Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro.
Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli.
I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili.
Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte.
Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso.
Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca.
Molto divertente vederne saltare i pezzi.
Vale l’intero orizzonte un sospiro di stanchezza e di rassegnazione. Non sembra che ci siano vie d’uscita, anzi per dire il vero mi occorre pensare al mio presente, e al presente di moltissimi altri, come una gabbia di vetro dalla quale si vede bene che un altro mondo esiste ma si capisce anche che si tratta di un mondo che non ci appartiene. Un mondo in cui altri possono vivere ma non noi. Noi andiamo su e giù per corridoi anche molto luminosi ma sono solo una forma di prigione. Qualcuno, cinico e spietato, ci osserva dall’alto, scruta le nostre mosse le nostre fughe e le nostre più intime voglie. Ma non ci ama, anzi ci detesta ma ci sorride. Allunga le mani e ci prende ogni tanto e ci agita come fossimo pupazzi o marionette.
Poi se siamo buoni e ci facciamo manipolare ci rimette nella gabbia. Altrimenti ci mette in una gabbietta separata a farci languire. Alcuni vengon lasciati lì a marcire.
Questo osceno personaggio che ci manipola è il politico di professione. Egli non è affatto interessato a noi. Ma solo alla sua trappola di vetro. Vuole capire se funziona bene e quanto bene può funzionare.
Null’altro.
Stiamo morendo ogni giorno un poco di più e non ce ne rendiamo conto, troppo occupati a sputarci in faccia gli uni con gli altri. Troppo presi dalla nostra minuscola battaglia personale. Troppo fieri di noi stessi per capire quanto siamo insignificanti e quanto il burattinaio voglia che noi così si resti.
Questo articolo è stato pubblicato in 13 Agosto 2010 alle 23:53 ed è archiviato in Argomenti.
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