LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

Sulla famiglia e dintorni

Scritto da GUNNAR il 1 Giugno 2011


1465144338_fb8022458b.jpg  il vero amore materno             Non ci credo e difficilmente finirò col crederci prima di terminare il mio tempo.

Non ci credo perché non è naturale e soprattutto è destinata a dissolversi nei secoli che verranno ammesso che ci siano secoli su cui contare per l’umana specie.

A cosa non credo?

Semplice. Non credo che esista un’idea di famiglia da difendere, da coltivare, da osannare.

La famiglia è morta e non può resuscitare se non per  forzature successive o per imposizioni coercitive. 

Ma li sentite quelli che ad ogni passo di elevata retorica tirano fuori l’espressione standard “siamo come una grande famiglia”? E sentite i discorsi dei politici che più sono corrotti e figli di puttana e più parlano di amore e di famiglia? E li sentite i mafiosi che non ne parlano perché non possono avere i microfoni e le telecamere a portata di faccia ma  che abilmente si riconoscono come una “grande famiglia”? E i figli loro sono “picciotti” e i killer sono fratelli che lavorano al buio… Insomma nonè solo una metafora. E’ vita quotidiana.               emigranti-italiani-a-ellis-island1.jpg  La vera famiglia

I puri vorranno opporsi, e gli ingenui diranno che è una esagerazione. Per questi la famiglia non solo esiste ed esisterà, ma “deve” esistere pena la fine del mondo conosciuto. Una catastrofe immane si abbatterebbe sulle genti e l’umanità intera sarebbe risucchiata nel vortice della paura e dell’odio.

Ovviamente si tratta di sciocchezze.

La famiglia ha un senso solo nell’atto della procreazione per il perpetuarsi della specie. In questo senso puramente biologico ha senso ed è anche utile. Quindi una qualche regolamentazione ha un significato storico contingente e materialmente utilizzabile.

In qualsiasi altro senso è solo sfruttamento. Per di più privo di costi  per chi è capace di sfruttare il quel può chiedere e chiedere e pretendere e pretendere ed esigere ed esigere in nome dell’amore familiare. Ma qualcuno appena appena sano  di cerebro e che non soffra di mal d’ipocrisia davvero vuole affermare il contrario? e con quale prova? Con quale elemento fattivamente comprensibile e materialmente tangibile?

images-4.jpeg Una strana famiglia                 E non sarebbe più sano  e più edificante e più vero, biologicamente e fisiologicamente, abolire l’istituto della famiglia e lasciare che le persone vivano le une accanto alle altre solo perché ne hanno voglia? E che smettano di frequentarsi quando la voglia cambia? E che nonci siano vicnoli o regole statutarie o regole dottrinali o riti e liturgie che ne codifichino l’esistenza?

Quest’idea diversa di coesistenza è molto più sana e più proficua di una qualsiasi altra forma di affiliazione familiare.

L’uomo dice: “La mia donna”, “Mia moglie”, mio figlio mia figlia, e la donna dice il mio uomo, mia sorella, mia madre, mio figlio ecc. la parola che  più ricorre è il possessivo “mio” o “mia”. L’indicatore del possesso, della proprietà, del controllo assoluto.

Senza il “mio”/”mia” non c’è famiglia. La famiglia è culturalmente il deposito ufficiale di ogni schiavitù.

Come se un marito “possedesse una donna cui è stata data l’etichetta di moglie o come se una madre “possedesse” davvero una persona da lei totalmente separata cui è stata assegnata l’etichetta di “figlio”. Si tratta semplicemente di un retaggio antico e selvaggio, una bruttura indegna che nel corso dei secoli la chiesa cattolica ha deformato fino all’indecenza. E dopo di lei tutte le altre chiese moderne che si sono moltiplicate.

Quel possessivo non è solo una parola. Rappresenta un modo di essere e di riconoscersi. Al punto che si ritiene addirittura legittimo ammalarsi di gelosia. Si ritiene che anzi essa sia il sintomo esteriore di una grande affetto, di un profondo amore… Follia pura. L’amore non è chiaro cosa sia di preciso ma certamente è agli antipodi del “possesso” essendo esso prima di ogni altra cosa “generosità”, rivolgimento verso  l’esterno. Chi ama non pretende e non chiede e non chiama. Chi ama si dedica, incondizionatamente e in cambio non chiede alcunché. Se così non fosse sarebbe solo una forma diversa di mercanteggiamento.

E nelle famiglie si mercanteggia, prima di tutto.  magari solo per un tozzo di pane    zingari-elemosina-bambini.jpg

Ai figli si chiede per avere in cambio riconoscenza, alle mogli si chiede per avere in cambio devozione, ai mariti si chiede per avere in cambio sicurezza e protezione e così dicendo si procede verso una diffusa borsa valori di emozioni a costo variabile e a tassi incerti di breve o brevissima scadenza.

Altro che famiglia.

Lasciamo a qualche malaccorto politico, artista della truffa e del raggiro, della menzogna e dell’ingordigia, il compito di blaterare di “amore” e “famiglia”. 

Una mente sana sa che la famiglia esiste solo se chi vi sta dentro è convinto che essa non ha alcun significato nascosto e che vive solo fino a quando non ha assolto il suo compito di trasformazione tra le generazioni che si succedono le una dopo le altre.

 

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