L’utilità del fare
Scritto da GUNNAR il 4 Ottobre 2010
Qualcuno ricorderà il governo del fare.
Bene.
Si tratta di fare delle cose: fare strade nuove, sistemare le vecchie, rimettere in sesto i porti, i centri storici martoriati da forme di urbanizzazione selvaggia, clientelare, ignobilmente e visceralmente truffaldina perché chi la casa non se la può permettere continuerà a non potersela permettere e chi ne ha più di una ne comprerà altre mantenendole vuote o affittandole in nero.
Un fare di governo, in altri termini, dovrebbe (condizionale obbligatorio) migliorare la vita dei cittadini, di tutti i cittadini, nessuno escluso. Un sensibile miglioramento non solo economico (anche di poco già sarebbe consolante) ma anche accrescendo il valore del vivere materiale. L’autonomia dei Comuni non dovrebbe travalicare i principi imposti da un governo saggio.
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Il decentramento va benissimo, per certi versi persino una struttura federale è accettabile ma i principi e le linee guida dovrebbero essere non solo condivise secondo la carta costituzionale ma imposte quando ignorate da un governo centrale saggio e lungimirante tutto dedito alla ricerca del benessere collettivo.
Il benessere collettivo è, credo, l’unico vero valore da salvaguardare.
Un simile progetto non è solo condivisibile ma, per sua stessa natura è il solo degno di essere perseguito.
Un simile progetto sarà adattato ai tempi, alla storia contingente, alle necessità del momento. In ciò l’abilità del politico serio. In ciò la dignità del buon governo, la grandezza del sistema politico che nasce vive e cresce nello spirito della democrazia.
Che governo abbiamo in Italia?
A parte qualche sporadico e isolato personaggio che ci ha provato (fallendo per abbandono, o isolamento, o incapacità di essere lungimiranti, o di trovare il necessario coraggio) la fauna di personaggi che si sono affollati - e che ancora ingombrano la scena politica con la loro immarcescibile presenza - sono l’esatto contrario.
Ammalati di arroganza, presuntuosi e profondamente ignoranti (nel senso proprio), assetati di potere (tanto o poco che sia), feudatari e vassalli in una catena di truffaldina e menzognera autoreferenzialità, incapaci di guardare alle necessità della gente, convinti che i loro elettori li abbiano delegati a mentire e a truffare e a rubare per riempirsi le tasche.
C’è persino qualcuno che è convinto di passare alla storia come un grande statista mentre è soltanto un piccolo mercante con molti soldi da spendere per comprarsi voti e clienti.
Peccato.
Sarebbe potuto essere un Paese grande e bello e soprattutto elegante e onesto. Invece è solo una piccola provincia oscura di un impero che sta crescendo altrove. 
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