Presto non resterà che un ricordo
Scritto da GUNNAR il 10 Agosto 2011
Presto non ci resterà che il ricordo
Presto saremo liberi e non ci resterà che un ricordo, spesso vacillante, altre volte vivido, di quel lerciume puteolente di ventennio berlusconiano.
Ciò che mi dispiace è che non mi riuscirà di godermi le ricostruzioni storiche. Son troppo vecchio e stanco per potermene beare. Allora faccio un piccolo sforzo e mi anticipo fin da ora ciò che non potrò ricordare domani.
Ricorderò il Ferrara Giuliano, pachidermico e petulante come un’ocarina rotta. Ne ha fatte tante, il grand’uomo, che nemmeno lui se ne ricorda. E spesso si confonde, scambia il bello con il brutto e ne declama le meraviglie, inverte l’ordine degli addendi ma in realtà fa moltiplicazioni ottenendo solo una montagna di idiozie verbali. Poveraccio, ridotto alla fine a chiedere elemosine milionarie per tentare di far vivere un foglietto scandalistico che spaccia per giornale d’informazione politica. 
E con il tondeggiante illusionista della forma ricorderò i due giullari di corte, il nano e la ballerina. Brunetta e Bondi. Il primo convinto di saper fare il gigante dall’alto del suo metro d’altezza, il secondo diafanamente orientato alla perenne prosternazione di fronte al potere.
Il primo impudicamente ottuso e profondamente cattivo.
Il secondo fecondamente leccaculo e immoralmente ignorante. 
Ricorderò il capo dei padani nella sua goffaggine cialtrona e rozza i suoi gesti salvatici e inconcludenti ma decisamente folcloristici e ricorderò la sua eredità all’umanità: un figlio la cui struttura biologica potrebbe essere oggetto dilunghi dibattiti tra studiosi di evoluzionismo. Forse è un esempio vivente di “anello mancante”. O forse è solo mancante.
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Ricorderò il triumvirato degli eletti: LaRussa, Tremonti e Manolesta Ghedini. Il primo esaltato guerrafondaio dalla specchiata sensibilità verso i tamarri d’ogni specie e razza, purché fascisti nel cuore, il secondo silenziosamente convinto d’essere un novello Ricardo ma molto più elegante e raffinato, il terzo autocraticamente arroccato nella cittadella degli effluvi legali, delle postille giuridiche, delle invenzioni codicistiche e dell’imperitura certezza che ogni legge sia facilmente aggirabile o almeno acquistabile. E quando non si può comprare si potrà sempre rifare in altro modo… Purché salvi il culo al datore di lavoro.
Già. Lui. Il datore di lavoro.
Il Burlone per definizione. Il faccendiere per vocazione, il truffatore per scelta, il politico per necessità, il paroliere e venditore di menzogne, il più astuto degli stupidi in circolazione. Privo di scrupoli, istintivamente portato al raggiro come un venditore di tappeti o di autoveicoli usati in pessime condizioni.
Proprio lui, il Berlusconi che ha voluto cambiare volto al Paese e ci è riuscito rovinando l’intelligenza di almeno due generazioni di sprovveduti che gli hanno creduto per convenienza o per deficienza.
Ricorderò di loro molte cose e di molti altri ancora serberò un tranquillo ricordo tratteggiato fine.
Un acquerello.
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Manco fosse una delle Twin Towers dopo l’attentato. Il Silvio non è stato bombardato. Un disperato (così dicono le cronache bene informate) gli ha lanciato addosso un souvenir di rame bronzato da tre etti o qualcosa del genere.Dice Schifani: “… C’è un clima politico quasi di riappacificazione e questo non può che essere salutato con grande ottimismo e grande fiducia…”Ma di che parla? Ad ogni kermesse natalizia si respira un clima di riappacificazione, da sempre. E lo si ribadisce fino a Santo Stefano che è il giorno dopo. Pausa. Quindi si ripropone la riflessione sull’augurio per un benessere spirituale che si deve diffondere negli animi riappacificati per aprire le porte al nuovo anno che si presenta sotto i migliori auspici.Crisi economiche che si risolvono miracolosamente, crisi politiche che si sciolgono come i grumi di bronchite al primo sole estivo. Crisi esistenziali che si snaturano di fronte ad un benessere mentale ritrovato.
Non ci sono modi per comunicare con un despota. O gli si è sudditi o lo si abbatte (in senso politico naturalmente), o gli si è devoti o gli si è contro, o gli si ubbidisce o lo si combatte (sempre in senso politico, ovviamente)La storia, tuttavia, ci ha insegnato che i despoti, imperatori, re, principi, dittatori, e primi ministri di facciata con l’indole del predatore, hanno fatto quasi sempre una brutta fine (politicamente parlando come si è detto).Talora hanno fatto una brutta fine anche in senso materiale. E si è sempre trovato un colpevole con la follìa nel cuore alimentata da una campagna d’odio costruita da mandanti morali, che coincidenze nella storia! Mi sembra di averla già sentita questa della “campagna d’odio”.Inoltre è il solito ritornello. Il vero mandante morale delle campagne d’odio è anche colui che grida di esserne vittima ed è ovvio che si vuole carpire la benevolenza altrui facendo del vittimismo in grande stile.Avevo un amico al liceo che le sparava grosse, ma davvero enormi. E, strano mondo questo, il più delle volte gli andava bene, gli credevano e in definitiva diventava un eroe di cui parlare. Non so come sia finito. Sono decenni che non ne ho notizie. Ma allora una cosa era certa ai miei occhi: sapeva come cadere in piedi. E una cosa mi è chiara ora: alla prima vera caduta non sarebbe più stato in grado di rialzarsi.Così fa il simpatico presidente del consiglio e così fanno anche i suoi più fedeli leccapiedi in grisaglia. Le sparano grosse, grossissime, tanto ci credono quasi tutti. O almeno ci crede la maggioranza degli aventi diritto di voto.Schifani è ottimista. Dice che l’Italia ha tenuto la testa alta, che è in via di guarigione dalla crisi economica, che è un popolo fiero, e che non ci sono ostacoli al radioso futuro che l’attende. 
Mi sono sentito svuotato, non ho avuto la forza e neppure la saggezza di addormentarmi.