LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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Voglio parlare della convivenza

Scritto da GUNNAR il 15 Maggio 2012


venere_cupido_allori.jpg   Voglio parlare di convivenza o ancor meglio di scegliere la convivenza per puro calcolo.

Intendo dire la convivenza tra due persone. Ma senza perdere troppo nella formula dello stile e ella cifra della saggezza si potrebbe estendere il concetto anche alla convivenza tra più persone.

So bene che esistono tonnellate di libri e articoli e studi comparati e chissà cos’altro ancora. Ho letto, talora anche studiato, molto sull’argomento. Ho anche studiato e vissuto personalmente esperienze di vita che mi hanno confermato un dato elementare e, al tempo stesso, inevitabilmente assai trascurato.

Intendo dire che il vivere assieme è sempre e solo una scelta. Mai una necessità. Talora è una scelta inconsapevole. Ma non è convincente chi sostiene che si tratti di una necessità, se lo è è perché si è fatta una scelta precedente che crea la necessità. E chi poi dice che non si possano fare scelte inconsapevoli è una persona priva di conoscenze o priva di fantasia. O priva di entrambe le cose.

Dunque per riepilogare brevemente: scelgo di vivere con una persona. Donna o uomo eterosessuale, uomo o donna se omosessuale, oppure mi piace mescolare le carte, per puro spirito d’avventura, oppure sono in cerca di compagnia protettiva o altre possibili combinazioni, non importa, e la condizione per le donne è solo speculare e non ci sono connotazioni di genere che denotino situazioni assolutamente indecifrabili o unilateralmente codificabili.

La specie si è evoluta fino a raggiungere la condizione di disinteresse per la procreazione finalizzata alla conservazione della specie. A meno che per conservazione della specie non si voglia intendere la conservazione della propria personalissima discendenza. L’istinto atavico (così è definito ma non è ben chiaro cosa effettivamente sia) porterebbe a procreare per la conservazione della specie indipendentemente dalla patronimica genealogia. La specie va tutelata perché l’intera formula si conservi il più a lungo possibile nel tempo e perduri divampando nello spazio fisico.

Ma nonè il caso questo del genere umano. La cui sopravvivenza, attualmente, sembra essere minacciata proprio a causa della sua immensa e inarrivabile prolificità. Inoltre si tratta di prolificità distruttiva, come se fossero cavallette in cerca di cibo gli esseri umani dilagano e distruggono ogni cosa al loro passaggio, indisturbati. Meglio, si fronteggiano gli uni con gli altri per essere quanto più possessivi sia possibile e provano ogni genere di soluzione pur di distruggere i loro simili. Cavallette che si mangiano tra loro per poter mangiare indisturbate ogni riserva di cibo esistente. e quindi estinguersi per autoconsunzione.

estatua_de_eros_che_encorda_el_arco_sqlarge.jpg   Ma divago alquanto.

Torno alla scelta. La mia scelta. 

Il fatto di effettuare una scelta in qualche modo mi definisce come soggetto senziente. Ma il fatto di ritenere a priori di aver fatto una scelta libera mi rende un soggetto incapace di intendere e di volere. Scegliere di dividere la propria esistenza con qualcun altro (non importa chi) è una non-scelta. Oppure una forma di follia.

“Dividere” è già un termine assai impegnativo per qualsiasi cosa si voglia dividere. Figurarsi la propria esistenza. Come dire che “scelgo di rinunciare a una buona metà della mia esistenza terrena per offrirla a qualcuno che non mi garantisce assolutamente nulla circa i vantaggi che potrebbero esserci per la mia vita.

Soprattutto significa fare una puntata al buio senza sapere nemmeno a che gioco si stia giocando.

Non posso sapere cosa accadrà prima che accada. Metto il mio futuro nelle mani di qualcun altro, e non solo per una metà ma proprio interamente giacché le mie scelte successive saranno sempre e comunque condizionate dalla presenza di qualcuno a cui ho consegnato una parte della mia vita.

C’è chi parla di amore.     008.jpg

Siamo alle allucinazioni e alla psicosi. Oppure siamo fessi. L’amore, ammesso che significhi effettivamente qualcosa a cui sia possibile dare un senso, che sia consentito cercare una definizione che si possa usare, l’amore, dicevo, è solo una costruzione mentale per giustificare ogni errore e ogni forma di potere o di sottomissione.

Dietro ogni forma di altruismo c ‘è sempre una forma di egotismo, di compulsione irreale alla autogratificazione inattesa che qualcun altro provveda a gratificare il gesto, il pensiero, l’azione, l’atto che in molti (troppi) si affrettano a definire come amorevole 

Amore e odio sono stati da sempre al centro di una idolatria forsennata da parte di filosofi, donne e uomini di potere, letterati imbelli o semplicemente incapaci di capire ciò che si agitava dentro il loro animo. Inutile dire che irretiti da visioni estremamente romantiche e pietistiche o semplicemente incapaci di liberarsi dalla più insinuante e perniciosa religiosità inculcata, nel parossismo forsennato dell’idolatria dell’amore sono finiti anche raffinati cervelli, portentosi talenti e sublimi geniacci della conoscenza, della scienza, della filosofia e via cultureggiando attraverso secoli di evoluzione e di storia.

L’unica definizione ragionevole di amore che mi viene in mente riguarda la mia capacità di “ascoltare” fino in fondo qualcuno, mettermi al suo posto e pensare come lui (o lei) nella circostanza data. Questo e non altro è un vero sacrificio personale. Non posso fare altro per definire la parola amore. Nemmeno è concepibile parlare di amore eterno ché di eterno c’è solo la non esistenza.

La vita mia è solo mia e non posso dividerla con nessun altro. A meno che non sia disposto a viverne solo metà e, quindi, cederne ad altri ciò che resta.

Ecco che in molti si fanno abbindolare dalla “cultura dell’amore per il prossimo” che è solo funzionale ad un esercizio di potere, di qualsiasi potere si tratti.

Quando divido la mia esistenza con qualcuno gli  permetto di interferire nelle mie scelte, gli permetto di farmi domande a cui non posso o non voglio rispondere. Gli garantisco un qualche tipo di controllo sulle mie attività, gli apro porte che avrei voluto tenere chiuse anche a me stesso. Devo avere una visione veramente allucinata dell’esistenza per fare una cosa del genere. Il desiderio mi spinge a cercare una donna. Istinto di sopravvivenza, soddisfacimento di un bisogno, appagamento di una necessità, biologica, psicologica o esistenziale. Perché aggiungere altro? Per amore? Andiamo, siamo seri. L’amore con la sessualità non c’entra. E nemmeno con la fisiologia dell’esistenza e ancor meno con la condizione dettata dalla sopravvivenza della specie. Come già detto al momento “la specie” corre rischi di estinzione solo per auto eliminazione e non certo per carenza di procreazione.

Ma allora cos’è che ci spinge davvero a dividere la nostra esistenza con qualcun altro, perché abbiamo bisogno di avere qualcuno intorno almeno fino a quando non diventi tanto fastidiosamente ingombrante da coincidere con il profondo bisogno di non avere nessno più intorno?

La paura.     prome2.jpg         Abbiamo paura di restare soli, di non poter parlare con qualcuno, di non poter condividere un’esperienza che riteniamo inutile se vissuta da soli. Abbiamo paura di essere anonimi, abbiamo paura di essere vivi e dimenticati allo stesso tempo. Abbiamo paura di essere, ai nostri stessi occhi, un’insignificante parentesi biologica nello scorrere del tempo.

Fino a quando la nostra paura sarà dominante cercheremo qualcuno su cui riversare ogni nostra velleità vitale.

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Terremoti & Guerre

Scritto da GUNNAR il 25 Marzo 2011


guerra-libia-gheddafi-missili-300x239.jpg            Non si tratta di essere pacifisti o guerrafondai.     images-16.jpeg

Si tratta di usare l’intelligenza, poca o molta che sia, o lasciarsi usare dalla merda che si annida nel cervello.

Ognuno ha la sua bella dose di  merda che si accumula col tempo, con le proprie idiozie, con le proprie paranoie, le proprie metastasi caratteriali. Ognuno vive il suo mondo interiore come se fosse il solo mondo esteriore che esiste e sul quale fondare ogni convinzione e ogni esperienza.

Non è così. Ovviamente non è così. Ma non ci si può far nulla a quanto pare. si resta ancorati alle proprie piccole convinzioni. Le sole isole di certezza che ci si convince di avere.

Abbiamo bisogno di certezze, diceva qualcuno, e ce le andiamo a cercare nei posti più strani. Ma se non riusciamo a trovarle allora ce le costruiamo. Più la realtà ci appare incerta e tanto più ci convinciamo delle sole cose che riteniamo utili, convincenti e non dannose.

Facciamo, nel bene e nel male, l’unica cosa che sappiamo veramente fare: sopravviviamo.

 Non sappiamo come fare a vincere le nostre paure ma sappiamo benissimo sotto cosa seppellirle. E spesso ci riusciamo così bene da dimenticare il lavoro di scavo che abbiamo fatto.

terremoto-giappone1.jpg      In qualche parte del mondo un terremoto ammazza centinaia di migliaia di persone e, tanto per ricordare chi è che comanda in natura, fa emergere dall’oceano un’onda d’acqua spaventosa che spazza via qualche città, qualche ponte, qualche diga e qualche aeroporto. Non resta quasi niente per migliaia di chilometri quadrati. Solo fango, acqua marcia, cadaveri e detriti di terra e sassi. Ma non si accontenta  dei danni fatti fino a quel punto. Mamma natura decide di ricordare bene a tutti cosa voglia dire fare i conti con il caso. Così fa sgretolare un po’ di alterigia tecnologica e qualche certezza artefatta. Un paio di reattori nucleari si prosciugano e i noccioli radioattivi restano scoperti. Quanto basta per farli collassare fino a fondersi. Ed ecco la catastrofe. Si sprigiona in atmosfera vapore e radioattivo. Ci vuole un raffreddamento che non arriva, ci sono altri morti, altra acqua, altra energia per suturare le ferite di una mammella energetica al cesio e al plutonio. Roba da scienziati pazzi.

Nell’universo mondo globalizzato tutti hanno capito che quei reattori si sarebbero dovuti chiudere o ammodernare proprio per evitare questi incidenti. Nell’intero mondo. Non è esatto. In Italia non l’hanno capito. O non lo vogliono capire. Oppure c’è dell’altro di incoffessabile che salterà fuori nel corso di qualche futura inchiesta avviata sulle denunce sconcertanti di una qualche stralunata trasmissione televisiva. Ma ci vorranno anni. Una ministrella dell’ambiente (per caso ministrella e per caso  all’ambiente) si lascia sfuggire sull’emotività di una intervista a caldo che “allo stato attuale mica ci si può tirare indietro sul nucleare… ” ma se le parole esatte non sono queste il loro significato è indubbio: Adesso ci siamo impegnati con chissà chi e chissà in che modo che rinunciare al nucleare significherebbe finire in malora. Il governo non può permettersi di scontentare anche i grandi affaristi dell’uranio… Un disastro peggiore del terremoto.

Invece il caso, benedetto e ironico  caso, ecco che non abbastanza divertito dagli eventi scatenati a undici chilometri di profondità nel Pacifico settentrionale decide di inventarsene una davvero notevole. Fa scatenare i poveracci del mondo arabo. L’intera Africa mediterranea si scatena, la Tunisia, l’Egitto, il Marocco e da ultima la Libia intraprendono una lunga e faticosa marcia per la conquista della loro libertà dall’oppressione. Qualcuno ci riesce rapidamente e senza troppe vittime. Qualcun altro non ce la fa a evitare dei morti. Ma la Libia non ce la fa. In Libia c’è un dittatorello puttaniere e ladro, assassino e truffatore che è stato omaggiato prima e osannato poi da un altro dittatorello in guanti bianchi, anche lui puttaniere e anche lui truffatore e ladro. Un poco di buono che tantissimi allocchi hanno deciso di inviare al potere eleggendolo. E’ uno dei capricci della democrazia. Solo che il dittatorello numero due fa il paio con il dittatorello numero uno e si scambiano baciamani, bacia anelli e già che ci sono si scambiano anche le verginelle dei rispettivi harem. Una cosa patetica e anche un pò schifosetta vista l’età dei due capibanda.

Il caso, dicevo, ci si mette di buona lena a spaiare le carte. La radioattività incombente sull’intero globo terracqueo  induce a “pause di riflessione” un governo di beceri ottusi e analfabeti. E sempre il caso smaschera pubblicamente e nel peggiore dei modi la violenta e fratricida sete di potere del dittatorello libico. Non potendo fare altro infatti egli decide di sparare con l’aviazione contro i propri cittadini che insorti chiedevano tre cose, libertà, pane e democrazia.    a4d896f5-20e2-4852-83a3-33778cee326b.jpeg

Tutti si sono arrovellati  per cercare una soluzione. Ma essendo tutti più o meno complici del libico assassino tutti hanno anche tentennato prima di fare di necessità virtù e dar mandato all’ONU. Tutti tranne il nostro paese. In Italia le cose si sa sono sempre più confuse. La sinistra sempre contraria alla guerra stavolta ha deciso di essere favorevole ma soprattutto perché il libico dittatore è un assassino, versione ufficiale. Versione di malpensanti ce l’hanno con il libico perché amico del ministro affarista che vive indisturbato da quindici anni a Palazzo Chigi.

Amico?

Ma come amico? Eh già! Amico, amico di tenda, amico di letto, amico di harem e amico di anello. Gli ha chiesto scusa pubblicamente per l’invasione di cent’anni fa. Come se l’avesse fatta lui l’invasione, come se chiedere scusa potesse cambiare il contenuto di scelleratezze descritte nei libri di storia.

E adesso il governicchio destrorso e sciatto di Berlusconi si sta arrabattando  in ogni modo per fare e non fare, per dire e non dire per guerreggiare senza guerreggiare.

Che deprimente visione.

Un paese senza spina dorsale, senza certezze. Vivo solo per il convincimento di altri paesi che ci riconoscono un territorio e una lingua comune.

Un Paese cui non resta che prostituirsi vendendosi al miglior offerente. 

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Corruzione

Scritto da GUNNAR il 24 Febbraio 2011


Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, si esprime in questi termini all’inizio del mese di febbraio dell’anno 2011.

La corruzione e la frode, soprattutto nel settore dei contributi nazionali e dell’Ue, sono «patologie» che «continuano ad affliggere la Pubblica amministrazione» e i cui dati «non consentono ottimismi».

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I DATI - Nel 2010 dalle forze dell’ordine sono stati segnalati 237 casi di corruzione (+30,22% rispetto al 2009), 137 di concussione (-14,91%), 1090 di abuso di ufficio (-4,89%). In calo, però, persone denunciate nel 2010: 709 per corruzione (-1,39% rispetto al 2009), 183 per concussione (-18,67%) e 2.290 per abuso di ufficio (-19,99%). In particolare nel settore della sanità «si intrecciano con sorprendente facilità veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattive gestioni talvolta favorite dalle carenze del sistema dei controlli».

Che pena un paese in cui si facciano dichiarazioni pubbliche di tal natura. Che disastro immenso per il futuro di tutti che tali cosa siano così pervicacemente radicate nel tessuto della società civile.

Soprattutto che la pubblica amministrazione sia così indecentemente pervasa da una sistema di connivenze inaudite e indegne di qualsiasi democrazia civile si voglia prendere a esempio.

Da dove deriva tale male, perché di “male” si tratta. Da dove viene tanto lerciume comportamentale, perché tale è. Da dove nasce tutto questo fango vomitevole e disgustoso che alimenta il disfacimento del tessuto sociale?

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Posso pensare ad almeno tre cause che voglio esporre in senso inverso.

La terza. Un inesauribile susseguirsi di governi e amministratori che sembra si diano il cambio a tenere in mano il vessillo del malgoverno.

La seconda. L’inesistenza di una morale civile democratica.

La prima. L’ignoranza diffusa.

 Il governo di una nazione (ma si deve pensare al governo di qualsiasi comunità coesa) è tale se, e solo se, agisce per il bene comune. Il bene comune è tale se, e solo se, esso riguarda tutti - ma proprio tutti - coloro che vivono e si riconoscono in quella comunità. E non ha alcuna importanza quanto questa comunità sia allargata. Così come non ha alcuna importanza sapere che non tutti ne condividano i principi generali. Quelli che non ne condividono i principi sono sempre liberi di esprimersi, di tentare di cambiarli o, in fine, di andare altrove. Si tratta di scelte legittime.

Ora, a chiunque sia offerto di governare una comunità, tocca un compito assai ingrato ma anche assai soddisfacente se i risultati si rivelano positivi e duraturi nel senso del soddisfacimento delle attese  sulla realizzazione del bene comune  e dell’accrescimento del benessere generale. Il grado di benessere diffuso raggiunto è l’indice di quanto il governo di quella comunità sia stato ben perseguito.

Chiunque sia chiamato a governare deve essere pronto al più difficile sacrificio: sé stesso, se ciò serve al bene comune. Non può che essere così e non ci sono scappatoie o mezze misure. Non ci possono essere. Non devono esserci. In caso contrario la comunità è destinata a morire, lentamente forse ma a morire, mentalmente, spiritualmente, economicamente, politicamente, socialmente. Nel corso degli ultimi sessant’anni, con fasi alterne i governi che si sono succeduti si sono dimostrati abbastanza incapaci di creare le condizioni per favorire crescita e benessere diffusi. Qualche cosa è stata fatta, certo. Gli storici futuri potranno esprimersi e raccontarne.

Ma nulla di veramente memorabile i governi hanno fatto  perché si costruissero le fondamenta di un benessere diffuso, di una coscienza civica eticamente sana e di un’economia ricca e solida. Nulla si è fatto. Per imperizia e incompetenza, prima di tutto. Per assenza di lungimiranza e per scarsezza di senso morale verso il compito di governo.

E oggi, specialmente negli ultimi vent’anni di storia patria, la diffusione della bassezza intellettuale, della vigliaccheria d’animo e della pervicace strafottenza egoistica dei governanti italiani, sempre più propensi al compromesso mercantile che alla ricerca di grandi principi da assolvere, dimostra i frutti maturi della più spregevole delle calamità che possa colpire dall’interno una democrazia: la corruzione diffusa. Si tratta di una corruzione i cui effetti peggiori si rilevano nella pubblica amministrazione, come fa notare la Corte dei conti, ma che si dirama in un’infinita serie di rivoli, una rete capillare di piccole e infinitesime forme di comportamenti corrotti e corruttivi.

Se alla luce del sole i comportamenti non sono moralmente ineccepibili ancor più difficilmente lo possono essere al buio.

E i governi agiscono sempre alla luce del sole anche quando credono di essere al riparo dell’ombra.

La seconda causa è semplice: deriva dalla prima. Ne è quasi corollario. La massa delle persone non  ha anima, non ha mente, non ha cervello perché agisce secondo istinto, secondo necessità di sopravvivenza, perché si muove con la coerenza selvaggia degli esseri che mirano solo alla sopravvivenza. La massa è sempre amorfa e cangiante. Essa difficilmente è semplicemente la somma delle singole entità discrete. E ciò in una società è evidente. I singoli, presi  fuori dalla massa agiscono secondo schemi propri, non costretti dalle contingenze generali. I processi imitativi sono circoscritti, spesso addirittura confinati in qualche angolo remoto della mente e si manifestano solo sotto forma di espressioni e di linguaggio più che sotto forma di azioni. Specialmente quando si chiede una minima quantità di attenzione.

Ma i singoli possono essere vittime indifese se messe a confronto con la loro incapacità di analizzare. Se ai singoli si sottrae questa capacità togliendo loro gli strumenti adatti, informazione, conoscenza delle verità indifendibili, certezza e chiarezza delle leggi, pulizia degli argomenti e lucidità delle azioni, essi finiscono con l’agire come massa. Finiscono con il preferire la semplicità del do ut des più elementare invece della complessità delle azioni razionali, dello scambio tollerante delle idee, invece dell’ascolto delle ragioni del prossimo. Anzi ogni singolo-massa  finisce con trovare nel suo prossimo solo un potenziale nemico e null’altro. Solo barrire e steccati al posto di esperienze e ragionamenti.

 Ed ecco l’ultimo aspetto: l’ignoranza diffusa. Il male dei mali. Il peggio di ogni orrore.

monosopracciglio.jpg    L’ignoranza impedisce di pensare, consente alla paura di avere il sopravvento, consente al potere di prevalere, agevola la furbizia, alimenta la diffidenza, uccide la tolleranza, distrugge come un cancro, dal di dentro, ogni comunità, ogni società, ogni democrazia.

L’ignoranza, per come riesco a comprenderla con  i miei mezzi, non solo è assenza di conoscenza  ma è anche eccesso di complicazioni argomentative, capziosità formali ed espressive che, per semplificare, definirò come “bizantinismi”.

L’ignoranza diffusa altro non è che assenza. Un infinito vuoto dello spirito che chiunque ne abbia la forza e la capacità può riempire a proprio piacimento.

Ed è esattamente questo quello che accade. La conoscenza è sempre stata e sempre sarà la peggior nemica della democrazia e la migliore alleata del potere. Tanto più l’ignoranza è diffusa tanto più il potere è arrogante e pretestuoso.

Tanto più l’ignoranza è diffusa tanto più il livello di corruzione (morale e materiale) è alto.

Non è difficile da capire. Dove c’è ignoranza ci può essere solo dipendenza. Il cittadino ignorante della legge deve assoggettarsi alla discrezione del funzionario. Non ha altri argomenti a suo favore e, essendo ignorante, non ne cerca nemmeno. Ma capisce benissimo che può ottenere ciò che vuole ricorrendo al “favore”, all’amico, al parente se dicente potente, alla corruzione, in pratica. Non importa quanto sia impegnativo il livello di corruzione. Sempre di corruzione si tratta.

E il cittadino ignorante non può fare altro che affidarsi a ciò che capisce quando deve scegliere e avendo pochissimi riferimenti ne cerca in giro come fa quando deve avere un servizio. Si rivolge ad altri ritenendoli più competenti. Ma l’ignoranza è diffusa e la confusione anche. non c’è un vero modo per capire da che parte sta la verità, o anche una verità parziale.  Ci si affida ai detti, alle parole d’ordine che fanno eco e restano in mente facilmente, ci si affida ai sorrisi accattivanti, al buon senso spicciolo e contingente, ci si affida alla propaganda di regime, alla ciarlataneria dei furbastri e alla cialtronaggine dei farabutti profittatori. 

Il circolo allora si chiude.

Da siffatta situazione non si potrà che avere una classe di governo pietosamente cialtrona e ignorante. Essa a sua volta troverà la maniera di perpetuare sé stessa alimentando la diffusa ignoranza.

Ci sono solo due modi per governare un popolo depredandone il futuro ai suoi figli: con la forza della dittatura o diffondendo e mantenendolo nell’ignoranza.

In Italia la seconda scelta è stata la più frequente.

Oggi in Italia si ha una sublime forma d’arte di governo dell’ignoranza.

Di questo gli storici avranno di che parlare in futuro. 

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La ministra

Scritto da GUNNAR il 3 Gennaio 2011


gelmini-la-canta-la-suona.jpeg          Non mi chiedo donde venga, né ambisco conoscere origini e paternità. 

Non posso giudicare un voto di laurea, molti sono i 110 cum laude del tutto immeritati. Non importa cosa abbia fatto prima della grazia ricevuta, neppure è importante sapere se, del suo corpo o della sua testa, fece mercimonio per ottenere favori o poteri.

Chi l’ha presentata al piccolo feudatario d’Arcore non è chiaro e in fondo a chi giova conoscere tali segreti?

Forse la sola che sappia bene cosa ci sia di meritato e di immeritato è solo lei, la ministra.

Gelmini nata Mariastella.                              gelminiforpresident.jpeg       Ha avuto momenti migliori

Un nome un destino come la cometa sulla capanna di Betlemme. Illuminata e sfavillante la via del suo fato si è compiuta. Nelle sue mani e nelle sue parole si sono sentiti gli accenti più puri e imperituri di estasiata conoscenza, di granitica moralità, di sicura e spavalda gestione di valori culturali. Dalle sue parole è sgorgata l’acqua della sapienza e ad essa le muse tutte si sono abbeverate e anche i cronisti che le hanno fatto corona per settimane assaporando ogni volta quella cristallina voce di purezza adamantina ammantata.

Non ci sono parole che furono da lei proferite che non meritino una lapide, una scultura, un’ara marmorea che ne suggelli il destino a futura memoria.

 gelminisanta.jpeg questo è poco meno di un incubo

Ma forse il migliore ricordo che di lei se ne avrà è il suo sguardo, perduto ad osservare orizzonti irraggiungibili per gli umani che di normalità fanno il vivere loro quotidiano.

Resta solo un dubbio da fugare, piccolissimo, insignificante, microscopico che come tarlo si agita tra le vene di cervelli inquieti, il mio compreso. Per essere ciò che è , per dire ciò che dice, per scrivere ciò che ha scritto, per esercitare l’uso del linguaggio in una forma così fantasiosa e originale non sarà stata addestrata da Mastro Ghedini e Mastro Ferrara? Due formidabili signori che, notte e giorno, sanno come mettere assieme le parole in grande abbondanza senza dire niente di significativo        

                                                                                                                                gelminiignoranzabeata.jpeg

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L’ANTIBERLUSCONISMO: UN DOVERE CIVILE

Scritto da GUNNAR il 29 Dicembre 2010


images-7.jpeg       Non ci sono traditori, non ci sono traditi, non ci sono ideali e nemmeno scopi morali.

Semplicemente ci sono venduti e comprati, alcuni sono in saldo, altri sono a carissimo prezzo, altri ancora sono svsnduti come fondi di magazzino.

I costi dello stoccaggio possono superare quelli della vendita e allora si ricorre a svendite e bancarelle con straccetti che sembrano nuovi ma ai capisce che sono stati usati più volte e tenuti in naftalina per molto tempo dopo essere stati lavati accuratamente per togliere le tracce superficiali.

Effetti ottici e distorsioni sonore. 

Il Parlamento è diventato un mercato fatto di bancarelle con assi in legno e sostegni in ferro battuto e tutte sembrano essere conservate sotto un bel “gazebo” di cartone ceratoliberta_informazione.jpg

Comprati e venduti, comprati e venduti, comprati e venduti… è la filosofia della della casa della libertà o se si preferisce della casa “delle” libertà.

E’ il vero problema.

Analizzare, sintetizzare e azzerare il berlusconismo. Quel tipo di ideologia del consumo ad ogni costo, quella forma di aggressiva e indecente di pretestuosa spavalderia che anima solo chi sa di essere impunito e che vuole restarci. Il berlusconismo è già nato ed è già stato ammazzato (più come eutanasia che come contingenza occasionale, più di sessant’anni fa. Ma evidentemente non è stato estirpato. E’ come le erbacce. Ogni tanto occorre ripassare e di nuovo estirpare.

Il fascismo e il berlusconismo solo apparentemente non sembrano uguali. In realtà fatte le debite proporzioni e assunti i debiti riferimenti socio-economici i due regimi sono esattamente la medesima cosa.

C’è uno che crede di avere tutte le risposte e vuole che tutti siano d’accordo con lui. 

e le parole chiave sono solo due: “crede” e “vuole”. 

Il resto è da buttare via.

Che il malcostume sia come la peste, si diffonde per contagio, è vero. 

Ma ci sono gli anticorpi. E nel caso della compravendita dei cervelli e dei corpi se è pur vero che ognuno può avere un prezzo non è altrettanto vero che si lascino comprare proprio tutti. perché allora non staremmo qui a discutere né ad intossicarci con i miasmi di una finta democrazia sperando che qualcosa o qualcuno ci illumini il futuro. 

Il berlusconismo è una pustola dolorosa che tende a creare metastasi. Deve essere estirpata. 

Berlusconi incarna questa malattia meglio di tutti gli altri che fino ad ora si sono succeduti al suo posto, da Merzagora a Fanfani a Craxi. 

A sinistra pure si fanno acquisti in saldo. Vero. Ma non è nella storia della sinistra italiana questo modo di fare politica.  E’ l’occasione del presente che genera mostri e replicanti.

45325mh5modif1hp0.jpg    Forse l’unica cosa che possiamo veramente rimproverare alla sinistra, o a quello che ne resta ora, è la perenne incapacità di decidere in una maniera univoca. Di darsi un progetto fargli seguire un piano d’azione e portarlo a termine. E’ il luogo del continuo ripensamento, è la palude della perenne incertezza, è l’universo dell’indecisione e, soprattutto, è il paradiso delle giaculatorie autolesioniste fatte tutte guardandosi l’ombelico e mai la gente, intendo quella gente che non ha frequentato, per scelta o per impossibilità, le feste dell’Unità. 

La sinistra è il luogo della memoria, del com’eravamo belli anche quando eravamo brutti, del come eravamo forti anche quando eravamo debolissimi. E’ il luogo dell’utopia e non del pragmatismo anche se a parlare di utopia era ed è un male e a parlare di pragmatismo sono buoni tutti anche i più scemi a cui non si nega alcun intervento. Salvo poi, messi alla prova, scoprire che di pragmatico non sanno nulla.

Qualche cattivello potrebbe dire che in realtà si tratta di una sorta di vigliaccheria politica, fare significa scegliere e scegliere significa rinunciare a qualcosa e ciò implica che non ci sono più tessere o amici di partito ma solo programmi e modi di affrontarli e sistemi per portarli a termine. Forse non è socialmente appetibile questo modo di agire, ma in politica le scelte vanno fatte e non solo per decidere con chi stare ma soprattutto per decidere “quando agire”.

Il presente è ciò che conta. Occorre viverlo intensamente. Il bellimbusto di palazzo Chigi lo ha capito vent’anni fa (o forse prima) e adesso che l’età lo metterà al riparo dalla giustizia imperfetta degli uomini, si renderà magnanimamente presentabile nei processi (forse) che ancora gli pendono sul capo e la gente dirà in coro, ecco l’eroe, ha lottato tutta la vita contro i giudici e alla fine quelli ancora lo perseguitano adesso che è un vecchio inerme… Un po’ di pietà, suvvia, non si può negare nemmeno al peggior cattivo del Paese.

 Non riesco proprio a mettere sullo stesso piano la destra di governo ( o meno) con una parte qualsiasi della sinistra italiana, che governi o che non governi.

Buon Anno a tutti voi che con ansia attendete di riveder le stelle

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Nei dintorni della fiducia

Scritto da GUNNAR il 14 Dicembre 2010


Fiducia. fiducia fiducia … affìdati alla fiducia

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Bella parola. Carica di significati. Adesso sappiamo che non si tratta solo di coesistenza senza timore, di parità d’intenti, di cooperazione su un progetto, di ausilio reciproco e di certezza dell’ausilio che può venire da chi ti sta vicino e su cui conti perché si è consapevoli l’uno dell’altro.

Adesso sappiamo che fiducia vuol dire anche altro, vuol dire ricatto, acquisto al mercato delle vacche, e vuol dire anche lupanare governativo.

Il governo ha comprato la fiducia e un esimio politologo, tal Pasquino, durante un’intervista ha suggerito - convinto - che se un deputato accetta di votare contro il suo stesso partito in cambio di un posticino da sottosegretario o da viceministro o da super portaborse non commette alcun reato e non è nemmeno censurabile sotto il profilo etico. Non solo, ha aggiunto candidamente che a pensare il contrario si farebbe solo dell’inutile moralismo.

Il che la dice lunga sulla concretezza materiale del modo di governare che si è affermato negli ultimi venti o trent’anni.

Forse si farà del moralismo da poco, ma qualcuno ha ancora la convinzione che servire un’idea e farlo per il bene collettivo di tutto un Paese vuole anche dire avere un minimo di dirittura morale, qualcosa che sia non solamente coerente ma anche limpido sotto il profilo più ampiamente etico del comportamento umano.

Vediamo di ricapitolare per spiccioli.

Da un lato l’ometto di Arcore fa scaturire le sue manie di grandezza dal voto popolare e sbandiera la sua incoerenza e il suo spirito fraudolento come se fosse la panacea per il futuro dell’Italia. Senza tali condizioni non si governa e non ci si sottrae alla fustigazione della magistratura. Lo vuole il popolo e se lo vuole il popolo allora tutto è concesso in nome di tale volontà. Come se il popolo avesse votato mettendo una postilla alla scheda elettorale in cui si poteva leggere “se vinci fa come ti pare che tanto il mio voto ti darà ragione”. L’uso  del voto come fosse una carta di credito illimitato è un modo per fottere il popolo stesso ma ormai il voto c’è stato e quindi il popolo non ci può far molto. Può se ci riesce solo bloccare il conto ma quello che è stato sottratto difficilmente potrà essere risarcito.

Dall’altro lato i corifei del populismo in nome del voto, come Pasquino, nulla hanno da dire se quegli stessi ministri e deputati e senatori che sbandierano la volontà dell’elettore e cambiano seggiola solo sulla base di un tariffario e secondo precise condizioni di mercato.

Tutto è diventato mercato più di quanto non lo fosse già. Cosa penosa e molto triste per questo Paese che, ormai non può più fare molto per risollevarsi.

Non resta che contare i voti. Si viaggia sulle unità  e non certo sulle decine.

Il grande partito che tutto poteva in parlamento e fuori adesso deve conteggiare le noccioline da distribuire alle scimmie per sapere se arriverà a domani.dorme.jpg

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I significati del gregge

Scritto da GUNNAR il 12 Dicembre 2010

181913955 d12a6f0b 264c 4964 b72b ac21b956822f Un pastore con il suo gregge appare sulla facciata di Palazzo Chigi Video & FotoNuova performance ‘visiva’ dal titolo “Pastore a Montecitorio” di Iginio De Luca che ha proiettato le immagini di un gregge su palazzo Chigi. L’azione è stata interrotta dalla polizia, che ha fermato l’artista, l’ha tenuto un’ora in commissariato e poi rilasciato… (http://roma.repubblica.it/?ref=HRHL-1)

Le immagini viste sul sito di La Repubblica mi hanno davvero divertito. Forse l’arte, non avendo confini, né materiali né ideologici, è nella migliore delle ipotesi una cosa alquanto sovversiva, in odore di rivoluzione. Chissà se è per questo che molti artisti sono morti di fame o sono stati resi innocui dal potere semplicemente comprandone il talento. Ma con o senza stimoli artistici la memoria storica spesso fa cilecca e travisa le cose. Attraverso un forma d’arte espressa invece è sempre possibile ricostruire un evento, un fatto, una circostanza che resta cristallizzata nel tempo a beneficio di coloro che avranno voglia e coraggio di leggerne i significati possibili.

Un mio saggio maestro mi faceva notare come “l’opera” fosse sempre aperta. L’opera d’arte, lasciata a sé stessa dal suo creatore diventa patrimonio dell’intelletto altrui e in esso riprende nuova vita e nuovi significati.

Non saprei dire se la proiezione sul muro di Montecitorio sia da annoverarsi tra le opere d’arte, forse si tratta di un’opera minimalista o una performance provocatoria.

Di sicuro essa ha molti significati. O almeno ne suggerisce diversi ad una lettura disincantata

Potere e pecore, pastore cane e pecore, gregge intorno al palazzo del signore, purché pascolino in silenzio, possono stare anche là vicino, ma senza disturbare troppo, popolo gregge che attende il prato primaverile per una nuova transumanza, dio e i suoi agnelli sacrificali, carne da macello.

Me ne vengono in mente altri ma lascio stare per non tediare.

Credo che, forse, non è arte nel senso della “creazione” d’un evento estetico duraturo. Forse. Ma letto sotto il profilo della provocazione non c’è dubbio alcuno è arte e di sé fa parlare. E soprattutto fa pensare.

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Chiunque abbia un’etica da proporre

Scritto da GUNNAR il 27 Ottobre 2010


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 La forza del tempo è catastrofica. Oppure eroicamente giustiziera. Chissà.

Non sembrano esserci speranze particolari. Anzi è abbastanza triste costatare che tutte le aspettative sembrano essere deluse, smangiate dall’arroganza e dall’imbecillità congenita dei mostri di potere.

Se il giornalista veduto al potere si permette di istruire una tavola rotonda per chiedere “libertà di parola e di idee” quando egli è il portavoce (nemmeno tanto occulto) di un potere censorio e arrogante allora è proprio del tutto inutile sperare.

e nuove generazioni sono sotto assedio e soccomberanno.

Non temo un berlusconi qualsiasi… ma sono terrorizzato dall’idea che da qualche parte dentro di me ci possa essere un berlusconismo annidato pronto a farsi vivo.

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Un’assessore di provincia, un consigliere di un ente locale, un sindaco… sono solo espressioni di un modo di esercitare indirettamente il potere del capetto di turno.

E in ogni piccolo gerarca di provincia si annida un berlusconi in fasce pronto a manfestarsi in tutta la sua arroganza. Ognuno a battagliare per la sua piccola guerra di potere.

Naturalmente poi finendo con nascondersi dietro alla sfacciata dichiarazione che tutto gli è consentito dal popolo che l’ha scelto, che l’ha eletto. Come se il popolo fosse in grado di “scegliere” qualcosa, come se il popolo avesse una capacità di discernimento meno ottusa di quella di un calciatore davanti ad una telecamera durante un’intervista. Come se i popolo fosse più sveglio del giornalista che fa le domande sceme al calciatore dall’aria ottusa.

Ogni speranza è vana.

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Queste e le altre immagini proposte sono mostruose agli occhi di certi soggetti

Le future generazioni non hanno più futuro.

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I simboli e la LegaNord

Scritto da GUNNAR il 13 Ottobre 2010

Il senso comune si forma attraverso la propaganda.    

imagesca0hea4e.jpg   Nel bene e nel male.      imagesca6g29m8.jpg

Nel male più spesso per la solita insolita dose di pruderie che ogni bruttura porta con sé insieme alla condanna morale del perbenismo di facciata.

Accadono cose davvero strane dunque intorno al senso comune. Che poi, in definitiva, altro non è che la cultura del sentito dire che nel dilagare di bocca in bocca diventa mito metropolitano utilizzato per passare il tempo nelle attese tra una corsa e l’altra del quotidiano vivere.

La cultura del “sentito dire” è il fondamento dell’etica sociale.  imagescar21ydd.jpg

E se una delle fonti principali di tale cultura è la madre di ogni possibile “sentito dire” - e, senza tante parafrasi, mi riferisco alla televisione imbavagliata e umiliata e censurata e appiattita, la televisione che sopravvive più per merito della propria paraculaggine (mi si passi il neologismo) che per meriti culturali, formativi e informativi - allora il futuro dell’intelligenza (umana in generale e italica in particolare) sarà alquanto incerto, anzi direi del tutto oscuro.  

Comunque sia l’illazione cresce spontaneamente su episodi di piccolo calibro, quasi infantili, come le piccate parole di un sindaco arrabbiato contro un consiglio di istituto che, votando a larga maggioranza, gli ha negato la liceità di esporre simboli pagani nella scuola di stato.

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La cronaca ci ha ampiamente foraggiato con la notizia di una scuola media statale di un paese del Veneto nella quale il sindaco (leghista D.O.C. o forse D.O.P. chissà?) ha voluto riversare tutto il suo profondo amore e la sua incommensurabile dedizione alla causa tappezzandola di insegne raffiguranti una rosa camuna e altre divertenti espressioni del simbolismo leghista NEW AGE.

Che dire? Poteva farlo? Non poteva? Con i soldi pubblici di tutti ha alimentato la goliardia di pochi? Cosa voleva dimostrare il primo cittadino? contro cosa sta belligerando?

Presto lo vedremo in parlamento. Ormai ne parlano talmente tanto di lui che vale almeno un paio di campagne elettorali. Il suo nome e la sua performance entreranno nel curriculum mentale della “cultura del sentito dire” e ciò sarà sufficiente perché molti se ne ricordino e ne facciano una costruzione simbolica da riportare negli annali della recente storia d’Italia.   imagescaijtgbl.jpg    

I simboli come noto sono solo segni che riportano a significati. Hanno valore semantico, qualcosa che sta al posto di qualcosa d’altro col solo scopo di diventare uno strumento di diffusione del significato di cui si fa portatore.

In qualunque aeroporto, stazione ferroviaria, sala d’attesa, il simbolo WC  rappresenta il luogo dove si possano esercitare le proprie funzioni corporali. Si tratta di una stilizzazione simbolica che significa: “qui puoi appartarti per fare pipi”, oppure significa: “questo luogo per il tempo che ti serve è a tua disposizione”.

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Dunque il “simbolo” che è strumento di comunicazione, segno portatore di significato. Essoassume una forma che diventa “la forma” non appena si sedimenta nel sentire comune. Ma che cosa ha potuto sedimentare una stella alpina stilizzata nella testa di migliaia di “ex terroni” trapiantati in terra lombardoveneta? Con che criterio si sono ricostruite le regole della simbologia nella testa di personaggi ambigui e strafottenti che sanno pensare solo al proprio personalissimo orticello coltivato alle spalle della villetta a schiera costruita su terra di riporto?

Misteri Padani                      imagescaxwogw0.jpg

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L’amico

Scritto da GUNNAR il 18 Giugno 2010


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Era un amico, lo ricordo bene quello che mi raccontava.

Gli avrei anche affidato i miei pensieri

ma sbagliavo.

pensieri affidati

in mani sbagliate, messi a nudo sotto uno sguardo fasullo

pensieri buttati via

semplicemente perduti per sempre bella20catene1tc.jpg

E’ questa la peggiore di tutte le azioni

che si possano fare

Affidare i propri pensieri

a qualcuno che mai saprà ricordarli. tumblr_l0cb8thppo1qzisk9o1_500.jpg

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donne

Scritto da GUNNAR il 20 Marzo 2010


E per ora mi limiterò a dire che non cercherò minimamente di allonatanarmi dai consueti luoghi comuni. Non ne vale la pena.  

E poi perché farlo? Le donne invogliano ai un luoghi comuni per definizione. Altrimenti perché parlarne.  

Tuttavia voglio fare una premessa che mi sembra non solo doverosa ma necessaria.  

Non sono critico verso le donne più di quanto non lo sia nei confronti di qualsiasi altro essere umano che agisca anche inconsapevolmente in modo stupido oppure che agisca in modo stupido per scelta.  

Tutti abbiamo diritto ad un po’ di comprensione e a un po’ di attenzione. Ma averne diritto è un conto pretendere la totale e assoluta dedizione è ben altra cosa.Fatte le necessarie premesse dirò delle donne. Sono solo apparentemente fragili. La storia del “sesso debole” è, per l’appunto, una storia. Direi che è una mitologia. Anzi aggiungerei anche che non c’è alcuna forza più dirompente di una donna determinata a creare problemi, a distruggere chi voglia ostacolarla, a ridurre la tranquillità in tragedia quotidiana e ad ergersi a giudice prima e carnefice poi delle altrui debolezze.

Ogni donna sa che ogni uomo ha bisogno di averne un pò intorno. Non ho mai conosciuto un uomo che fosse disinteressato alle donne al punto da poterne fare ameno del tutto e senza ripensamenti. E gli omosessuali?, mi si domanderà. Anche loro hanno bisogno delle donne perché devono avere un metro di confronto psicologico e anche perché devono adeguarsi. Per esempio devono avere un minimo di spazio per spettegolare di qualcosa.

E se qualcuno crede che spettegolare sia un luogo comune tipicamente utilizzato per identificare l’universo femminile ebbene è vero.

Lo è.

E ci sarà pure una ragione.Il fatto abnorme è che i luoghi comui sulle donne sono elementi di prova e non atti di denigrazione o di diffamazione.Vero che lo sono anche i luoghi comuni sugli uomini. Assolutamente vero. Ma ora parliamo delle donne e quindi gli uomini li consideriamo come parte della cornice.

 

La suocera.   funnyman_masks_055.jpg

 

 

Essa è una figura mitica. E’ l’elemento unificatore tra il male trascendentale e l’ostinazione cosmica. Essa vive in funzione del danno che riesce a provocare nella “nuova” famiglia che pure ha contribuito a creare. Ella “deve” creare una nuova famiglia perché ha nei suoi geni la necessità di protendere la specie verso il futuro. La suocera è una categoria dell’arte: si manifesta con tutti i risvolti dell’orrore in forma artistica e non importa quale sia l’arte di riferimento.

Cerchiamo di fare chiarezza. Prima di essere suocera è stata bambina, giovane donna, moglie, madre… quindi suocera. Ha attraversato tutta la serie delle formalità creative. Se sia ciò che diventa per effetto dell’influsso del mondo maschilista becero e infantilmente cattivo in cui vive o se invece lo sia per effetto di una forma di volontà creativa del fato non è dato di sapere. E in fondo non interessa saperlo. Tanto saperlo non cambierebbe di una virgola il destino del genero o della nuora.

 La bambina cresce in un ambiente in cui Più o meno ogni cosa le è dovuta.   bambini-01.jpg                                                                La giovane donna si rinvigorisce nella consapevolezza di poter avere gli strumenti per dominare gli imbecilli. Peccato che poi finisce con il credere che siano tutti imbecilli e non riesca più a fare distinzioni serie. La donna, ormai matura, o è già diventata un po’ androgina ed esplicita dominatrice quindi non ha bisogno di un uomo essere umano ma solo di un fuco o di uno stallone per passatempo. Oppure ha fatto esplodere la sua femminilità all’estremo ma deve contenerla entro i limiti della sociale decenza e allora cerca un compagno che diventi marito sperando che sia il meno peggio che le possa capitare.    aphroditeerosscudder-l.jpg                     Tutto il resto è una susseguirsi di adattamenti successivi in cui o riesce ad essere soddisfatta e riterrà convenientemente raggiunta un mèta oppure non è soddisfatta e riverserà tutte le responsabilità sul cretino che le sta di fianco. A lui attribuirà gran parte della sua insoddisfazione, della sua frustrazione, delle sue aspettaative mancate.Intendiamoci. Non che ciò non sia possibile. Certo che lo è. Certo che l’uomo spesso sia un cretino nei modi e nelle scelte e renda la sua presenza pesante e mutilante in una qualsivoglia forma di comunicazione. Il fatto però è che lei poteva anche evitare di affiancarlo. Di stargli addosso, di spingerlo a riconoscerla come compagna.                                                                                   eros.jpg    Voglio dire che non esisterebbero i padroni se nonci fossero persone disposte a farsi schiavizzare.Se è vero, come sembra, che le donne dimostrano alla lunga una maggiore capacità di adattamento e una migliore forza intellettiva come mai restano il più delle volte a guardare?, Come mai si fanno sottomettere, come è possibile che non si liberino del giogo del maschio scemo? E soprattutto, come mai non gli impediscono di esercitare in maniera così dannatamente e perniciosamente dannosa un potere sociale ed economico sull’intero pianeta?      berlusconi-sfiga.jpgCredo che se le cose stanno così non è solo perché gli uomini siano prepotenti, violenti, bruti, stupidamente avidi di potere e immarcescibilmente votati all’autodistruzione. Credo che una buona fetta di responsabilità sia nelle mani delle donne che lasciano fare

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Schifani ovvero dell’ottimismo

Scritto da GUNNAR il 25 Dicembre 2009

Renato Schifani, il molto poco convincente statista italiano che si alimenta di autocompiacente beatificazione, decide in questo clima natalizio di far visita alla base italiana di Belo Polje presso Pec, nel Kosovo. Non si sa se per portare il panettone ai militi colà stanziati o se per trovare un posto abbastanza lontano da Roma per poter ribadire urbi et orbi la sua convinzione sul fatto che il clima politico sia cambiato dopo l’episodio dell’aggressione al presidente del consiglio domenica 13 dicembre.in124yd0x_20091224.jpgManco fosse una delle Twin Towers dopo l’attentato. Il Silvio non è stato bombardato. Un disperato (così dicono le cronache bene informate) gli ha lanciato addosso un souvenir di rame bronzato da tre etti o qualcosa del genere.Dice Schifani: “… C’è un clima politico quasi di riappacificazione e questo non può che essere salutato con grande ottimismo e grande fiducia…”Ma di che parla? Ad ogni kermesse natalizia si respira un clima di riappacificazione, da sempre. E lo si ribadisce fino a Santo Stefano che è il giorno dopo. Pausa. Quindi si ripropone la riflessione sull’augurio per un benessere spirituale che si deve diffondere negli animi riappacificati per aprire le porte al nuovo anno che si presenta sotto i migliori auspici.Crisi economiche che si risolvono miracolosamente, crisi politiche che si sciolgono come i grumi di bronchite al primo sole estivo. Crisi esistenziali che si snaturano di fronte ad un benessere mentale ritrovato.stub_mitologia_greca.pngFino al sette gennaio.Ogni cosa ha la sua giusta collocazione nell’idillico mondo di Schifani. Così per non smentirsi e soprattutto per rimarcare le differenze che saranno riprese in Parlamento dopo le feste non si può che isolare il vero dannato in terra: Di Pietro.Costui parla di diavoli ma non sa quel che dice secondo Schifani. Infatti “… in politica - dice rispondendo all’ultimo attacco del leader dell’Idv - diavoli non ce ne sono. Ci possono essere soggetti che la pensano diversamente dagli altri ma questo tipo di linguaggio non mi piace e credo non piaccia nemmeno al paese”.Nemmeno gli sfiora la mente che di linguaggi poco accorti e molto poco diplomatici anzi addirittura offensivi e talora demenziali nei contenuti il suo “leader” ne ha sfornati innumerevoli negli ultimi dieci anni di presenza pubblica. E non si può certo rimproverare Di Pietro se il presidente del consiglio in carica è anche il più inferocito animatore di propagande - populiste nelle forme e fasulle nei contenuti - verso chiunque si sia messo di traverso sulla sua strada. Non sulla strada delle riforme ma sulla sua personale strada.Cosa vorrebbe il “mite” Schifani? Vorrebbe scrivere a Babbo Natale che regali fiducia e faccia finire l’incomunicabilità che esiste tra le forze politiche. Divertente: Il presidente del senato che scrive a Babbo Natale. Il presidente del consiglio che “perdona” l’attentatore in un impeto di ritrovata spiritualità natalizia (ma forse si tratta solo di operosa demagogia). Chissà a quali altre misericordiose buone azioni assisteremo fino al sette gennaio!Non dice Schifani come dovrebbe finire l’incomunicabilità. Ma da come lo dice si comprende che sta pensando a quale possa essere la formula per ripetere in altri termini ciò che il Suo Capo dice in altro modo: fateci portare a termine il suo programma (di Silvio) e ritroveremo la via del dialogo…Mi vien da ridere.12136908471.jpgNon ci sono modi per comunicare con un despota. O gli si è sudditi o lo si abbatte (in senso politico naturalmente), o gli si è devoti o gli si è contro, o gli si ubbidisce o lo si combatte (sempre in senso politico, ovviamente)La storia, tuttavia, ci ha insegnato che i despoti, imperatori, re, principi, dittatori, e primi ministri di facciata con l’indole del predatore, hanno fatto quasi sempre una brutta fine (politicamente parlando come si è detto).Talora hanno fatto una brutta fine anche in senso materiale. E si è sempre trovato un colpevole con la follìa nel cuore alimentata da una campagna d’odio costruita da mandanti morali, che coincidenze nella storia! Mi sembra di averla già sentita questa della “campagna d’odio”.Inoltre è il solito ritornello. Il vero mandante morale delle campagne d’odio è anche colui che grida di esserne vittima ed è ovvio che si vuole carpire la benevolenza altrui facendo del vittimismo in grande stile.Avevo un amico al liceo che le sparava grosse, ma davvero enormi. E, strano mondo questo, il più delle volte gli andava bene, gli credevano e in definitiva diventava un eroe di cui parlare. Non so come sia finito. Sono decenni che non ne ho notizie. Ma allora una cosa era certa ai miei occhi: sapeva come cadere in piedi. E una cosa mi è chiara ora: alla prima vera caduta non sarebbe più stato in grado di rialzarsi.Così fa il simpatico presidente del consiglio e così fanno anche i suoi più fedeli leccapiedi in grisaglia. Le sparano grosse, grossissime, tanto ci credono quasi tutti. O almeno ci crede la maggioranza degli aventi diritto di voto.Schifani è ottimista. Dice che l’Italia ha tenuto la testa alta, che è in via di guarigione dalla crisi economica, che è un popolo fiero, e che non ci sono ostacoli al radioso futuro che l’attende.           anziano1.jpgDa qualche parte ho letto che lo diceva sempre anche Pol Pot.

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Paranoia, disturbo delirante

Scritto da GUNNAR il 5 Novembre 2009


La materia fa gola, come la psichiatria, da un lato, e la psicologia comportamentale dall’altro, dimostrano. E la letteratura in materia è ricca.

 932035-20060928-screen001.jpg Parlando di paranoia non si può  immaginare se non i nostri fantasmi interiori

Tutto è possibile agli occhi dell’individuo affetto da paranoia. O quando il caso è reso estremo da disturbo delirante.

Paranoia.

La vittoria dell’idiotismo.  Torme di psicologi e centinaia di psichiatri si sono succeduti alla ricerca di una spiegazione. Nessuna soddisfacente.

Persone che spacciano la loro ignoranza per eccelsa buona fede come se “un bon homme” potesse mai significare automaticamente “un homme bon”.

Come se l’ingenuità fosse sempre e solo assenza di difetto, per manifesta incapacità di far danni. Ovvio che non è così ma la gente ci crede e diffonde tale credenza come fosse il verbo.

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 La paranoia viene fatta passare per un “male” guaribile. Con difficoltà ma guaribile e, comunque, sempre in qualche modo giustificabile. Nasce laddove finisce la possibilità di capire. E’ un modo di difendersi dall’impossibilità di affrontare i singoli eventi per quello che sono. E li si vede tutti come possibili attacchi alla propria incolumità, fisica, mentale…

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