LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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Terremoti & Guerre

Scritto da GUNNAR il 25 Marzo 2011


guerra-libia-gheddafi-missili-300x239.jpg            Non si tratta di essere pacifisti o guerrafondai.     images-16.jpeg

Si tratta di usare l’intelligenza, poca o molta che sia, o lasciarsi usare dalla merda che si annida nel cervello.

Ognuno ha la sua bella dose di  merda che si accumula col tempo, con le proprie idiozie, con le proprie paranoie, le proprie metastasi caratteriali. Ognuno vive il suo mondo interiore come se fosse il solo mondo esteriore che esiste e sul quale fondare ogni convinzione e ogni esperienza.

Non è così. Ovviamente non è così. Ma non ci si può far nulla a quanto pare. si resta ancorati alle proprie piccole convinzioni. Le sole isole di certezza che ci si convince di avere.

Abbiamo bisogno di certezze, diceva qualcuno, e ce le andiamo a cercare nei posti più strani. Ma se non riusciamo a trovarle allora ce le costruiamo. Più la realtà ci appare incerta e tanto più ci convinciamo delle sole cose che riteniamo utili, convincenti e non dannose.

Facciamo, nel bene e nel male, l’unica cosa che sappiamo veramente fare: sopravviviamo.

 Non sappiamo come fare a vincere le nostre paure ma sappiamo benissimo sotto cosa seppellirle. E spesso ci riusciamo così bene da dimenticare il lavoro di scavo che abbiamo fatto.

terremoto-giappone1.jpg      In qualche parte del mondo un terremoto ammazza centinaia di migliaia di persone e, tanto per ricordare chi è che comanda in natura, fa emergere dall’oceano un’onda d’acqua spaventosa che spazza via qualche città, qualche ponte, qualche diga e qualche aeroporto. Non resta quasi niente per migliaia di chilometri quadrati. Solo fango, acqua marcia, cadaveri e detriti di terra e sassi. Ma non si accontenta  dei danni fatti fino a quel punto. Mamma natura decide di ricordare bene a tutti cosa voglia dire fare i conti con il caso. Così fa sgretolare un po’ di alterigia tecnologica e qualche certezza artefatta. Un paio di reattori nucleari si prosciugano e i noccioli radioattivi restano scoperti. Quanto basta per farli collassare fino a fondersi. Ed ecco la catastrofe. Si sprigiona in atmosfera vapore e radioattivo. Ci vuole un raffreddamento che non arriva, ci sono altri morti, altra acqua, altra energia per suturare le ferite di una mammella energetica al cesio e al plutonio. Roba da scienziati pazzi.

Nell’universo mondo globalizzato tutti hanno capito che quei reattori si sarebbero dovuti chiudere o ammodernare proprio per evitare questi incidenti. Nell’intero mondo. Non è esatto. In Italia non l’hanno capito. O non lo vogliono capire. Oppure c’è dell’altro di incoffessabile che salterà fuori nel corso di qualche futura inchiesta avviata sulle denunce sconcertanti di una qualche stralunata trasmissione televisiva. Ma ci vorranno anni. Una ministrella dell’ambiente (per caso ministrella e per caso  all’ambiente) si lascia sfuggire sull’emotività di una intervista a caldo che “allo stato attuale mica ci si può tirare indietro sul nucleare… ” ma se le parole esatte non sono queste il loro significato è indubbio: Adesso ci siamo impegnati con chissà chi e chissà in che modo che rinunciare al nucleare significherebbe finire in malora. Il governo non può permettersi di scontentare anche i grandi affaristi dell’uranio… Un disastro peggiore del terremoto.

Invece il caso, benedetto e ironico  caso, ecco che non abbastanza divertito dagli eventi scatenati a undici chilometri di profondità nel Pacifico settentrionale decide di inventarsene una davvero notevole. Fa scatenare i poveracci del mondo arabo. L’intera Africa mediterranea si scatena, la Tunisia, l’Egitto, il Marocco e da ultima la Libia intraprendono una lunga e faticosa marcia per la conquista della loro libertà dall’oppressione. Qualcuno ci riesce rapidamente e senza troppe vittime. Qualcun altro non ce la fa a evitare dei morti. Ma la Libia non ce la fa. In Libia c’è un dittatorello puttaniere e ladro, assassino e truffatore che è stato omaggiato prima e osannato poi da un altro dittatorello in guanti bianchi, anche lui puttaniere e anche lui truffatore e ladro. Un poco di buono che tantissimi allocchi hanno deciso di inviare al potere eleggendolo. E’ uno dei capricci della democrazia. Solo che il dittatorello numero due fa il paio con il dittatorello numero uno e si scambiano baciamani, bacia anelli e già che ci sono si scambiano anche le verginelle dei rispettivi harem. Una cosa patetica e anche un pò schifosetta vista l’età dei due capibanda.

Il caso, dicevo, ci si mette di buona lena a spaiare le carte. La radioattività incombente sull’intero globo terracqueo  induce a “pause di riflessione” un governo di beceri ottusi e analfabeti. E sempre il caso smaschera pubblicamente e nel peggiore dei modi la violenta e fratricida sete di potere del dittatorello libico. Non potendo fare altro infatti egli decide di sparare con l’aviazione contro i propri cittadini che insorti chiedevano tre cose, libertà, pane e democrazia.    a4d896f5-20e2-4852-83a3-33778cee326b.jpeg

Tutti si sono arrovellati  per cercare una soluzione. Ma essendo tutti più o meno complici del libico assassino tutti hanno anche tentennato prima di fare di necessità virtù e dar mandato all’ONU. Tutti tranne il nostro paese. In Italia le cose si sa sono sempre più confuse. La sinistra sempre contraria alla guerra stavolta ha deciso di essere favorevole ma soprattutto perché il libico dittatore è un assassino, versione ufficiale. Versione di malpensanti ce l’hanno con il libico perché amico del ministro affarista che vive indisturbato da quindici anni a Palazzo Chigi.

Amico?

Ma come amico? Eh già! Amico, amico di tenda, amico di letto, amico di harem e amico di anello. Gli ha chiesto scusa pubblicamente per l’invasione di cent’anni fa. Come se l’avesse fatta lui l’invasione, come se chiedere scusa potesse cambiare il contenuto di scelleratezze descritte nei libri di storia.

E adesso il governicchio destrorso e sciatto di Berlusconi si sta arrabattando  in ogni modo per fare e non fare, per dire e non dire per guerreggiare senza guerreggiare.

Che deprimente visione.

Un paese senza spina dorsale, senza certezze. Vivo solo per il convincimento di altri paesi che ci riconoscono un territorio e una lingua comune.

Un Paese cui non resta che prostituirsi vendendosi al miglior offerente. 

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Nei dintorni della fiducia

Scritto da GUNNAR il 14 Dicembre 2010


Fiducia. fiducia fiducia … affìdati alla fiducia

Fiducia     berlusconi-sfiga.jpg

Bella parola. Carica di significati. Adesso sappiamo che non si tratta solo di coesistenza senza timore, di parità d’intenti, di cooperazione su un progetto, di ausilio reciproco e di certezza dell’ausilio che può venire da chi ti sta vicino e su cui conti perché si è consapevoli l’uno dell’altro.

Adesso sappiamo che fiducia vuol dire anche altro, vuol dire ricatto, acquisto al mercato delle vacche, e vuol dire anche lupanare governativo.

Il governo ha comprato la fiducia e un esimio politologo, tal Pasquino, durante un’intervista ha suggerito - convinto - che se un deputato accetta di votare contro il suo stesso partito in cambio di un posticino da sottosegretario o da viceministro o da super portaborse non commette alcun reato e non è nemmeno censurabile sotto il profilo etico. Non solo, ha aggiunto candidamente che a pensare il contrario si farebbe solo dell’inutile moralismo.

Il che la dice lunga sulla concretezza materiale del modo di governare che si è affermato negli ultimi venti o trent’anni.

Forse si farà del moralismo da poco, ma qualcuno ha ancora la convinzione che servire un’idea e farlo per il bene collettivo di tutto un Paese vuole anche dire avere un minimo di dirittura morale, qualcosa che sia non solamente coerente ma anche limpido sotto il profilo più ampiamente etico del comportamento umano.

Vediamo di ricapitolare per spiccioli.

Da un lato l’ometto di Arcore fa scaturire le sue manie di grandezza dal voto popolare e sbandiera la sua incoerenza e il suo spirito fraudolento come se fosse la panacea per il futuro dell’Italia. Senza tali condizioni non si governa e non ci si sottrae alla fustigazione della magistratura. Lo vuole il popolo e se lo vuole il popolo allora tutto è concesso in nome di tale volontà. Come se il popolo avesse votato mettendo una postilla alla scheda elettorale in cui si poteva leggere “se vinci fa come ti pare che tanto il mio voto ti darà ragione”. L’uso  del voto come fosse una carta di credito illimitato è un modo per fottere il popolo stesso ma ormai il voto c’è stato e quindi il popolo non ci può far molto. Può se ci riesce solo bloccare il conto ma quello che è stato sottratto difficilmente potrà essere risarcito.

Dall’altro lato i corifei del populismo in nome del voto, come Pasquino, nulla hanno da dire se quegli stessi ministri e deputati e senatori che sbandierano la volontà dell’elettore e cambiano seggiola solo sulla base di un tariffario e secondo precise condizioni di mercato.

Tutto è diventato mercato più di quanto non lo fosse già. Cosa penosa e molto triste per questo Paese che, ormai non può più fare molto per risollevarsi.

Non resta che contare i voti. Si viaggia sulle unità  e non certo sulle decine.

Il grande partito che tutto poteva in parlamento e fuori adesso deve conteggiare le noccioline da distribuire alle scimmie per sapere se arriverà a domani.dorme.jpg

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I morti che resuscitano

Scritto da GUNNAR il 4 Luglio 2010

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Si tratta del modo in cui alcuni si sono autonominati portatori di verità.

Ricordo bene quell’espressione “unto del signore” con cui il primo ministro attualmente al governo disse di sé in più occasioni. Occasioni pubbliche.

Mi stupì il fatto che nessuna delle voci vaticane insorsero gridando alla blasfemìa. Non ci fu un solo prete che ebbe il buon gusto di richiamare il piccoletto di arcore e fargli notare l’enormità delle sue parole. Preti troppo occupati in altre faccende affaccendati? può darsi visto come sono andate poi le cose oltre Tevere e dentro i palazzi del potere.

Ma poi lo stupore divenne rabbia crescente.locandinapg41.jpg

Un bieco e sudicio personaggio prima, un secondo simile individuo poi e molti altri seguirono. Tutti alla corte del piccoletto di Arcore. Tutti infognati nella stssa orgia di potere. Tutti convinti della loro impunità. Tutti cadaveri. Morti che si muovono attraverso la storia recente del Paese.

E altri morti ad essi fecero eco. Altri inconsapevoli morirono dietro alla faccia da ebete delpiccoletto di Arcore scambiando il ghigno per sorridente euforia. Morirono nell’anima. E votarono anche per ratificare definitivamente quella morte che liavrebbe accompagnati fino ai giorni che si stanno vivendo adesso.

Una morte per loro definitiva. Il tempo che hanno buttato via per credere alla parole del piccoletto di Arcore non l’avranno indietro.

Ora ci sono morti e feriti. i secondi vorrebbero seppellire i primi.

Fabbriche chiudono e genti non hann lavoro. Giovani e meno giovani si guardano la punta delle scarpe e non sanno cosa faranno quando diverranno grandi. Donne e uomini e bambini diventati tutti carne da macello per l’ingordigia di un famelico piccoletto domiciliato ad Arcore che è riuscito a trovare albergo nel cuore di molti sprovveduti.

dittatura1.jpg        Che si aspettavano che facesse il piccoletto di Arcore quando sono andati a votarlo? Si aspettavano di diventare ricchi come lui, o almeno un po’? Si aspettavano di non pagare più le tasse? Si aspettavano di tenere ontani i comunisti? Si aspettavano di veder spuntare piante di denaro in ogni giradino? Si aspettavano miracoli come quelli promessi dalla Chiesa complice e becera?

Si aspettavano vie lastricate di fiori e perle? Ponti sull’infinito? Treni in orario. Aerei padroni dei cieli? Case prme e seconde e terze senza spese?

Che cosa si aspettavano di ottenere da un personaggio come il piccoletto di Arcore?

Certo che farsi abbindolare da un sorriso, qualche barzelletta sconcia e un po’ di cerone è proprio da mentecatti.

Allora il ragionamento si potrebbe spostare sul popolo. Non sui singoli. Ogni singolo sa bene quali siano i propri limiti anche se mai l’ammetterà pubblicamente, magari per vigliaccheria o solo per dabbenaggine.

Allora si tratta d’altro. Si tratta di ignoranza. Profondissima ignoranza. Ignoranza di base. Elementare. Non solo mancanza di nozioni, scolarità isignificante, e scarsezza di letture. Qui intendo l’ignoranza profonda della mente. Primitivismo in crescita. Non solo non so nulla ma credo che se ci fosse qualcosa da sapere il piccoletto di Arcore me lo direbbe. Ecco faccio ciò che mi dice. Così è tutto più semplice. E poi nessuno dice il contrario quindi deve essere vero.ceb3a1cf051a9cf66633bfd8d0d9bad91.jpg

E qui l’altro aspetto del problema ignoranza. L’ignorante profondo non è capace di capire che se nessuno dice il contrario ci possono essere solo due spiegazioni: o a quelli che dicono, o potrebbero dire, il contrario viene negata la parola, tappata la bocca, censurato il pensiero. Oppure la propaganda è talmente martellante e pilotata costantemente, che si impedisce di pensare a chiunque abbia voglia di farlo.

Ho rivisto il filmato di un incontro scontro televisivo tra un signore logorroico dell’insulsaggine verbale e una signora messa lì solo per la sua capacità di stare in TV solo per farsi insultare.

Il signore logorroico è il ministro La Russa. Signore e padrone del verbo da caserma e el pensiero archetipo da primate. La signora invece è la simpatica Bindi che non è capace di mostrare il buon senso di scegliere un altro mestiere o almeno di rifiutare di andare in tv a cercare di parlare con un primate. Ma l’ha capito che con i primati non si può parlare? Si può solo discutere animatamente. Io direi che si può solo dar loro una banana se diventno aggressivo.

Ebbene. Ad una domanda della Bindi (domanda semplice in fondo: cosa vuole fare il governo per tirare il paese fuori dalla merda incui l’ha cacciato) il La Russa non risponde, no sa o non vuole. Parla d’altro, con il pretesto di difendere la stessa Bindi da un presunto cattivo comportamento dei suoi ex compagni di partito, la offende in ogni modo, copre d’insulti e parla addosso a chiunque lo interrrompa per fargli notare che la domanda è rimasta senza risposta.

Il comportamento descritto non è solo intollerabilmente intollerante. E’ soprattutto il comportamento di una persona ignorante. Ad una domanda si risponde. Se non si sa la risposta lo si ammette. Ma menare il can per l’aia cambiando registro, argomento e tono, spostare l’atetnzione, confondere le acque, disrtarre l’uditorio dal vero oggetto della tenzone è solo una cosa da vigliacchi, ed è in perfetta sintonia con gli insegnamenti del piccoletto di Arcore.

La Russa è solo un bravo allievo o è uno studente dotato di ineguagliabile talento per la difrfusione dell’ignoranza?

Propendo per la seconda.                                                                                                        assolutismo1.jpgIl potere

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donne

Scritto da GUNNAR il 20 Marzo 2010


E per ora mi limiterò a dire che non cercherò minimamente di allonatanarmi dai consueti luoghi comuni. Non ne vale la pena.  

E poi perché farlo? Le donne invogliano ai un luoghi comuni per definizione. Altrimenti perché parlarne.  

Tuttavia voglio fare una premessa che mi sembra non solo doverosa ma necessaria.  

Non sono critico verso le donne più di quanto non lo sia nei confronti di qualsiasi altro essere umano che agisca anche inconsapevolmente in modo stupido oppure che agisca in modo stupido per scelta.  

Tutti abbiamo diritto ad un po’ di comprensione e a un po’ di attenzione. Ma averne diritto è un conto pretendere la totale e assoluta dedizione è ben altra cosa.Fatte le necessarie premesse dirò delle donne. Sono solo apparentemente fragili. La storia del “sesso debole” è, per l’appunto, una storia. Direi che è una mitologia. Anzi aggiungerei anche che non c’è alcuna forza più dirompente di una donna determinata a creare problemi, a distruggere chi voglia ostacolarla, a ridurre la tranquillità in tragedia quotidiana e ad ergersi a giudice prima e carnefice poi delle altrui debolezze.

Ogni donna sa che ogni uomo ha bisogno di averne un pò intorno. Non ho mai conosciuto un uomo che fosse disinteressato alle donne al punto da poterne fare ameno del tutto e senza ripensamenti. E gli omosessuali?, mi si domanderà. Anche loro hanno bisogno delle donne perché devono avere un metro di confronto psicologico e anche perché devono adeguarsi. Per esempio devono avere un minimo di spazio per spettegolare di qualcosa.

E se qualcuno crede che spettegolare sia un luogo comune tipicamente utilizzato per identificare l’universo femminile ebbene è vero.

Lo è.

E ci sarà pure una ragione.Il fatto abnorme è che i luoghi comui sulle donne sono elementi di prova e non atti di denigrazione o di diffamazione.Vero che lo sono anche i luoghi comuni sugli uomini. Assolutamente vero. Ma ora parliamo delle donne e quindi gli uomini li consideriamo come parte della cornice.

 

La suocera.   funnyman_masks_055.jpg

 

 

Essa è una figura mitica. E’ l’elemento unificatore tra il male trascendentale e l’ostinazione cosmica. Essa vive in funzione del danno che riesce a provocare nella “nuova” famiglia che pure ha contribuito a creare. Ella “deve” creare una nuova famiglia perché ha nei suoi geni la necessità di protendere la specie verso il futuro. La suocera è una categoria dell’arte: si manifesta con tutti i risvolti dell’orrore in forma artistica e non importa quale sia l’arte di riferimento.

Cerchiamo di fare chiarezza. Prima di essere suocera è stata bambina, giovane donna, moglie, madre… quindi suocera. Ha attraversato tutta la serie delle formalità creative. Se sia ciò che diventa per effetto dell’influsso del mondo maschilista becero e infantilmente cattivo in cui vive o se invece lo sia per effetto di una forma di volontà creativa del fato non è dato di sapere. E in fondo non interessa saperlo. Tanto saperlo non cambierebbe di una virgola il destino del genero o della nuora.

 La bambina cresce in un ambiente in cui Più o meno ogni cosa le è dovuta.   bambini-01.jpg                                                                La giovane donna si rinvigorisce nella consapevolezza di poter avere gli strumenti per dominare gli imbecilli. Peccato che poi finisce con il credere che siano tutti imbecilli e non riesca più a fare distinzioni serie. La donna, ormai matura, o è già diventata un po’ androgina ed esplicita dominatrice quindi non ha bisogno di un uomo essere umano ma solo di un fuco o di uno stallone per passatempo. Oppure ha fatto esplodere la sua femminilità all’estremo ma deve contenerla entro i limiti della sociale decenza e allora cerca un compagno che diventi marito sperando che sia il meno peggio che le possa capitare.    aphroditeerosscudder-l.jpg                     Tutto il resto è una susseguirsi di adattamenti successivi in cui o riesce ad essere soddisfatta e riterrà convenientemente raggiunta un mèta oppure non è soddisfatta e riverserà tutte le responsabilità sul cretino che le sta di fianco. A lui attribuirà gran parte della sua insoddisfazione, della sua frustrazione, delle sue aspettaative mancate.Intendiamoci. Non che ciò non sia possibile. Certo che lo è. Certo che l’uomo spesso sia un cretino nei modi e nelle scelte e renda la sua presenza pesante e mutilante in una qualsivoglia forma di comunicazione. Il fatto però è che lei poteva anche evitare di affiancarlo. Di stargli addosso, di spingerlo a riconoscerla come compagna.                                                                                   eros.jpg    Voglio dire che non esisterebbero i padroni se nonci fossero persone disposte a farsi schiavizzare.Se è vero, come sembra, che le donne dimostrano alla lunga una maggiore capacità di adattamento e una migliore forza intellettiva come mai restano il più delle volte a guardare?, Come mai si fanno sottomettere, come è possibile che non si liberino del giogo del maschio scemo? E soprattutto, come mai non gli impediscono di esercitare in maniera così dannatamente e perniciosamente dannosa un potere sociale ed economico sull’intero pianeta?      berlusconi-sfiga.jpgCredo che se le cose stanno così non è solo perché gli uomini siano prepotenti, violenti, bruti, stupidamente avidi di potere e immarcescibilmente votati all’autodistruzione. Credo che una buona fetta di responsabilità sia nelle mani delle donne che lasciano fare

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L’eleganza delle idee la brutalità della prassi

Scritto da GUNNAR il 1 Ottobre 2009


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Immaginarsi in un mondo che non sia solo il luogo dei conflitti è un modo per ritenere che si possa sviluppare una specie animale di tipo  superiore. Ritengo che sarebbe ciò che uno scienziato farebbe in buona fede ogni scoperta  in più al suo percorso. Un piano nuovo, un universo nuovo, una nuova esistenza ammantata di nuovi orizzonti.

Potrei pensare al tutto come a un cervello in continua espansione. Sempre più materia grigia all’opera e sempre meno muscolatura attiva da sottoporre a sforzi.

Un simile universo inoltre a tendere verso una iperevoluzione della specie metterebbe in serio pericolo il settore merceologico del fitnees (si dice così?).

Ma potrebbe aprire infinite nuove opportunità assolutamente inimmaginabili.

D’altro canto che fare per pensare di progredire sul percorso evolutivo?

Comunque allo stato attuale non si prevede alcuna evoluzione, non in tal senso almeno.

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Ero intento a leggere qualcosa sulla coltura del vino in terra di Nebiolo e mi sono soffermato sull’affermazione di un noto viticoltore il quale sosteneva la bontà dei suoi prodotti vinicoli (decisamente di ottima qualità aggiungerei da amatore) adducendo tra l’altro la  motivazione che tali risultati fossero in gran parte dovuti ad un processo di evoluzione la cui scaturigine deve ricercarsi inevitabilmente nello spettacolare risultato di innovativi sistemi di coltivazione e trattamento del vino affiancati ad una centenaria tradizione di amorevole dedizione per la terra e la tradizione. Il vecchio che sopravvive nel nuovo mediante un processo di scontro incontro intergenerazionale.

Leggevo queste note e mi allontanavo dal buon vino per entrare nella opaca quotidianità del presente.

Il vecchio e il nuovo. Lotta tra generazioni. Sopravvivenza del più forte? Certo che no, mi sono detto, non si tratta di una questione di forza, di muscoli. Si tratta di una questione di idee. Le nuove idee possono facilmente soppiantare le vecchie, possono elegantemente assorbirle e rimaneggiarne al sostanza per farla rivivere sotto nuova forma, sotto nuova forza, con una inattesa eleganza.   

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Il vero problema consiste nell’avercele queste idee. Esse, quando esistono e la storia, quella non manipolata ad arte, dovrebbe avercelo insegnato, hanno una vitalità del tutto propria, si autoimpongono anche contro ogni propaganda, contro ogni manipolazione, contro ogni delitto di censura e di soffocamento. Le idee quando ci sono sopravvivono al fuoco della stupidità.Ma da dove scaturiscono idee nuove? Chi può vantare di avere vere idee nuove da proporre, da offrire, da utilizzare? Certo non le generazioni che si avviano alla loro conclusione biologica. Possono le generazioni nuove, quelle portatrici di vigorìa e di prestanza intellettuale inedita e fantasiosa. L’immaginazione al potere, ricordate? Aveva un significato che andava al di là dello slogan pseudo rivoluzionario degli anni Sessanta.

Almeno ho sempre ritenuto che fosse ben più profondo e complesso quel significato. Si tratta di capirne il senso.

E quale senso?

Ovviamente quello che impone la ragione cosciente attenta al presente: dunque in un presente dominato dall’immobilismo della ragione e dalla paura l’unica possibilità di sopravvivere è individuare una soluzione che non sia scontata, banale, prefabbricata, incasellabile secondo categorie “deja vu”.

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Sorgono due problemi. Da un lato la resistenza, talora anche feroce e violenta di chi si vede sottrarre lo scettro. Dall’altro la lentezza con cui una simile forma di soluzione può essere assorbita dalle persone, può diventare forma di vita, può essere rimpastata nel quotidiano dovendosi con essa sostituire un’infinita serie di abitudini consolidate e di attese ben più concrete delle possibilità da verificare e ancora in via di definizione.

Ma come può una generazione nuova dar vita a simile “rivoluzione”?

Davvero non credo che ci sia una risposta. Si possono solo avanzare ipotesi attendibili. Prendo spunto dalla realtà del nostro Paese come la vivo e azzardo una possibile risposta accentando ogni altro tipo di possibilità.

Da molti decenni in Italia si sono via via costruite condizioni di vita più agiate, comode e decisamente agevoli da affrontare. Processo di crescita economica, industriale, sociale. Certo come in molti altri Paesi dell’evoluto Occidente. Con alcuni ritardi, con difficoltà generate dalla complessa antropologia delle realtà locali, da fattori di rallentamento culturale di natura articolata. Certo. Ma nella sostanza si è andati in procedura di evoluzione con sufficiente velocità da non lasciarsi staccare da altri Paesi nelle stesse  condizioni. E poi la Storia ha pesato tantissimo sul retaggio assimilato nella tradizione culturale italiana dovendosi comunque ringraziare un millenario dominio economico e tecnico della Roma dei cesari e una indiscutibile supremazia scientifica e culturale dell’Umanesimo rinascimentale. Aggiungo che se non ci fosse stato il freno indubbiamente pernicioso della Chiesa, quell’evoluzione sarebbe stata molto più florida e molto più duratura e i suoi frutti avrebbero certo avuto una vita molto più lunga. Ma è una valutazione personale, accessoria e del tutto indimostrabile.

Tuttavia quelle condizioni di vita “sempre più agiate” non hanno determinato una analoga rivalutazione della disciplina dell’intelletto, non sono state affiancate da una sapiente costruzione di una cultura del dovere etico. Non si è fatto crescere il Paese economicamente “e” si fatto consolidare il significato culturale del dovere. Anzi si è fatto esattamente il contrario. Si è fatto passare per “valore” la possibilità di aggirare il sacrificio attraverso la furberia e non cercando soluzioni nuove. Anzi Le soluzioni nuove le si è fatte intravedere come “lente” e inattuabili per il raggiungimento della felicità. E la felicità in definitiva la si sarebbe potuta ottenere facilmente semplicemente creando condizioni di infelicità per gli altri. Il concetto che socialmente qualcuno potesse essere infelice è stato concepito e mantenuto, nella cultura del quotidiano, come naturale, inevitabile, ineliminabile. Dunque perché soffrire in due se uno può farne a meno?

In altri termini si è accettato ogni volta la condizione di sudditanza alla tradizione piuttosto che fare il possibile per allevare una generazione capace di scalzare la tradizione (magari mantenendone il peso storico e il valore intrinseco) per far nascere qualcosa di nuovo che fosse anche un superamento dell’acquiescenza e un’evoluzione della cultura generale e del benessere sociale.

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Il nuovo è dunque rimasto confinato in un angolo e visto con sospetto. Ma dal momento che altrove il nuovo spesso riusciva a trionfare di vecchie e ammuffite tradizioni non più accettabili ecco che si è sistematicamente ricorso al vecchio e gattopardesco sistema di ammantare di nuove parole vecchie pasture. Si è scelto di fare abiti nuovi su corpi vecchi. Si è deciso di innalzare a “nuovo” ciò che nuovo non è né mai potrà  esserlo.Sarà questo il motivo per il quale un vecchio furbastro, imbroglione e menzognero, nel nostro Paese possa diventare primo ministro?

Chissà.

Una cosa appare abbastanza certa. Le giovani generazioni non sembra abbiano la forza di inventare qualcosa di veramente nuovo, non sembra che siano in grado di contrastare il vecchio e il marcio. Direi che non sembra che si accorgano di essere in mezzo al marcio. Sono generazioni allevate in maniera sempre più comoda, in atmosfera controllata, sottovuoto. Essi non sanno inventarsi nulla perché hanno sempre tutto pronto e molto più di quanto riescano ad assimilare.Vivono nella sovrabbondanza, non faticano per nulla e quindi non devono cercare soluzioni per districarsi, per disimpegnarsi, per contrastare le vecchie generazioni. Anzi le vecchie generazioni se le coccolano dal momento che ne ricavano solo vantaggi e nessun problema, nessuna costrizione.

Tutti a preoccuparsi delle giovani generazioni e nessuno che si preoccupi del loro futuro.E le giovani generazioni passano il tempo a preoccuparsi del proprio presente senza mai fare un progetto. Altro che conflitto generazionale. Non mi sembra che ci sia alcun conflitto. Ormai l’unico vero conflitto rimasto è quello che nasce tra chi vorrebbe riattivare i cervelli spenti e chi li vorrebbe conservare in perpetuo stato di sonno. 

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Qualunque etica parte II

Scritto da GUNNAR il 13 Settembre 2009


etico1.jpg detto da un giovanissimo studente…

Non si può tacere. Non si deve tacere.

Intervistata da una sollecita giornalista della radio (RAI_RadioTre) un’altrettanto solerte Professoressa universitaria esperta in scienze politiche ci fa sapere, qualche giorno fa, che <<… fa bene il quotidiano “la Repubblica” a fare delle domande al premier (sic!) Berlusconi ma forse ha un pochino esagerato …>>

Miserevole e patetica la posizione di questa professoressa.  ricalca nei modi e nelle parole un’attitudine comune: quella di dire e non dire, di indignarsi ma non troppo, di denunciare ma sottovoce quasi chiedendo scusa di aver tanto osato.

Un’indignazione o è o non è. Non esistono vie di mezzo né è possibile che esistano.

E l’indignazione viene dalla violenza che si subisce. Una violenza gratuita, incontrollabile, inaccettabile, offensiva e dolorosa al tempo stesso. E quando la violenza viene da chi appare intoccabile è ancora più imperdonabile, ancora più dolorosa.

L’ineffabile professoressa si azzarda a suggerire che il quotidiano “La Repubblica” si immagina come l’unica vera opposzione politica al governo. Ricalcando le voci già messe in giro dallo stesso governo che si tratti non di un quotidiano ma di un partito politico travestito da orgnao di stampa.

E se così fosse? Dove sarebbe lo scandalo? Al massimo si potrebbe dire che l’informazione in tal caso possa essere pilotata su formule antigovernative. Ma certo non altro e se ne dovesse derivare un danno sarebbe solo a carico del “buon giornalismo” non certo a danno della gente. Sarebbe null’altro che una specie di legittima difesa a mezzo stampa.

Ma non c’è buon giornalismo in Italia. Al massimo si può parlare di più o meno abili leccaculo che vogliono gli onori dalla firma ma nessuno degli oneri del dovere. E il pubblico in fondo altro non fa che appesantire ulteriormente la condizione di sudditanza dei giornali.

Il pubblico?, qualcuno si chiederà. Certo, dico il pubblico e so quel che dico.

Dal momento che non tutti i giornali appartengono a leccaculi e non tutti i leccaculi sono abili a celarsi il “pubblico”, i lettori insomma, avrebbe il dovere di fare scelte consapevoli e non solo scelte di simpatia e convenienza.

In altri termini dovrebbe fare scelte fondate su un qualche tipo di etica della ragione o del pensiero.

Ovvio che per far ciò occorrono almeno due condizioni essenziali.

La prima è saper leggere.

La seconda è saper pensare.

Entrambe si possono  imparare. Entrambe si possono affinare. E quando sono presenti esse escludono comportamenti servili e interessati alla piccolezza del presente.  

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L’ultima libertà trovata… è stata appena perduta.

Scritto da GUNNAR il 8 Agosto 2009

353919main_image_1377_1024-768.jpgVendiamo se ho ben compreso il senso della questione.

I ricercatori di tutto il mondo ebbero modo, ad un certo punto, di provare e condividere l’efficacia di un prodotto che serve a bloccare il “concepimento” presunto allorché una pulzella datasi da fare senza cautele oppure (in alternativa) “costretta suo malgrado” (leggi alle voci “stupro”, “violenza sessuale”, “reato contro la persona a scopo di libidine” ecc. ) decidesse di prendere a posteriori delle cautele per evitare un concepimento indesiderato o addirittura imposto con violenza.

La fanciulla (bambina, giovane donna, signora di mezz’età o attempata matrona che sia) si trova nella poco piacevole situazione di presumere una “possibile gravidanza inopportuna” e può finalmente evitare ulteriori danni, psicologici, materiali, fisici, economici e chissà cos’altro semplicemente prendendo una precauzione: manda giù una pillola e tecnicamente impedisce la fecondazione in caso di ovulazione. Si badi bene non ricorre il caso di un aborto (lecito o meno che sia) ricorre una precauzione a-posteriori. Un po’ come se dopo una gran festa con annessa scorpacciata si prendesse del bicarbonato per evitare le conseguenze di una presunta indigestione. Ovviamente non voglio paragonare la pillola antifecondativa al      bicarbonato.

                             berlusconi_dito-medio.jpg         Anzi… a pensarci bene invece lo voglio.

E non sono interessato ai giudizi dei moralisti d’accatto o dei moralisti fanatici. I primi sono quasi tutti in parlamento i secondi sono quasi tutti in vaticano.

Cosa si fa in un qualsiasi Paese evoluto dove il “cittadino” ha la tutela della sua autodeterminazione e gli si rende la vita semplice per potersi dedicare alla salute dello spirito e al benessere della sua vita materiale? Si favorisce una simile pillola in tutti i modi. Si fa campagna educativa nelle scuole e si sensibilizzano le famiglie affinché accettino il caso e la necessità di situazioni spiacevoli o imprevedibili con l’intelligenza associata alla conoscenza del presente. Poi si liberalizza la pillola in questione e la si vende anche nei supermercati insieme ai pannolini e alla maionese.

E’ solo un altro prodotto della moderna società. Un prodotto che ha uno scopo, un prodotto che serve a qualcosa di utile e che forse può evitare tragedie a futura memoria.

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Ma soprattutto è uno strumentodi liberazione dalla paura. La pura del peccato, del giudizio, della condanna e della gogna. Ma è anche la liberazione dalla paura di dover soffrire quando si è già sofferto abbastanza e si sa di non poter accettare altra sofferenza.

Invece da noi cosa accade? Si fanno interrogazioni parlamentari, si boicotta la pillola si fa obiezione di coscienza anche da parte dei farmacisti, bieca e orrenda categoria di medici falliti e mercanti arrivati.

Poi si alimenta una propaganda di stato facendo scrivere a giornalisti prezzolati e incompetenti articoli indecenti contro donne che vorrebero scopare ma senza pagare lo scotto di tenersi un figlio. Come se fosse affare loro (dei giornalisti o dei parlamentari intendo)

Invece di accudire i cittadini questi farisei di parlamentari e invece di difendere la libertà di scelta individuale, questi cialtroni di giornalisti, fanno esattamente il contrario: difendono il rito della sudditanza, controllano l’istanza del sovrano e alimentano la sua inestinguibile fame di potere che tutto vuole controllare nei minimi particolari.

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Auguro a tutte le donne libere di pensiero e a tutti gli uomini che riescono ancora ad avere un pensiero libero, una nuova alba in cui la loro volontà sia davvero la loro volontà e non quella pilotata da qualcun altro.

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