponderne non appena il gioco non funziona più.

I fatti di Genova stanno lì a dimostrarlo. E se succede per le alte sfere delle forze dell’ordine cosa non accade dove l’eco della cronaca nazionale non arriva neppure di sbieco?

Nulla ci induce a credere che possa esserci una verità diversa da quella che sostiene il sindaco ma nulla ci induce a fare il contrario.

L’unica vera saggezza sarebbe lasciare alla magistratura il compito di fare il proprio lavoro nel migliore dei modi e senza interferenze. Non sarebbe questo per un sindaco l’augurio migliore per avere un minimo di certezze da dichiarare ai suoi cittadini invece di fare continuamente della bassa propaganda antimagistratura?

C’è qualcosa di marcio in Danimarca…        foto_pastiglione17.jpg

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Illusione di giustizia

Scritto da GUNNAR il 9 Dicembre 2009

Una falsa giustizia è come illusione ngiustizia.images.jpeg E’ esattamente così. Mi si creda sulla parola.                               Tuttavia, e senza voler cercare di difendere alcuno occorre anche aggiungere qualche dettaglio che non viene elargito al pubblico dominio perché assai scomodo.D’altro canto in tema di giustizia se ne sa veramente poco oltre ciò che qualcuno (governo ladro) vuole far sapere.Ma i fatti stanno in questo modo.CI sono le leggi. Esse vengono fatte dal Parlamento. Talvolta dal governo anche senza specifica delega. C’è chi deve accertare la violazione della legge. E’ il giudice che altro non fa che convincersi delle prove che il pubblico ministero raccoglie per lui. E il pubblico ministero si serve di operatori (malissimo pagati e molto poco rispettati) per raccogliere le prove che egli poi assembla per farle esaminare al giudice.In aula di giudizio il giudice ha tanto peso quanta gliene consente la legge sulla base delle prove dimostrabili.                                             Dunque, per quanto la si voglia rigirare il “libero giudizio” del giudice non esiste. Esiste il libero convincimento del giudice che però non è legittimo in aula. Mentre è legittimo solo il suo giudizio motivato, sentite le parti e visti gli atti. Inoltre in assenza di un accertabile e motivato convincimento egli non può far altro che “leggere” la legge e applicare la sanzione.                   Fine.                          E se ha qualche dubbio ed è onesto assolve.                                                    Se disonesto segue l’istinto dettato dalla sua personale sopravvivenza come funzionario dello stato (di diritto?).                                                                                      Poi ci sono gli avvocati.1213690847.jpg Essi sono una classe di parassiti assai speciale. Vivono delle altrui disgrazie e sono come le sanguisughe. Se non hanno clienti se li vanno a cercare e se non ne trovano li creano.Sono tanti. Sono ovunque e prima del “berlusconismo” erano nelle pieghe del sistema. dopo sono entrati nel sistema stesso condizionandolo in maniera direi irreversibile.             Attenzione alle parole.    parole_di_pietra1.jpg                 Non si deve negare la difesa all’accusato. Ma si deve impedire in sommo grado che tale difesa prevarichi la necessità di ottenere una sentenza in tempi ragionevoli. Si deve impedire che il colpevole non paghi o l’innocente paghi per un errore altrui.Per esempio per un errore del sistema di amministrazione della giustizia.Nel sistema anglosassone il diritto è amministrato nel nome della legge e la legge tutela prima di tutto l’interesse della collettività, quindi soprattutto rende economicamente sostenibili i costi della giustizia per l’intera comunità e per i singoli coinvolti. E gli avvocati non creano artefatti perché il giudice ha il potere di impedirlo e perché il sistema gli da la facoltà di farlo.Il fatto che ci possano essere errori (o che ci siano errori) è fisiologico. Ma nel nostro Paese per non commettere errori si fugge dalle sentenze rinviandole sine die, oltre ogni sopportabile senso logico e umana forza di comprensione.  stub_mitologia_greca.pngVittime di questo sistema sono tutti.                                    Tranne coloro che foraggiano il sistema e gli avvocati che lo regolano. Anzi che oggi lo governano.Una nota finale che vale come una ciliegina.             Nel diritto anglosassone la bugia detta, in pubblico, davanti al giudice, o alla polizia che indaga o al semplice pubblico funzionario che fa accertamenti è esattamente equivalente ad una ammissione di colpa.                                      klimt_atena.jpg               La bugia, la menzogna, il falso sono perseguiti e strocati ogni volta che vengono accertati.                      Nel nostro sistema mentire è non soltanto ammesso ma addirittura incoraggiato dalla legge che lo ammette come legittimo atto di difesa personale. Codice alla mano.                                                              bella20catene1tc1.jpg         Il nostro sistema giudiziario così non potrà mai funzionare anche se le corti e gli uffici saranno ricchi di personale, efficienti e informatizzati e dotati di persone che non hanno solo la laurea ma anche il cervello.

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Se le telecamere potessero impedire la violenza

Scritto da GUNNAR il 6 Dicembre 2009


civetta-2-rifatto.jpg    Le telecamere non educano.Non fanno progredire di un micron l’umanità.Consentono ad alcuni – che si autocertificano come tutori di un bene o di un interesse – di intervenire a difesa di quel bene o di quell’interesse. Se vedessi picchiare un bambino, o un qualsiasi altro individuo indifeso, interverrei.

Sono intervenuto.   bella20catene1tc.jpgNe ho pagato le conseguenze. Ma interverrei ancora.Se vedessi qualcuno che per una ragione qualsiasi picchiasse mio figlio potrei anche farlo secco! e senza alcun problema morale. Senza pentimento alcuno. Senza chiedere la comprensione di alcuno e certo non andrei a perorare la mia causa davanti a telecamere e microfoni.charon.jpg

 

Quello che intendo dire è che l’essere sotto osservazione non mi fa sentire più tranquillo. Sapere di mio figlio o di mia figlia sotto osservazione non mi farebbe stare a mio agio e neppure mi darebbe sicurezza.Un danno resta tale anche dopo che è stato filmato.Il problema vero non consiste nella sorveglianza. Almeno non soltanto.

Consiste nell’etica che è assunta dalla cultura sociale di riferimento.Se i figli sono un “bene aggiuntivo” di colorazione sociologica in una società in cui tutto si deve consumare essi sono poco più di un “bene di consumo che dura il tempo dell’affrancamento dalla famiglia. Nel frattempo restano più o meno un oggetto di conversazione e in alcuni casi diventano strumento che alimenta un mercato indotto (asili nido, nursery, vendita di prodotti per bambini, fabbriche di biancheria e di cappellini formato mignon, comunioni, eucaristie, festini, merendine, giocattoli, play station, libri e libbricini - spesso scemi o diseducativi – fumetti, televisioni e altro e altro ancora…) Una vera tragedia. Tutto tranne che un vero e significativo legame affettivo e un legame strutturale tra due culture che si sugellano all’intersezione di due generazioni. Nulla viene lasciato e nulla viene ereditato.Alla generazione che segue gli si lascia un mondo sempre più fatto di pezzi di plastica e sempre meno di parole portatrici di significato. Ma, volendo, gli si lascia anche un lungometraggio fatto di spezzoni di filmati ripresi di nascosto in ogni luogo da proteggere…Vi prego di perdonarmi ma non mi sembra un gran ché come passo in avanti sulla strada dell’evoluzione…Questo scrissi sulla proposta che fu avanzata di tenere sotto controllo i luoghi in cui i bambini sono lasciati in parcheggio dalle loro madri che si affidano a tutrici ed educatrici dell’infanzia. La proposta nasceva dall’ennesimo caso di violenza sui minori perpetrata ad opera di educatrici e tutrici, appunto. Ma le mie obiezioni suscitarono alcune risposte di varia natura. Alcune scomposte e del tutto insignificanti. Altre più meditate e certamente più pertinenti. Ma ne solo una parte da una che mi ha lasciato perplesso assai.

libro2if.jpgEccola.                     beslan03.jpg                                   Violenza? Cosa credi che sia ciò che chiami violenza se non il fratello contro il fratello? Tu credi che l’uomo sia in diritto di offendere l’altro uomo sol perché l’altro uomo sia appunto un’altro, cioè non in te?No, egli è fuori di te ma è in te poiché è la parte che a te manca per essere uomo.Se tu fossi l’unico al mondo cosa diresti di te?Non diresti certo che sei un uomo perché non avresti la misura della tua umanità.Io questo dico:Un uomo è tale quando può paragonarsi ad un uomo.Non avendo la pietra di paragone cosa penseresti di te?Ecco ciò che dovrebbe far l’uomo migliore.

 

Non ho resistito. Ho replicato in questo modo.graz89nt8.jpg

Interessante, ma sposta l’attenzione ad altro. Come ogni fenomenologia interpretativa a sfondo religioso.Vivere secondo un “dogma” che sia religioso di religione riconosciuta o di religione sotterranea, animista, non convenzionale, pseudolaica e via dogmatizzando, non cambia. Anzi peggiora le cose. Sarebbe appena sufficiente riconscere il diritto all’autodeterminazione degli individui nel constesto storico sociale in cui essi vivono, sarebbe sufficiente riconoscere l’elemento di legittimità che fa di ogni membro di una società una persona portatrice di significato per sé stesso e per il fatto stesso che esiste. La materia non ha alcun dovere di dimostrare la propria esistenza. Essa esiste che piaccia o che non piaccia. Essa esiste e basta.        bambini-malati.jpg                                  Le persone esitono come materia e noncome ipotesi di realizzazione. I bambini sono solo uno stadio della materia umana. Sono un progetto in costruzione e sono il futuro ancora da realizzare. Essi non devono dimostrare il loro diritto ad esistere. Esistono e basta.Sono gli adulti che devono invece avere il coraggio di dimostrare ai loro figli di esserseli meritati. Sono gli adulti (padri e madri sena connotazioni giuridiche) che devono dimostrare ai loro figli che sono in dovere di estinguere i debiti che vorrebbero lasciare in eredità: essendo essi incapaci di far ciò, soprattutto per stupida arroganza e insulsa presunzione, ritengono sufficiente riempirli di promesse, anche solo sotto forma di denaro da spendere.                          bambini-01.jpg In realtà dimostrano solo la loro impotenza. E poi, sempre più frequentemente, trasformano la loro frustrazione in raccapricciante dimostrazione di bestialità.                                      zingari-elemosina-bambini.jpgLa risposta non si è fatta attendere e si manifestò in questi termini….                 Rispondo brevemente al tuo primo commento e al commento al mio commento. Sul primo sono d’accordo e lo sottoscrivo tranne la parte riguardante la violenza estrema sulla violenza.Per quanto attiene invece lo “spostamento dell’attenzione … come ogni fonomenologia interpretativa a sfondo religioso”, ti prego di rileggerlo dopo aver sostituito le parole, Dio, Cristo e Luce con me stesso, te stesso, esperienza ed evoluzione e sono certo che lo vedrai sotto una nuova “luce”, anche da ateo che crede di essere senza Dio.

Anche in questo caso non ho resistito e ho replicato nei termini che seguono.

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Mio buon amico. Ci risiamo. Non si tratta di essere ateo ”che crede di essere senza dio”.                    Non”credo”. Così, semplicemente.                                                                Per il semplicissimo motivo che non ho bisogno di farlo e non mi viene nemmeno voglia di desiderarlo. In quanto alla “sostituzione” di significanti con appropriati significati mi va bene. Anzi è sicuro che si possano vedere nuovi orizzonti.                                                                                           Tuttavia, se me lo permetti, vorrei fare una breve considerazione. Tutto il nostro mondo occidentale e i derivati che vi si allignano vivono di una cultura che si rallegra più dei significanti che dei significati. E’ un luogo in cui le parole hanno un peso che è variabile; passando di mano in mano, o di bocca in bocca, un luogo che assume valori diversi a seconda di chi li usa o di come li si usa. E’ un gioco. 1133191925yyitxz.jpg                                                     Ma è un gioco che fa molto male. Occorrerebbe prima identificare il vero valore delle parole e poi giocarci su come si vuole e per i motivi che si vuole.In fatto di bambini poi la cosa assume un tono davvero drammatico. Ad essi si insegnano parole, in modo più o meno volontario, di cui non si conosce il vero significato e nemmeno lo si cerca. Si assume la parola “bene” nei contenuti i più vari, la parola “amore” nelle declinazioni tonali più inconsuete e fuorvianti, e vale per tutte le parole da pochi giorni di vita in poi.          

Senza parlare della scuola che distrugge molto e costruisce poco. E senza parlare delle metafore mitologiche (religiose) che insegnano a credere nell’esistenza di luoghi inesistenti, in doti impossibili ma ben descritte, in azioni inumane ma rese docili dall’umana narrazione… condizioni irreali e immaginifiche ma infinitamente desiderabili che, alimentando speranze insostenibili e creando fin da piccoli i scrigni mentali inducono un destino d’illusione e ad una delle delusioni più profonde e insanabili.                  

Quei piccoli presi a sberle e malmenati possono persino essersi convinti inconsciamente che “amare” significhi prendere a schiaffi il prossimo… magari con l’aggiunta di un “lo faccio per il tuo bene”.                                        

Chiamare le cose con il proprio nome e rendere il significato assoluto per distinguerlo, con le dovute cautele, dalle sue possibili varianti non credo sarebbe cosa sbagliata.                          

Potrebbe anche essere la via per isolare o neutralizzare tanta ipocrisia.Le parole che si vorrebbe io sostituissi hanno un significato proprio e una valenza propria che non coincide affatto con il “te stesso”, il “me stesso”, “esperienza” ed “evoluzione” i cui valori semantici sono lontani assai dalle connotazioni che chiunque attribuirebbe alle altre parole.                            

E credo che il “peso” di tali connotazioni sia la linea di demarcazione tra un sistema in evoluzione e un sistema statico. Il primo prevede infinite possibilità e variabili. Il secondo esiste solo in una forma cristallizzata, fissa, immutabile.       pan_afrodite_eros.jpg                                                          Ritengo che il percorso da seguire sia sempre il frutto di una scelta e le scelte sono solo umane.

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