Scritto da GUNNAR il 15 Settembre 2010

Il vescovo di Milano ha proferito un’omelia che vale la pena di rileggere. Magari non tutta, magari soppesando con attenzione molti passi. In fondo sono e resto un ateo convinto che la mia esistenza di oggi sarà, prima o poi il foraggio per l’esistenza di altro nell’universo domani e non diventerà in alcun caso alimento per spiriti ultraterreni o divinità mitologiche di qualsiasi rieligione o di qualsiasi fede.

E tuttavia il vescovo di Milano, monsignor Tettamanzi, ha toccato un testo veramente dolente. Un nervo scopertissimo esposto a tuttele possibili infezioni morali.
Monsignor Tettamazi ha toccato il tasto del bene comune. Vala la pena di ripetere la locuzione: “Bene Comune”.

Cosa avrà mai voluto dire? A sentire le sue parole è tutto chiaro e non ci sono strumenti migliori per esprimere quei concetti. Le sue tesi coincidono in larga parte con quelle che da sempre vengono esposte, a vario titolo e in varia misura, da tutti quelli che, di fede o senza dio, hanno comunque a cuore l’esito del futuro dell’umanità. Un futuro che si costruisce poco per volta, spesso con fatica, quasi sempre ricostruendo ciò che parzialmente viene rotto dal tempo e dalla storia o deteriorato dalle scelte scellerate di pochi i quali ultimi, appunto, non sanno costruire nulla che possa dirsi fatto per l’umanità ma sanno solo distruggere ciò che non coincide conle loro aspettative, con il loro privato deisderio di primazia, con la loro connaturata sete di autoaffermazione, con la loro intima convinzione che il mondo giri solo in funzione del loro personale destino.
Persone così sono sole. Vivono un’esistenza in guerra perenne con tutti. Essi non sanno cosa voglia dire “dividere” l’eistenza con altri. Essi conoscono la sola compagnia di coloro che sono in grado di comprare, col denaro o col ricatto o con la persuasione strumentale e opportunistica.
Coloro che girano intorno a questi personaggi, a qualsiasi livello della scala sociale essi si collochino, a loro volta perdono di vista il senso del bene comune. Non possono farne a meno, Lo perdono perché stabiliscono le loro priorità in funzione della “devozione” o della “sottomissione” che riescono a dimostrare al loro “padre-padrone”.

La catena quindi si chiude intonro ad una micro struttura sociale chiusa e vincolante. La setta, il club, la loggia, l’organizzazione politica, il partito, altro non sono che manifestazioni più o meno pervasive di questo tipo di fenomeno. Il gruppo diventa l’unico riferimento e anche l’unica ragione di vita intorno a cui, o attraverso cui, operare scelte e finalità.
E’ cosa ben triste e distruttiva avere come finalità l’auto confinamento in un orizzonte così miserevolemnte ristretto.
A chi si riferisce il vescovo?
Personalmente sono quasi certo che il suo sguardo è rivolto alla condizione in cui versa lo stato sociale in Italia. E sono quasi altrettanto convinto che alcuni personaggi della vita politica, economica e culturale del nostro paese gli siano valsi mentalmente da esempio.
Egli ha parlato di ”… famiglie che vivono isolate tra le proprie mura… “. E ha concluso chiedendosi ”… non è questa la logica che anima le associazioni malavitose … ?”.
Riporto questo passo ripreso dai quotidiani perché oggettivamente contiene il vero richiamo al “bene comune”:”Questo atteggiamento (… ) è altrettanto grave e dagli effetti altrettanto devastanti quando è realizzato da coloro dai quali invece ci si attenderebbe un contributo decisivo alla costruzione del bene comune”.
Uomini e donne di potere o che agiscono per conto del potere di altri, Economisti che fanno conteggi ignorando la portata immensa che i loro conteggi hanno sulle persone, anche quelle che vivono nei luoghi più remoti del pianeta. Sindacalisti che non vedono oltre il limite confinario dei loro tesserati e non sono migliori di quei capipartito che s’impegnano solo per quelli che li sostengono e rifiutano categoricamente di prendere inconsiderazione la persistente contiguità con il resto della società. Il benessere di un a famiglia non può coincidere con il malessere di altre famiglie. Il malessere di un individuo non deve contaggiare il benessere di un altro ma il benessere di uno non può essere costruito in danno altrui, In nessun caso.
Visione cristiana? Secondo Tettamanzi lo è. Anzi è la sola visione utile.
Secondo un ateo come me non c’entra nulla il cirstianesimo, neppure il cattolicesimo. Ma solo il senso dell’etica sociale in una società evoluta e consabpevole della propria presenza nel mondo.
Forse una visione più ristretta, forse una concezione più materiale e finalizzata. Non so. Non importa neppure saperlo.
Condividi
Questo articolo è stato pubblicato in 15 Settembre 2010 alle 20:08 ed è archiviato in Argomenti.
.
Puoi seguire qualsiasi replica a questa discussione tramite il RSS 2.0 feed.
Puoi lascia un commento, oppure trackback dal tuo sito.