LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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  • Dopo l'incubo ecco la realtà

    Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro. Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli. I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili. Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte. Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
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  • Senza storia ma libero

  • Il tempo sta per scadere

    Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso. Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca. Molto divertente vederne saltare i pezzi.
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Archivi per Gennaio, 2010

Lo scanner

Scritto da GUNNAR il 23 Gennaio 2010


andr3.jpg     A parlare e a scrivere talvolta si fa in fretta.   

Sembra tutto facilissimo, o difficilissimo, o semplicemente scontato.

Per giorni si è parlato di “body scanner”. Roba da americani. Macchina che “mette a nudo” frugando sotto i vestiti della gente alla scoperta di bombe, pistole, esplosivi, contenitori sospetti ecc, tutto in nome della sicurezza.

Bella la sicurezza. Cosa che nessuno può veramente garantire e che nessuno osa garantire, e se qualcuno lo fa è palesemente un ciarlatano o un venditore di fumo.

La sicurezza è inesistente. Una chimera, una meta  irraggiungibile, un’utopia.  segnalibro-titti1977002.jpg

Gli esseri umani non sono per natura al sicuro da nulla, figurarsi se possono difendersi da sé stessi.

I meccanismi di difesa dal “pazzo col tritolo nel cappotto” non esistono. A meno di non sapere in anticipo chi sia, cosa porti addosso e quando deciderà di agire, non si può proprio fare nulla. Anche ad avere telecamere e sensori dappertutto non si può proprio intervenire “a-priori” ma solo dopo, quando c’ da raccogliere i cocci e spargere le polemiche.

E tuttavia occorre fare una distinzione tra ciò che è sensato da ciò che pur essendo insensato è inevitabilmente rassicurante.

Ferme restando le individuali possibilità di prevenzione e di attenzione tutti abbiamo in un modo o nell’altro la necessità di sentirci rassicurati. Di sentirci protetti. Di pensare che ci sia una possibilità di acciuffare il matto prima che esploda e ci faccia tirare un sospiro di sollievo liberatorio. E’ cultura “holliwoodiana” forse. Ma tanto catartica.    beslan03.jpg

E accettiamo di farci sorvegliare da telecamere in banca, all’uscita dei cessi (come a Copenhagen, a Dublino e a Stoccarda), oppure allo stadio, per chi ci va, o alle poste, nelle gioiellerie, negli “atelier” di moda, anche in talune salumerie di Milano hanno messo telecamere. Senza parlare di luoghi pubblici, uffici comunali, luoghi d’incontro, piazze e mercati e parcheggi di grandi dimensioni. Un’orgia di sorveglianti e un oceano di sorvegliati.

E siamo sempre rintracciabili. Via cellulare, via carta di credito, via antitaccheggio nelle mutande appena comprate, via indicatore GPS, HTUMS, GPRS… ecc.

Ma chi volete che si preoccupi del “body Guardone” agli aeroporti se non quelli che non sopportano le code neppure all’apertura dei saldi?   venere_cupido_allori.jpg

Si guardi la cosa dal lato positivo: Quando tutti sapranno tutto di tutti non ci saranno più pettegolezzi da snocciolare nelle pause del caffè e forse si potrà trovare un argomento dignitoso di cui parlare.

Ma soprattutto non ci saranno terroristi e non ci saranno vittime.

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