LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

Delle magnifiche sorti e progressive

Scritto da GUNNAR il 17 Gennaio 2009

 

Verso lidi incontaminati e puri

 vorrei andarI miei desideri resi saturida quei luoghi di verde macchiati dovrei lasciarGC immagine-029.jpg

Ho finito i miei venticinque giorni di ferie. 

  

Sono di nuovo al lavoro e per tutto il mese di agosto, come in tutti gli ultimi quindici anni mi è accaduto, lavorerò in un deserto più o meno popolato da sudaticci commenti sul come eravamo e come diventeremo (governo ladro).Ora si da il caso che i miei giorni di vacanza li abbia trascorsi tra la Francia e la Spagna. Ovviamente non ve li racconto. Per quello ci sono amici pazienti che in cambio di una cena si sorbiranno il filmino e i commenti.Ma voglio dirvi alcune città che ho (ri)visitato. Nizza, Tolone, Marsiglia, Avignone, Nimes, Montpellier, Beaucaire, Tarascone, Carcassonne, Perpignan, Girona, Leida, Barcellona, Valencia.

Passando per alcuni centri minori e ficcanasando in luoghi piacevolmente tranquilli tra borghi e territori “percettibilmente” sani e accoglienti.

Una vacanza da tempo progettata e finalmente realizzata. Quello che però conta non è la vacanza in sé ma ciò che ho rilevato, inevitabilmente, e che ho registrato mentalmente riproponendo l’eterno confronto con l’Italia.
Non ci sono dubbi che di luoghi belli l’Italia ne sia piena.Neppure v’è dubbio che le metropoli italiane siano ricche di storia e di grandi prospettive.
Ma non appena si varca il confine di stato sembra davvero di entrare in un altro mondo. E non solo dal punto di vista turistico. Intendo dire proprio dal punto di vista del vivere quotidiano.Servizi rapidi e funzionanti.Ascolto inesorabilmente attento da parte di chiunque, cortesia, affidabilità delle informazioni, puntualità dei mezzi di trasporto, certezza delle tariffe e dei costi. Pulizia e ordine privi di maniacalità e appariscenza ma sensibilmente efficaci.
Una ammirevole e pacata forma di partecipazione collettiva tutta spinta alla ricerca dì una sorta di comune benessere.

Una filosofia semplice: Se il mio vicino sta bene ed è in pace con me anch’io starò bene e sarò in pace con lui.

Semplice ed efficace.

Immagino che anche in Europa ci siano rancori, egoismi, avvocati e cause civili. Ma la sensazione generale è che ciò sia più un accidente che non una regola. Non si vive per attaccare e difendersi ma ci si difende se è necessario e si cerca di vivere il meglio possibile.In nessun luogo ho visto l’esercito a presidiare luoghi e territori. Per la verità non ho visto nemmeno la polizia, la guardia nazionale, la gendarmeria, o vigili urbani. Meglio essi c’erano ma con una presenza assolutamente discreta e del tutto accessoria. Salvo, quando necessario, essere tempestivi, presenti fermamente decisi a chiudere ogni problema velocemente ma con estrema cortesia, e incredibilmente efficienti nel rispetto da tutti.

 

Superato Mentone le autostrade (prive di buche, toppe, aggiusti e cantieri improbabili) prevedono aree di sosta con bagni, luce, panchine. Per camionisti e per turisti e per viaggiatori. Sono tutti tutelati nella loro necessità intrinseca a viaggiare con la migliore offerta possibile di assistenza quantunque indiretta. La segnaletica è chiara e avverte su cosa fare se serve. Non ho mai visto un cartello luminoso sprecato con informazioni stupidamente inutili e superflue.
I viaggiatori sembrano tutti presi da una sorta di pace interiore quasi mistica. Non superano i limiti di velocità, tengono la destra, avvertono delle proprie intenzioni, chiedono scusa quando devono fare manovre che possano in qualche modo turbare la tranquillità del viaggio altrui. E, udite udite, non accade solo in autostrada, accade anche nelle città, nei paesi, nelle strade secondarie… Ovunque.

 
Le persone addette a dare informazioni negli uffici pubblici, sorridono, magari lo fanno per contratto, ma lo fanno. E hanno anche il cartellino sul risvolto sul quale si legge il loro nome e cognome.

Quando ho chiesto informazioni, ho ricevuto risposte chiare, facilmente verificate e puntualmente precise. Persino in caso di assistenza medica. Il dottore, medico condotto di un paesino in Spagna, recuperato al telefono della sua abitazione dal farmacista, mi ha invitato ad andare da lui per fare la medicazione di cui avevo bisogno. Non mi ha chiesto alcuna parcella, solo il costo del medicinale. Se si tiene conto che si trattava di una domenica mattina, che il medico era fuori servizio e che l’ambulatorio sarebbe rimasto chiuso per turno fino alla sera alle otto… Una gentilezza fatta al turista?Forse.

Ho avuto la sensazione però che quel medico facesse il suo lavoro con un tipo di dedizione assolutamente improponibile in una qualsiasi struttura italiana di una qualsiasi città italiana.

Inutile aggiungere lodi ai ristoratori, ai tassisti, agli agenti del traffico, ai baristi, ai commercianti, agli addetti degli uffici postali, al sindaco di Tossa de Mar, e a tutte le persone che la mia famiglia ed io abbiamo avuto modo di incontrare nel nostro veloce peregrinare turistico.

 

Tornare in Italia è stato vissuto male.Non si trattava di soffrire la fine delle vacanze. Si è trattato di riabituarsi alla paura, all’incertezza, al disagio, all’inquietudine.

I giornali all’estero, tutti indistintamente dedicavano alla cronaca nera lo spazio necessario, poche righe, informazioni secche e semplici, di solito nelle pagine interne. L’informazione segue quasi sempre uno standard abbastanza consolidato. Grandi avvenimenti internazionali, grandi avvenimenti nazionali, grandi eventi culturali, grandi temi di economia. Quindi notizie interne di politica, di economia e di cultura. Solo in fondo si lascia spazio alle chiacchiere, ai pettegolezzi, ai commenti sulle faccende interne e alle facezie di personaggi in cerca di popolarità.

 

In Italia accade ben altro: Grandiosi titoli per i pettegolezzi. Stupefacenti divulgazioni di notizie inverificabili. Enormi spazi alla cronaca nera anche quando non c’è nulla da scrivere. Straordinario fermento di informazioni su sbarchi di poveracci senza storia e senza futuro. E l’eterno tormentone politico di una classe dirigente inetta e ignorante.

 

Mia figlia un giorno, a Barcellona, guardandomi con occhi luminosi mi ha chiesto: “pa’, ma dove sono i mendicanti?“Non ci avevo fatto caso fino a quel momento. Ma di fatto, tutti i chilometri percorsi lungo le Ramblas e dentro il Barrìo non un solo mendicante, non uno “zingaro”, non un bambino sporco a chiedere elemosine.

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Forse quel giorno e il giorno prima i mendicanti erano in ferie anche loro.
 Ho risposto che la Spagna aveva fatto in fretta ad imparare che se ai poveracci dai una possibilità - anche piccola - di sentirsi persone civili e persone accettate, sicuramente non viene loro in mente di mendicare.E mia figlia, che in fondo ha solo dodici anni ha capito, “vuoi dire che in Italia non hanno possibilità di essere accettati?“, “nessuno ci ha ancora pensato” le ho risposto ma lei ha capito che c’era dell’altro.

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Una nota finale è opportuna.

 
Quasi dovunque ho trovato menù, informazioni e indicazioni turistiche scritte in inglese, francese, olandese, spagnolo. Anche in greco.In un solo ristorante (italo spagnolo) ho trovato il menù tradotto anche in italiano.Evidentemente l’indice di popolarità degli italiani in Europa è piuttosto basso e nessuno si cura di elevarlo.

Per un momento mi sono sentito come un extracomunitario sbarcato a Lampedusa.

 Gunnar - Agosto 2008

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