Scritto da GUNNAR il 10 Agosto 2011

a mia madre a mio padre

Conoscersi è una sorpresa
Incontrarsi è intrigante e appassionante
Riconoscersi è un piacere
che non si riesce a dire
Frequentarsi è come fare un progetto
E accettarsi è una specie di collaudo
Dopo c’è il vivere assieme.
A volte il suo nome è matrimonio
Ma è solo il principio di una strada
che pensiamo di saper percorrere bene
anche ad occhi chiusi.
E’ una strada fatta di abitudine
e gesti ripetuti
a volte fino alla noia
Ma è la sola che possiamo percorrere
anche parlando d’altro.
Oscar Wilde
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Scritto da GUNNAR il 10 Agosto 2011

Presto non ci resterà che il ricordo
Presto saremo liberi e non ci resterà che un ricordo, spesso vacillante, altre volte vivido, di quel lerciume puteolente di ventennio berlusconiano.
Ciò che mi dispiace è che non mi riuscirà di godermi le ricostruzioni storiche. Son troppo vecchio e stanco per potermene beare. Allora faccio un piccolo sforzo e mi anticipo fin da ora ciò che non potrò ricordare domani.
Ricorderò il Ferrara Giuliano, pachidermico e petulante come un’ocarina rotta. Ne ha fatte tante, il grand’uomo, che nemmeno lui se ne ricorda. E spesso si confonde, scambia il bello con il brutto e ne declama le meraviglie, inverte l’ordine degli addendi ma in realtà fa moltiplicazioni ottenendo solo una montagna di idiozie verbali. Poveraccio, ridotto alla fine a chiedere elemosine milionarie per tentare di far vivere un foglietto scandalistico che spaccia per giornale d’informazione politica. 
E con il tondeggiante illusionista della forma ricorderò i due giullari di corte, il nano e la ballerina. Brunetta e Bondi. Il primo convinto di saper fare il gigante dall’alto del suo metro d’altezza, il secondo diafanamente orientato alla perenne prosternazione di fronte al potere.
Il primo impudicamente ottuso e profondamente cattivo.
Il secondo fecondamente leccaculo e immoralmente ignorante. 
Ricorderò il capo dei padani nella sua goffaggine cialtrona e rozza i suoi gesti salvatici e inconcludenti ma decisamente folcloristici e ricorderò la sua eredità all’umanità: un figlio la cui struttura biologica potrebbe essere oggetto dilunghi dibattiti tra studiosi di evoluzionismo. Forse è un esempio vivente di “anello mancante”. O forse è solo mancante.

Ricorderò il triumvirato degli eletti: LaRussa, Tremonti e Manolesta Ghedini. Il primo esaltato guerrafondaio dalla specchiata sensibilità verso i tamarri d’ogni specie e razza, purché fascisti nel cuore, il secondo silenziosamente convinto d’essere un novello Ricardo ma molto più elegante e raffinato, il terzo autocraticamente arroccato nella cittadella degli effluvi legali, delle postille giuridiche, delle invenzioni codicistiche e dell’imperitura certezza che ogni legge sia facilmente aggirabile o almeno acquistabile. E quando non si può comprare si potrà sempre rifare in altro modo… Purché salvi il culo al datore di lavoro.
Già. Lui. Il datore di lavoro.
Il Burlone per definizione. Il faccendiere per vocazione, il truffatore per scelta, il politico per necessità, il paroliere e venditore di menzogne, il più astuto degli stupidi in circolazione. Privo di scrupoli, istintivamente portato al raggiro come un venditore di tappeti o di autoveicoli usati in pessime condizioni.
Proprio lui, il Berlusconi che ha voluto cambiare volto al Paese e ci è riuscito rovinando l’intelligenza di almeno due generazioni di sprovveduti che gli hanno creduto per convenienza o per deficienza.
Ricorderò di loro molte cose e di molti altri ancora serberò un tranquillo ricordo tratteggiato fine.
Un acquerello.
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