Scritto da GUNNAR il 2 Maggio 2011

Che alla fine possa riportare in vita tutti i morti ammazzati dalla chiesa berlusconiana.
Dicevo qualche tempo fa che si naviga a vista.
E ironizzavo aggiungendo: “Conformiamoci, dove stanno andando quelli andiamo anche noi così almeno non ci perdiamo. E’ importante non sbagliare strada che se accade si perde tempo si sprecano energie, ci si rimette di tasca propria e nessuno sarà pronto a darci una mano”. E lo ripetevo riportando le parole di un tale che viaggia con me e che mi chiama amico. Egli aveva un’idea abbastanza deviata della parola amicizia. Direi che è un’idea di tipo berlusconiano. Più che amicizia si tratta di formule contrattuali, di quelle con le postille in piccolo scritte sul verso e un mucchio di rinvii al codice civile.
Comunque ci ho ripensato ed ho ritenuto che si tratti di un pensiero dilagante, il conformismo; è una malattia molto italiana. Forse c’è del conformismo anche altrove nel mondo ma da noi ha assunto proporzioni patologiche soprattutto per il fatto che è del tutto paradossale nelle sue manifestazioni. Non solo è un conformismo di genere massimalista ma è anche un conformismo camaleontico: esso si modifica come tira il vento. Oggi si è tutti conformisti sulla scelta economica della destra domani, repentinamente, si diventa conformisti sulla scelta opposta. Dipende da chi ha i cordoni della borsa.
Ricordate gli italiani e i tassisti nella fase ascendente del precedente governo? Erano tutti contro i tassisti conformemente tranne (ovviamente) quelli che li appoggiavano per cavalcare la tigre dalla sponda opposta.
Oggi non ne parla più nessuno e i tassisti fanno esattamente quello che facevano prima, tirano a fregare il cliente. Ma nessuno se ne accorge perché il conformismo si è spostato sui delitti di cronaca. Vale anche per i farmacisti, i panettieri, i mercanti dei supermercati, i modalioli e gli stilisti, i carpentieri, gli architetti e gli ingegneri. Per non parlare degli avvocati, degli assicuratori, dei banchieri e di ogni altro libero professionista d’italica terra protetto dal sacro libro della corporazione di appartenenza.
Avrete notato quanto conformismo trabocchi dalle melliflue e incoerenti deviazioni linguistiche del Vespa nazionale? Egli è la quintessenza del qualunquismo servile quasi quanto lo è Fede. Ma quest’ultimo è contadino e bottegaio nella sua devozione all’Unto. Mentre Vespa non ha padroni dichiarati solo pagatori occulti, egli vive solo per servire il padrone di turno e sa come agire per cambiare campo in tempo per essere conformista di nuovo conio.
Oggi sta nascendo un nuovo conformismo. Il conformismo della critica a sinistra. Si stanno uniformando in molti, quelli che erano contro la sinistra lo sono ancora ma con maggiore rilassatezza dal momento che non ne temono rigurgiti. Hanno tutto sotto controllo e poi c’è LUI che vigila e zampetta lungo le vie di Pescara inseguito da affannate guardie del corpo che si capisce che non ne possono più a stargli dietro tanto è arzillo.
Anche chi è contrario o è stato contrario al berlusconismo (e a Berlusconi stesso per ciò che è e ciò che rappresenta), spesso si pone anche (o forse soprattutto) contro la sinistra. Perché?
Forse perché non riescono a distinguere nella nebbiosa fumeria delle dichiarazioni occasionali, un vero progetto, un progetto che sia alternativo, che sia fattibile, che sia risolutore. Non riescono a capire perché non si proponga qualcosa che affronti in maniera reale e innovativa, si potrebbe dire strutturale, i problemi di un’economia malata. E aggiungerei anche di una “cultura” malata. Perché non riescono a riconoscere elementi progettuali di rinnovamento della scuola, della cultura in generale, della ricerca, della società e della politica.
Non distinguono nelle dichiarazioni di qualsiasi esponente di sinistra l’afflato del vincitore, nemmeno morale, di una competizione che si possa giocare sul piano dell’onestà. Forse non è demerito dei rappresentanti dell’opposizione di sinistra. Ma certo è demerito della sinistra nel suo insieme non saper produrre qualcosa di diverso dalla solita contumelia in parte rivendicativa e in parte lamentosa.
E la giustizia? dov’è finita la giustizia nella cultura di sinistra? Ma è possibile che l’unica voce a chiedere persistente e indomabile un po’ di giustizia sia la voce di Di Pietro? Ho stima di Di Pietro ma non ha il carisma del politico egli rimane uno sbirro con la toga. Senza cattiveria lo dico ma con simpatia. E’ già tanto che riesca ad avere un partito e se ciò accade è soprattutto per la forza della sua combattività e per la coerenza delle sue scelte che valgono più della coerenza delle sue parole. Anche tra i suoi affiliati ci sono arrivisti, megalomani, truffatori e cacciaballe. Non ci si può far molto. Credo che nessuno possa farci qualcosa per evitarlo.
Se poi si vuole scambiare la parola giustizia con giustizialismo ci si accomodi. Meglio un sano giustizialismo che un insipido e ipocrita garantismo d’accatto. Con buona pace di tutti i garantismi fasulli e beceri che si spargono negli interstizi del malaffare mafioso-camorristico-politico ecc. Ferrara docet.
Vorrei ricordare ai critici della sinistra, ma vorrei che qualcuno più influente di me lo rammenti alle teste pensanti della sinistra (ufficiale e ufficiosa), che il vero problema non sono le ormai stantie questioni della sinistra ma è Berlusconi e la cultura berlusconiana. Come lo è cultura che ha generato un personaggio come Berlusconi e gli ha consentito di vegetare fino al momento di diventare produttore di malaffare legalizzato.
Ricordo che è lui e ciò che lui rappresenta il problema più grave della storia recente di questo Paese. A qualcuno deve essere sfuggito il significato vero dell’attacco che il governo Berlusconi sta attuando contro la Costituzione italiana.
Non si tratta con chi delle leggi se ne fotte! Non si tratta e non si fanno prigionieri. Non è ammissibile alcuna pietà per il semplice fatto che l’ometto di Arcore non ha pietà di nessuno, non ne ha mai avuta e non ne avrà mai. Egli ha solo dipendenti, baciapile e servi: i primi li paga e i secondi li ricatta e i terzi li costringe con la pagnotta.
Qualcuno sostiene che gli italiani sono un popolo fragile. Ancora non educato ai valori della moderna democrazia. Un popolo non avvezzo a distinguere il falso dal vero. Un popolo troppo soggiogato dal becero qualunquismo della Chiesa di Roma, un popolo che fatica a comprendere i confini della moralità e della decenza quando si tratta di avere relazioni sociali. Un popolo ancora incolto e sostanzialmente semplice nelle emozioni e facilmente manipolabile. E questo anche un fallito come Ferrara lo pensa ed è per questo che quando si creano combinazioni inattese come accaduto recentemente a Milano al PalaSharp, dove intelletti non acquistabili e non schiavizzabili si sono sentiti in dovere di ritrovarsi per un momento a scoprire di non esser del tutto soli, ecco che l’elefantino prono si è indispettito, si è irritato, che dico? si è addirittura imbestialito. Sarà perché non è stato invitato? Sarà perché nessuno, dico, veramente nessuno, gli da quel minimo di credito che solo dal suo occulto editore ogni tanto gli viene?
Sarà per questo che quei pochi che si rendono conto del vero problema sono ancora più agguerriti detrattori di una sinistra che sembra sempre rinunciataria e inconsistente.
In effetti il gravissimo errore della sinistra resta sotto la cenere a covare e di tanto in tanto miete nuove vittime. Sono quelli che cercano di capire e cercano di darsi delle risposte a domande che non potranno avere risposte oneste.
Perché la sinistra si è piegata al potere della propaganda: sembra essersi conformata. Ha lasciato tutte le mani vincenti a Berlusconi, gli ha permesso di dire e fare quel che voleva e si è trincerata dietro l’alibi delle sue televisioni che si moltiplicavano, non ha combattuto, ha rinunciato. E anche quando ha avuto il modo e il tempo di farlo non ha saputo trovare il coraggio di imporre una legge che costringesse il politico imprenditore a lasciare l’imprenditore politico, non ha trovato il coraggio di schiacciare il parassita. L’ha lasciato scappare e quello ha messo uova dappertutto pronte ad aprirsi.
Ma il reuccio cadrà, prima o poi, e con lui i suoi filistei. Il reuccio per ora è solo denudato, è esposto, tira fuori le unghie e graffierà chi gli è vicino, si difenderà, attaccherà e forse ucciderà anche per difendere sé stesso. Egli è allo stremo e non vuole che la gente lo sappia e allora mescola le acque, le intorbida, crea un velo, divide gli animi eccitandone le passioni e creando spasmi di convincimenti, fa leva sulle pulsioni basse, parla di tasse, parla di riservatezza, parla di amore, e parla di odio. In realtà non parla invia messaggi subliminali ai suoi devoti adoratori televisivi.
Ha creato un popolo di zombi e una pletora di preti al suo servizio. A cominciare dai suoi ministrelli-cardinali per finire ai suoi pretucoli-giornalisti che gli fanno ala ecumenica.
Quegli italiani che non si sono addormentati hanno anche il compito di svegliare dal letargo tutti gli altri.
Che il popolo dei vivi sommerga le piazze occorre risvegliare i morti.
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Questo articolo è stato pubblicato in 2 Maggio 2011 alle 18:01 ed è archiviato in Argomenti.
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