LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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Presto non resterà che un ricordo

Scritto da GUNNAR il 10 Agosto 2011

685106313.jpgPresto non ci resterà che il ricordo

Presto saremo liberi e non ci resterà che un ricordo, spesso vacillante, altre volte vivido, di quel lerciume puteolente di ventennio berlusconiano.

Ciò che mi dispiace è che non mi riuscirà di godermi le ricostruzioni storiche. Son troppo vecchio e stanco per potermene beare. Allora faccio un piccolo sforzo e mi anticipo fin da ora ciò che non potrò ricordare domani.

Ricorderò il Ferrara Giuliano, pachidermico e petulante come un’ocarina rotta. Ne ha fatte tante, il grand’uomo, che nemmeno lui se ne ricorda. E spesso si confonde, scambia il bello con il brutto e ne declama le meraviglie, inverte l’ordine degli addendi ma in realtà fa moltiplicazioni ottenendo solo una montagna di idiozie verbali. Poveraccio, ridotto alla fine a chiedere elemosine milionarie per tentare di far vivere un foglietto scandalistico che spaccia per giornale d’informazione politica.                                                                            giuliano_ferrara_mostro12.jpg
E con il tondeggiante illusionista della forma ricorderò i due giullari di corte, il nano e la ballerina. Brunetta e Bondi.  Il primo convinto di saper fare il gigante dall’alto del suo metro d’altezza, il secondo diafanamente orientato alla perenne prosternazione di fronte al potere.

Il primo impudicamente ottuso e profondamente cattivo.
Il secondo fecondamente leccaculo e immoralmente ignorante.                      
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Ricorderò il capo dei padani nella sua goffaggine cialtrona e rozza i suoi gesti salvatici e inconcludenti ma decisamente folcloristici e ricorderò la sua eredità all’umanità: un figlio la cui struttura biologica potrebbe essere oggetto dilunghi dibattiti tra studiosi di evoluzionismo. Forse è un esempio vivente di “anello mancante”. O forse è solo mancante.                         

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Ricorderò il triumvirato degli eletti: LaRussa, Tremonti e Manolesta Ghedini. Il primo esaltato guerrafondaio dalla specchiata sensibilità verso i tamarri d’ogni specie e razza, purché fascisti nel cuore, il secondo silenziosamente convinto d’essere un novello Ricardo ma molto più elegante e raffinato, il terzo autocraticamente arroccato nella cittadella degli effluvi legali, delle postille giuridiche, delle invenzioni codicistiche e dell’imperitura certezza che ogni legge sia facilmente aggirabile o almeno acquistabile. E quando non si può comprare si potrà sempre rifare in altro modo… Purché salvi il culo al datore di lavoro.

Già. Lui. Il datore di lavoro.

Il Burlone per definizione. Il faccendiere per vocazione, il truffatore per scelta, il politico per necessità, il paroliere e venditore di menzogne, il più astuto degli stupidi in circolazione. Privo di scrupoli, istintivamente portato al raggiro come un venditore di tappeti o di autoveicoli usati in pessime condizioni.

Proprio lui, il Berlusconi che ha voluto cambiare volto al Paese e ci è riuscito rovinando l’intelligenza di almeno due generazioni di sprovveduti che gli hanno creduto per convenienza o per deficienza.
Ricorderò di loro molte cose e di molti altri ancora serberò un tranquillo ricordo tratteggiato fine.

orrorejpg.jpeg                                 Un acquerello.

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I simboli e la LegaNord

Scritto da GUNNAR il 13 Ottobre 2010

Il senso comune si forma attraverso la propaganda.    

imagesca0hea4e.jpg   Nel bene e nel male.      imagesca6g29m8.jpg

Nel male più spesso per la solita insolita dose di pruderie che ogni bruttura porta con sé insieme alla condanna morale del perbenismo di facciata.

Accadono cose davvero strane dunque intorno al senso comune. Che poi, in definitiva, altro non è che la cultura del sentito dire che nel dilagare di bocca in bocca diventa mito metropolitano utilizzato per passare il tempo nelle attese tra una corsa e l’altra del quotidiano vivere.

La cultura del “sentito dire” è il fondamento dell’etica sociale.  imagescar21ydd.jpg

E se una delle fonti principali di tale cultura è la madre di ogni possibile “sentito dire” - e, senza tante parafrasi, mi riferisco alla televisione imbavagliata e umiliata e censurata e appiattita, la televisione che sopravvive più per merito della propria paraculaggine (mi si passi il neologismo) che per meriti culturali, formativi e informativi - allora il futuro dell’intelligenza (umana in generale e italica in particolare) sarà alquanto incerto, anzi direi del tutto oscuro.  

Comunque sia l’illazione cresce spontaneamente su episodi di piccolo calibro, quasi infantili, come le piccate parole di un sindaco arrabbiato contro un consiglio di istituto che, votando a larga maggioranza, gli ha negato la liceità di esporre simboli pagani nella scuola di stato.

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La cronaca ci ha ampiamente foraggiato con la notizia di una scuola media statale di un paese del Veneto nella quale il sindaco (leghista D.O.C. o forse D.O.P. chissà?) ha voluto riversare tutto il suo profondo amore e la sua incommensurabile dedizione alla causa tappezzandola di insegne raffiguranti una rosa camuna e altre divertenti espressioni del simbolismo leghista NEW AGE.

Che dire? Poteva farlo? Non poteva? Con i soldi pubblici di tutti ha alimentato la goliardia di pochi? Cosa voleva dimostrare il primo cittadino? contro cosa sta belligerando?

Presto lo vedremo in parlamento. Ormai ne parlano talmente tanto di lui che vale almeno un paio di campagne elettorali. Il suo nome e la sua performance entreranno nel curriculum mentale della “cultura del sentito dire” e ciò sarà sufficiente perché molti se ne ricordino e ne facciano una costruzione simbolica da riportare negli annali della recente storia d’Italia.   imagescaijtgbl.jpg    

I simboli come noto sono solo segni che riportano a significati. Hanno valore semantico, qualcosa che sta al posto di qualcosa d’altro col solo scopo di diventare uno strumento di diffusione del significato di cui si fa portatore.

In qualunque aeroporto, stazione ferroviaria, sala d’attesa, il simbolo WC  rappresenta il luogo dove si possano esercitare le proprie funzioni corporali. Si tratta di una stilizzazione simbolica che significa: “qui puoi appartarti per fare pipi”, oppure significa: “questo luogo per il tempo che ti serve è a tua disposizione”.

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Dunque il “simbolo” che è strumento di comunicazione, segno portatore di significato. Essoassume una forma che diventa “la forma” non appena si sedimenta nel sentire comune. Ma che cosa ha potuto sedimentare una stella alpina stilizzata nella testa di migliaia di “ex terroni” trapiantati in terra lombardoveneta? Con che criterio si sono ricostruite le regole della simbologia nella testa di personaggi ambigui e strafottenti che sanno pensare solo al proprio personalissimo orticello coltivato alle spalle della villetta a schiera costruita su terra di riporto?

Misteri Padani                      imagescaxwogw0.jpg

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L’amico

Scritto da GUNNAR il 18 Giugno 2010


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Era un amico, lo ricordo bene quello che mi raccontava.

Gli avrei anche affidato i miei pensieri

ma sbagliavo.

pensieri affidati

in mani sbagliate, messi a nudo sotto uno sguardo fasullo

pensieri buttati via

semplicemente perduti per sempre bella20catene1tc.jpg

E’ questa la peggiore di tutte le azioni

che si possano fare

Affidare i propri pensieri

a qualcuno che mai saprà ricordarli. tumblr_l0cb8thppo1qzisk9o1_500.jpg

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Il numero dei giorni

Scritto da GUNNAR il 13 Febbraio 2009


Ho viaggiato non solamente seguendo sentieri tracciati da altri. Ho conosciuto non solo i sorrisi di volti distesi o i pianti di facce contratte. Ho girovagato, a volte senza meta, per il solo piacere di farmi circondare dai luoghi. Atmosfere serene o cupi scenari.

caravella3.gif  Le sole apparenze non mi hanno ingannato.

 

Viaggiare è anche vivere.  Mi sono lasciato prendere dai meandri di strade strette a Genova ma anche a Istambul. E i visi delle persone si sono rivelati sapientemente disegnati in ugual misura dalla fatica, dal dolore o dalla gioia e dalla contentezza. Le donne hanno avuto gli stessi sguardi e gli stessi passi. Un porto è sempre un porto. La varietà delle cose che si muovono in un porto è infinita.

order-christ-caravella.gifMa l’atmosfera che si respira è sempre identica, sa di sale, di legno, di pesce, di sudore, di vento, di risacca, di catrame. Ma non c’è disgusto, c’è attesa. Qualcosa s’è concluso e qualcos’altro comincia la sua esistenza.

caravella4.jpg Il numero dei giorni è crescente. Più si allunga il viaggio è più i giorni da tenere a mente sono molti, sono diversi tutti, occorre ricordarli. Ognuno ha valore, è un prezioso scrigno che conserva un ricordo palpitante di propria vita.

caravella-ombra.jpgScorrono gli scrigni conservati su scaffali con granelli fini di polvere. Londra, Copenhaghen, Nice, Barcelona, Atene, Venezia… Tutti i porti dell’esistenza. Tutti giorni della memoria.

gc_avignone2008.jpg Alla finestra, osservando colonne antiche, ho rimesso insieme luoghi e memorie di eventi scivolati tra le dita, uno dopo l’altro. 

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