Lo scanner
Scritto da GUNNAR il 23 Gennaio 2010
A parlare e a scrivere talvolta si fa in fretta.
Sembra tutto facilissimo, o difficilissimo, o semplicemente scontato.
Per giorni si è parlato di “body scanner”. Roba da americani. Macchina che “mette a nudo” frugando sotto i vestiti della gente alla scoperta di bombe, pistole, esplosivi, contenitori sospetti ecc, tutto in nome della sicurezza.
Bella la sicurezza. Cosa che nessuno può veramente garantire e che nessuno osa garantire, e se qualcuno lo fa è palesemente un ciarlatano o un venditore di fumo.
La sicurezza è inesistente. Una chimera, una meta irraggiungibile, un’utopia. 
Gli esseri umani non sono per natura al sicuro da nulla, figurarsi se possono difendersi da sé stessi.
I meccanismi di difesa dal “pazzo col tritolo nel cappotto” non esistono. A meno di non sapere in anticipo chi sia, cosa porti addosso e quando deciderà di agire, non si può proprio fare nulla. Anche ad avere telecamere e sensori dappertutto non si può proprio intervenire “a-priori” ma solo dopo, quando c’ da raccogliere i cocci e spargere le polemiche.
E tuttavia occorre fare una distinzione tra ciò che è sensato da ciò che pur essendo insensato è inevitabilmente rassicurante.
Ferme restando le individuali possibilità di prevenzione e di attenzione tutti abbiamo in un modo o nell’altro la necessità di sentirci rassicurati. Di sentirci protetti. Di pensare che ci sia una possibilità di acciuffare il matto prima che esploda e ci faccia tirare un sospiro di sollievo liberatorio. E’ cultura “holliwoodiana” forse. Ma tanto catartica. 
E accettiamo di farci sorvegliare da telecamere in banca, all’uscita dei cessi (come a Copenhagen, a Dublino e a Stoccarda), oppure allo stadio, per chi ci va, o alle poste, nelle gioiellerie, negli “atelier” di moda, anche in talune salumerie di Milano hanno messo telecamere. Senza parlare di luoghi pubblici, uffici comunali, luoghi d’incontro, piazze e mercati e parcheggi di grandi dimensioni. Un’orgia di sorveglianti e un oceano di sorvegliati.
E siamo sempre rintracciabili. Via cellulare, via carta di credito, via antitaccheggio nelle mutande appena comprate, via indicatore GPS, HTUMS, GPRS… ecc.
Ma chi volete che si preoccupi del “body Guardone” agli aeroporti se non quelli che non sopportano le code neppure all’apertura dei saldi? 
Si guardi la cosa dal lato positivo: Quando tutti sapranno tutto di tutti non ci saranno più pettegolezzi da snocciolare nelle pause del caffè e forse si potrà trovare un argomento dignitoso di cui parlare.
Ma soprattutto non ci saranno terroristi e non ci saranno vittime.
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