LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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  • Dopo l'incubo ecco la realtà

    Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro. Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli. I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili. Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte. Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
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  • Senza storia ma libero

  • Il tempo sta per scadere

    Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso. Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca. Molto divertente vederne saltare i pezzi.
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Archivi per Marzo, 2010

donne

Scritto da GUNNAR il 20 Marzo 2010


E per ora mi limiterò a dire che non cercherò minimamente di allonatanarmi dai consueti luoghi comuni. Non ne vale la pena.  

E poi perché farlo? Le donne invogliano ai un luoghi comuni per definizione. Altrimenti perché parlarne.  

Tuttavia voglio fare una premessa che mi sembra non solo doverosa ma necessaria.  

Non sono critico verso le donne più di quanto non lo sia nei confronti di qualsiasi altro essere umano che agisca anche inconsapevolmente in modo stupido oppure che agisca in modo stupido per scelta.  

Tutti abbiamo diritto ad un po’ di comprensione e a un po’ di attenzione. Ma averne diritto è un conto pretendere la totale e assoluta dedizione è ben altra cosa.Fatte le necessarie premesse dirò delle donne. Sono solo apparentemente fragili. La storia del “sesso debole” è, per l’appunto, una storia. Direi che è una mitologia. Anzi aggiungerei anche che non c’è alcuna forza più dirompente di una donna determinata a creare problemi, a distruggere chi voglia ostacolarla, a ridurre la tranquillità in tragedia quotidiana e ad ergersi a giudice prima e carnefice poi delle altrui debolezze.

Ogni donna sa che ogni uomo ha bisogno di averne un pò intorno. Non ho mai conosciuto un uomo che fosse disinteressato alle donne al punto da poterne fare ameno del tutto e senza ripensamenti. E gli omosessuali?, mi si domanderà. Anche loro hanno bisogno delle donne perché devono avere un metro di confronto psicologico e anche perché devono adeguarsi. Per esempio devono avere un minimo di spazio per spettegolare di qualcosa.

E se qualcuno crede che spettegolare sia un luogo comune tipicamente utilizzato per identificare l’universo femminile ebbene è vero.

Lo è.

E ci sarà pure una ragione.Il fatto abnorme è che i luoghi comui sulle donne sono elementi di prova e non atti di denigrazione o di diffamazione.Vero che lo sono anche i luoghi comuni sugli uomini. Assolutamente vero. Ma ora parliamo delle donne e quindi gli uomini li consideriamo come parte della cornice.

 

La suocera.   funnyman_masks_055.jpg

 

 

Essa è una figura mitica. E’ l’elemento unificatore tra il male trascendentale e l’ostinazione cosmica. Essa vive in funzione del danno che riesce a provocare nella “nuova” famiglia che pure ha contribuito a creare. Ella “deve” creare una nuova famiglia perché ha nei suoi geni la necessità di protendere la specie verso il futuro. La suocera è una categoria dell’arte: si manifesta con tutti i risvolti dell’orrore in forma artistica e non importa quale sia l’arte di riferimento.

Cerchiamo di fare chiarezza. Prima di essere suocera è stata bambina, giovane donna, moglie, madre… quindi suocera. Ha attraversato tutta la serie delle formalità creative. Se sia ciò che diventa per effetto dell’influsso del mondo maschilista becero e infantilmente cattivo in cui vive o se invece lo sia per effetto di una forma di volontà creativa del fato non è dato di sapere. E in fondo non interessa saperlo. Tanto saperlo non cambierebbe di una virgola il destino del genero o della nuora.

 La bambina cresce in un ambiente in cui Più o meno ogni cosa le è dovuta.   bambini-01.jpg                                                                La giovane donna si rinvigorisce nella consapevolezza di poter avere gli strumenti per dominare gli imbecilli. Peccato che poi finisce con il credere che siano tutti imbecilli e non riesca più a fare distinzioni serie. La donna, ormai matura, o è già diventata un po’ androgina ed esplicita dominatrice quindi non ha bisogno di un uomo essere umano ma solo di un fuco o di uno stallone per passatempo. Oppure ha fatto esplodere la sua femminilità all’estremo ma deve contenerla entro i limiti della sociale decenza e allora cerca un compagno che diventi marito sperando che sia il meno peggio che le possa capitare.    aphroditeerosscudder-l.jpg                     Tutto il resto è una susseguirsi di adattamenti successivi in cui o riesce ad essere soddisfatta e riterrà convenientemente raggiunta un mèta oppure non è soddisfatta e riverserà tutte le responsabilità sul cretino che le sta di fianco. A lui attribuirà gran parte della sua insoddisfazione, della sua frustrazione, delle sue aspettaative mancate.Intendiamoci. Non che ciò non sia possibile. Certo che lo è. Certo che l’uomo spesso sia un cretino nei modi e nelle scelte e renda la sua presenza pesante e mutilante in una qualsivoglia forma di comunicazione. Il fatto però è che lei poteva anche evitare di affiancarlo. Di stargli addosso, di spingerlo a riconoscerla come compagna.                                                                                   eros.jpg    Voglio dire che non esisterebbero i padroni se nonci fossero persone disposte a farsi schiavizzare.Se è vero, come sembra, che le donne dimostrano alla lunga una maggiore capacità di adattamento e una migliore forza intellettiva come mai restano il più delle volte a guardare?, Come mai si fanno sottomettere, come è possibile che non si liberino del giogo del maschio scemo? E soprattutto, come mai non gli impediscono di esercitare in maniera così dannatamente e perniciosamente dannosa un potere sociale ed economico sull’intero pianeta?      berlusconi-sfiga.jpgCredo che se le cose stanno così non è solo perché gli uomini siano prepotenti, violenti, bruti, stupidamente avidi di potere e immarcescibilmente votati all’autodistruzione. Credo che una buona fetta di responsabilità sia nelle mani delle donne che lasciano fare

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Le immagini della mente

Scritto da GUNNAR il 13 Marzo 2010


Seguire un percorso tra i labirinti della propria mente è un’ambizione indefinibile.pollock.gifSpesso è solo ineluttabile. E’ quello che si prova osservando una grande tela su cui si srotolano intrecci in ramificazioni arrotondate e sensuali. Una sorta di canalizzazione e d’infinite innervature. Trama e ordito di vita interiore, inaccessibile ai più. Speso insondabile anche per chi la vive. Mi ci specchio dentro e mi sembra di annegare. Poi ricomincio a seguire un nuovo percorso. Impossibile. Devo interrompere la sequenza.  Annoto limiti già definiti, come intagliandovi piccoli segni con una lama per ricordarmi di esserci già stato. Recupero una nuova sequenza, la ri-definisco conformandola alla mia condizione di vivente.Mi sembra che vada meglio, mi sembra che funzioni. Quasi fosse un’associazione felice, un richiamo ad un nuovo ricordo, un affiorare di nuovi stimolanti pensieri. L’imprevedibilità diventa quasi piacere e si attende con allegria diffusa il nuovo passo da farsi tra quelle linee di labirinto. Vita. pollock-number-81.jpgPoi di nuovo infelicità, pungente e beffarda che si esaspera nel conflitto tra il desiderio e la sua realizzazione. Tra la voglia di generare e la necessità di non soffrire. Così decido di riprendere il gioco. Voglio perdermi di nuovo nelle spire del labirinto, restare sospeso giocando nell’attesa e nella speranza generata dall’attesa. Così mi perdo tra le linee dell’arte di Pollock. Potrebbero dirsi molte cose sull’arte di Pollock. Per esempio che è stato un maestro dell’espressionismo astratto. che il suo dripping è d’una immediatezza che solo l’istante d’una follia disperata riuscirebbe a generare, che il suo agire artistico rinvia, senza soluzioni di continuità, ad un percorso che Joyce potrebbe riprodurre con  il suo flusso di coscienza dove le parole non hanno più un significato unico. Si rianimano di sequenze di significati inscatolati gli uni negli altri rinviandosi l’uno all’altro. Si potrebbe dire di Pollock che la sua è un’arte costruita con un deflusso di coscienza espresso con intenzioni provocatoriamente contraddittorie.

Espressioni solo apparentemente contraddittorie però. L’artista amava ripetere che “se tu dipingi il tuo inconscio le fiugre devono per forza emergere“. Una specie di lucido delirio sembrava padrone del suo fare artistico.pollock-1.jpgE ancora altro come la sua voglia di “star dentro il quadro”, girarci intorno, dosare il colore e le sue mescolanze da lasciar sprofondare sulla tela. Nulla è veramente come sembra e nemmeno casuale nell’arte di Pollock. Forse Harold Rosemberg, conversando con Pollock nel 1949 intuiva soltanto che l’action painting di cui lui parlava, altro non era che l’univa salvezza alla frustrazione interiore, una fonte di magia capace di far sopravvivere un’anima al disfacimento del corpo.


 pollock19481.jpg

Eppure non mi sembra il modo giusto per accostarsi alla sua opera.

 

Se mai è esistita una forma di “opera aperta” questa la si può esemplificare con le realizzazioni di Pollock. Egli sembra aver conquistato la forza di poter definire l’indefinibile. Come le narrazioni sull’insensatezza del presente di De Lillo, oppure come le inafferrabili sequenze dei piani narrativi di un regista come Quentin Tarantino.

 

Pazzia forse.

 

Qualcuno l’ha sospettato e l’ha anche scritto. Qualcun altro ha sdegnosamente arricciato il naso di fronte all’inestricabilità d’un linguaggio incomprensibile, irriducibili a schemi decifrabili.

 

Ma nessuno ha osato distogliere lo sguardo. E’ lo sguardo che conta.

 

L’intensità con cui lo sguardo si posa sull’opera, la fissità che l’opera riesce a generare, come fatale attrazione, affascinante e ineluttabile destino, come uno schianto contro un muro guidando da sfiniti e ubriachi nella notte.

 

Pollock rinuncia alla consapevolezza razionale. Sembra che non abbia alcun desiderio di rappresentare qualcosa ma solo l’agire. O il suo agire. Di definire sé stesso mentre vive il desiderio di fare l’opera. E’ l’atto stesso del “fare” che è il momento più facilmente semplificabile del fare artistico. E, a ben pensarci, non potrebbe essere diversamente,

 L’anima non è candida. L’arte non  è finita se non quando la si vuol chiudere nella sola sua rappresentazione formale.

L’abito, la forma, l’involucro altro non è che la guaina di un contenuto. Attraverso essa il contenuto si valorizza, si mostra al mondo. Diventa oggetto storico e accoglie in sé la temporalità del divenire qualcosa nella mente di qualcuno nel preciso momento in cui qualcuno la osserva, e ne prende possesso.

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Libertà

Scritto da GUNNAR il 3 Marzo 2010


Libertà.

Parola carica di infiniti riporti simbolici.y1po7aelgtbovdn0x5wulksmdxqhc4pljrypwziqpnal374xtd67f3xdptf63qjpl_uuowuryvgm4g.jpeg

Un orizzonte perennemente inseguito da innumerevoli naviganti, a volte temerari, a volte calcolatori, a volte solo illusi.

Libertà è solo una cosa, credo.

La possibilità mai negata di scegliere la propria strada, la possibilità illimitata di decidere per sé stessi. La possibilità di avere la certezza che ogni scelta fatta in questa dimensione irripetibile sia una scelta fatta per propria volontà.

liberta-di-stampa.jpg      Una società, antica, moderna, legata, sciolta, antropologicamente evoluta è solo una società che riconosce ai propri membri la possibilità di scegliere senza per questo condannarli se non si allineano.

In qualche modo la filosofia civile che prendeva vaghe forme nella Grecia del IV e III sec. e.a. nasce proprio intorno a tale contenuto.

Troppo ardito e lontano per definirlo allora.

Ma estremamente pragmatico per comprenderlo oggi.

Ciò però implica una inopinabile e inarrivabile misura d’eccellenza nella cultura complessiva, nella società come struttura multiforme e autoriproduttiva e tale che ad ogni suo membro sia riconosciuto il diritto di sbagliare e il dovere di pagare l’errore con la stessa facilità con cui gli sia riconosciuto il diritto di essere felice e di godere sei suoi successi.

Nell’anarchismo utopistico di Enrico Malatesta esisteva questa stessa idea.immagine-articolo-liberta.jpg

Mal nutrita dalle ingiurie dell’epoca ma comunque perfettamente comprensibili anche oggi da qualsiasi amante del buon senso.

Il vero problema nasce dalla competizione. Quella economica innanzi tutto. E via via tutte le altre forme di competizione e per tutti i motivi che le determinano.

Lo scontro implica la sopraffazione ed essa trascina dietro di sé lo scherno, il biasimo, l’umiliazione, l’isolamento. A loro volta queste forme materiali del comportamento si trasformano in rivendicazione, in ansia, in vendetta, rivalsa, aggressione.

La catena delle successive forme di reazioni è inarrestabile.

Il meccanismo innesta un sistema di regole codificate che si sedimentano a seconda dell’esercizio di potere che si stabilisce.   

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Nel sistema bizantino del nostro Paese, in cui nessuno si fida del prossimo ma nessuno lo vuole ammettere apertamente per timore di vendette o per l’incertezza di un futuro ausilio negato, ecco che le forme della sopraffazione hanno raggiunto la loro cristallizzazione più evoluta. Una struttura sociale in cui la libertà è una parola vuota, in cui la scelta è relegata solo a individuare la via meno dolorosa per arrivare al domani, in cui esiste la diffusa convinzione che chi è nato povero potrà al meglio morire di noia e al peggio finire in un ricovero per reietti mentre chi è nato ricco non potrà che mantenersi tale ameno che non  sia pazzo e autolesionista nei gesti e nelle azioni.

Un Paese sano culturalmente e socialmente non può fare altro che consentire che ciò si realizzi. 

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