Il numero di voti non garantisce sull’intelligenza di chi li riceve
Scritto da GUNNAR il 11 Agosto 2010
Dieci cento mille o un milione di preferenze non offrono alcuna garanzia, ma proprio nessuna, sul fatto che chi li ha ricevuti sia persona degna di una qualche capacità intellettiva superiore.
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Se fosse vero, se ci fosse una sola prova scientificamente apprezzabile che tanti voti significhi tanta capacità di organizzare, di pensare, di progettare tutto a favore del bene comune, ripeto a favore del bene comune, e che questo bene comune sia l’obiettivo primario e fondamentale di tutta l’azione politica e che sia anche e soprattutto un obiettivo a breve scadenza e soprattutto con effetti a lunghissima scadenza, ecco, se ciò fosse plausibilmente comprovato e passabilmente vero allora ammetterei, magari a denti stretti, che i voti di Berlusconi (ma anche quelli di Bossi) sono quelli giusti. Ammetterei, anche con certo disappunto, che mi sono sbagliato, che non ho capito, che il progetto è (era) buono e che magari qualcosa è andato storto, magari per pura sfiga, e quindi non si è potuto realizzare.
Primo inciso: Ma, diciamolo, con una faccia così al governo come potreste mai pensare che ci sia un qualsiasi futuro desiderabile davanti a voi? E POI, RIPETIAMOLO, se questo è il futuro della politica italiana allora non si tratta di sfiga ma solo di masochismo.
Ma qualcuno mi deve saper spiegare perché allora la gente non è felice, gli stipendi calano, le tasse aumentano, il lavoro sparisce, il lavoro nero cresce, gli interessi privati prevalgono su quelli pubblici, le strade sono sempre più sporche, si vive sempre più affannosamente e qualcuno (molti pochi? Chissà) invece vive giorno dopo giorno sbattendoti in faccia il suo personalissimo successo ostentando la sua personalissima ricchezza, il suo personalissimo stato di benessere e sputandoti in faccia tutta la sua arrogante supponenza e la sua sfacciata presunzione.
Questo è il presente ed è molto più eloquente di un qualsiasi trattato storico che lontani posteri possano mai scrivere. Ma certo essi saranno portati a chiedersi come mai si sia fatto in modo che simili personaggi abbiano potuto non governare ma appena appena proferir verbo alcuno si chiederanno anche come mai qualcuno li abbia persino ascoltati.
Molti vivono in questo modo, giorno dopo giorno, una stanchezza quotidiana sapendo che il domani non riserverà niente di meglio e niente di buono.
Non resta quindi che affogare nell’inutile rito dell’adorazione televisiva davanti al totem che tutti ci ha resi scemi.
In questo triste momento della storia italiana, in una terra e dentro una cultura martoriate dall’insipienza delle classi politiche che si sono succedute prima durante e dopo l’Unità, la cosa peggiore che poteva capitare era quello di trovare il gatto e la volpe a fare baruffa per una questione di “onestà e di legalità”. Avete letto bene. Onestà e legalità da rispettare. Ma non si era detto che onestà e legalità sono quelle cose che appartengono all’etica della civiltà e che rappresentano la quintessenza della cultura della democrazia senza le quali nessuna democrazia esiste o potrebbe sopravvivere? E se è così allora non siamo in democrazia. Si tratta di qualcos’altro. Forse è qualcosa che non ha ancora un vero nome ma assomiglia molto ad una dittatura. Una corrotta dittatura
Molti voti rappresentano una garanzia di impunità. Uno scudo contro la curiosità degli intelletti indipendenti. E non importa se sono voti “pensati” o voti semplicemente elargiti al miglior banditore in piedi su una cassetta di frutta, o su un predellino di automobile di servizio.
Credo che una qualche forma di finale brutto si stia per materializzare davanti agli occhi di tutti. Alcuni sapranno a chi attribuire la responsabilità altri continueranno a credere che le colpe stanno altrove. Gli sciocchi dicono sempre così: non è mia la colpa ma è di…
Finale con brio
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