Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro.
Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli.
I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili.
Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte.
Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso.
Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca.
Molto divertente vederne saltare i pezzi.
Ecco, il mio “ma” riguarda il vincolo della “privacy”.
Posso obiettare che questa “privacy” assomiglia ad una bufala? E’ una specie di foglia di fico dietro cui nascondere le pudenda che però tutti sanno esserci e fingono che così si salva la morale pubblica e l’onestà dei pargoli.
La riservatezza delle informazioni private è cosa buona e giusta ma per tutelarle non serve una legge. Serve una cultura sana e una mente funzionante in senso evoluto.
Le leggi che proteggono la riservatezza dei dati personali sono semplicemente una idiozia legale inventata proprio da coloro che dello spiattellamento ecumenico delle vergogne private ne ha fatto un fenomeno che rende “audience e denaro”.
Ma come? Ma che idiozia è? E quali abissali note di ipocrisia si vogliono raggiungere con questa pruderie ?
Si piazzano per mesi sei sfigati privi di materia grigia in una casa di vetro e li si espone alla morbosa curiosità dell’universo mondo e poi si strilla alla violazione della privacy?
Si imbastiscono pubblici processi tra inquilini che si sputano in faccia i propri panni sporchi per questioni di zerbini insozzati da cani da abbandonare in un immediato futuro e ci si deprime quando su un tabloid salta fuori una trombata tra governatori regionali?
Ma andiamo!
… chiunque accetti di apparire in qualche modo consente che di lui si parli e su di lui si riferisca. L’elogio del pettegolezzo l’hanno inventato i censori.
E i censori sono i primi beneficiari delle sue ricadute, nel bene e nel male.
I moderni censori vogliono mettere non uno ma innumerevoli bavagli a chiunque osi rendere pubblica qualsiasi informazione che possa mettere il re a nudo.
Che poi i giornalisti temano per il loro futuro (oggi più che mai) è un fatto innegabile e non è da tutti piantare un’intera esistenza e cercarne un’altra altrove solo per essere onesti ed eticamente sani, almeno professionalmente.
Certo però che se i giornalisti (di qualsiasi tipo) facessero con coraggio il proprio mestiere, chiunque sia a pagarli, forse il mercato censorio sarebbe molto più controllabile e i conflitti di interessi sarebbero ciò che sono in realtà: vicenda da repubblica delle banane
Questo articolo è stato pubblicato in 29 Maggio 2010 alle 05:50 ed è archiviato in Argomenti.
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