Scritto da GUNNAR il 1 Giugno 2011

il vero amore materno Non ci credo e difficilmente finirò col crederci prima di terminare il mio tempo.
Non ci credo perché non è naturale e soprattutto è destinata a dissolversi nei secoli che verranno ammesso che ci siano secoli su cui contare per l’umana specie.
A cosa non credo?
Semplice. Non credo che esista un’idea di famiglia da difendere, da coltivare, da osannare.
La famiglia è morta e non può resuscitare se non per forzature successive o per imposizioni coercitive.
Ma li sentite quelli che ad ogni passo di elevata retorica tirano fuori l’espressione standard “siamo come una grande famiglia”? E sentite i discorsi dei politici che più sono corrotti e figli di puttana e più parlano di amore e di famiglia? E li sentite i mafiosi che non ne parlano perché non possono avere i microfoni e le telecamere a portata di faccia ma che abilmente si riconoscono come una “grande famiglia”? E i figli loro sono “picciotti” e i killer sono fratelli che lavorano al buio… Insomma nonè solo una metafora. E’ vita quotidiana.
La vera famiglia
I puri vorranno opporsi, e gli ingenui diranno che è una esagerazione. Per questi la famiglia non solo esiste ed esisterà, ma “deve” esistere pena la fine del mondo conosciuto. Una catastrofe immane si abbatterebbe sulle genti e l’umanità intera sarebbe risucchiata nel vortice della paura e dell’odio.
Ovviamente si tratta di sciocchezze.
La famiglia ha un senso solo nell’atto della procreazione per il perpetuarsi della specie. In questo senso puramente biologico ha senso ed è anche utile. Quindi una qualche regolamentazione ha un significato storico contingente e materialmente utilizzabile.
In qualsiasi altro senso è solo sfruttamento. Per di più privo di costi per chi è capace di sfruttare il quel può chiedere e chiedere e pretendere e pretendere ed esigere ed esigere in nome dell’amore familiare. Ma qualcuno appena appena sano di cerebro e che non soffra di mal d’ipocrisia davvero vuole affermare il contrario? e con quale prova? Con quale elemento fattivamente comprensibile e materialmente tangibile?
Una strana famiglia E non sarebbe più sano e più edificante e più vero, biologicamente e fisiologicamente, abolire l’istituto della famiglia e lasciare che le persone vivano le une accanto alle altre solo perché ne hanno voglia? E che smettano di frequentarsi quando la voglia cambia? E che nonci siano vicnoli o regole statutarie o regole dottrinali o riti e liturgie che ne codifichino l’esistenza?
Quest’idea diversa di coesistenza è molto più sana e più proficua di una qualsiasi altra forma di affiliazione familiare.
L’uomo dice: “La mia donna”, “Mia moglie”, mio figlio mia figlia, e la donna dice il mio uomo, mia sorella, mia madre, mio figlio ecc. la parola che più ricorre è il possessivo “mio” o “mia”. L’indicatore del possesso, della proprietà, del controllo assoluto.
Senza il “mio”/”mia” non c’è famiglia. La famiglia è culturalmente il deposito ufficiale di ogni schiavitù.
Come se un marito “possedesse una donna cui è stata data l’etichetta di moglie o come se una madre “possedesse” davvero una persona da lei totalmente separata cui è stata assegnata l’etichetta di “figlio”. Si tratta semplicemente di un retaggio antico e selvaggio, una bruttura indegna che nel corso dei secoli la chiesa cattolica ha deformato fino all’indecenza. E dopo di lei tutte le altre chiese moderne che si sono moltiplicate.
Quel possessivo non è solo una parola. Rappresenta un modo di essere e di riconoscersi. Al punto che si ritiene addirittura legittimo ammalarsi di gelosia. Si ritiene che anzi essa sia il sintomo esteriore di una grande affetto, di un profondo amore… Follia pura. L’amore non è chiaro cosa sia di preciso ma certamente è agli antipodi del “possesso” essendo esso prima di ogni altra cosa “generosità”, rivolgimento verso l’esterno. Chi ama non pretende e non chiede e non chiama. Chi ama si dedica, incondizionatamente e in cambio non chiede alcunché. Se così non fosse sarebbe solo una forma diversa di mercanteggiamento.
E nelle famiglie si mercanteggia, prima di tutto. magari solo per un tozzo di pane 
Ai figli si chiede per avere in cambio riconoscenza, alle mogli si chiede per avere in cambio devozione, ai mariti si chiede per avere in cambio sicurezza e protezione e così dicendo si procede verso una diffusa borsa valori di emozioni a costo variabile e a tassi incerti di breve o brevissima scadenza.
Altro che famiglia.
Lasciamo a qualche malaccorto politico, artista della truffa e del raggiro, della menzogna e dell’ingordigia, il compito di blaterare di “amore” e “famiglia”.
Una mente sana sa che la famiglia esiste solo se chi vi sta dentro è convinto che essa non ha alcun significato nascosto e che vive solo fino a quando non ha assolto il suo compito di trasformazione tra le generazioni che si succedono le una dopo le altre.
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Questo articolo è stato pubblicato in 1 Giugno 2011 alle 22:29 ed è archiviato in Argomenti.
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