L’arte della fuga
Scritto da GUNNAR il 19 Gennaio 2011
Immagino che di degrado in degrado si possa anche morire.
Morire di vergogna certamente.
Dopo anche nello spirito.
La carne si consumerà in fretta non trovando più altro scopo per restare in vita.
Un Paese martoriato da una lunga gestazione necessaria per unificarsi, da una invadente, petulante e indigesta presenza di una chiesa pretenziosa e insensibile, da due guerre malamente condotte e peggio concluse, da anni di malgoverno doroteo e moroteo, da cannibalismi sociali e politici ed economici per il controllo del mercato interno, un mercato tutto sottomesso da alcune famiglie imperturbabilmente e saldamente insediate nel governo di banche e di affari e prodotti effimeri. Un Paese già depauperato della sua storia per mano di un ridicolo personaggio col fez e la camicia nera, un Paese che oggi non ha altro orizzonte che un ometto in grisaglia, pettoruto, ridanciano e indefesso puttaniere, un ometto molto ricco che tiene in pugno il Paese intero con la collaborazione, per nulla disinteressata, di una combriccola disgustosamente sbavante ai suoi piedi.
Le cronache ci riportano (nel bene e nel male) fatti e misfatti del personaggio il quale non sembra rendersi conto dei danni che produce.Le sue gesta, assai poco eroiche invero, e le sue parole, altrettanto poco solenni, hanno ridotto la politica a commedia dei guitti, hanno oscurato le coscienze degli italiani attenti e calpestato quelle degli italiani distratti.
Adesso, quando l’età porterebbe chiunque a più morigerati comportamenti e più sagge parole egli, ineffabilmente si mostra senza pudore, senza vergogna, senza idee se non quelle che gli vengono come un rigurgito direttamente dal basso ventre. 
Il re è morto.
Viva il re.
Forse.
In realtà è moribondo ma in molti lo tengono in vita per inconfessabili motivi di autoconservazione.
Cosa potrebbe mai fare un personaggio come La Russa, così privo di estro politico e di formazione storica da apparire gretto quanto un contadino crumiro sotto lo zar Nicola?
Che futuro politico potrebbe costruirsi un personaggio come Gasparri il cui merito migliore è quello di aver imparato il modo di parlare senza sputarsi sulla cravatta ogni tre sillabe?
E che meriti può vantare una squallida e molliccia creatura come Bondi che si fregia del titolo di ministro della cultura senza rendersi conto minimamente di cosa sia un gesto poetico, un’opera d’arte o una rappresentazione teatrale?
A cosa potrebbe aspirare un oscuro e sinistro personaggio come il ministro Alfano che si fa pagare, forse anche sottobanco, per farsi venire idee contro i magistrati visto che al suo capetto non gliene vengono di altre?
O cosa potrà mai fare da adulta una ministrella per caso che del dicastero della ricerca e dell’università ha fatto il suo patio per proibitivi giochi?
Oppure la ministra per il fascino delle pari opportunità (ma per chi poi?) di bell’aspetto e di sicumera comprata a peso alla corte del reuccio puttaniere e un pò magnaccia?
Si potrebbe dar fondo alla fantasia e continuare con tutti i cortigiani, i pennivendoli, gli straccioni raccogli-briciole, gli ecumenici del “fare”, i pretucoli procacciatori di anime e di voti, i venditori di pentole e di consensi, i servitori di lingua lunga, i ciccioni barbuti recalcitranti all’avanzare dell’intelligenza moderna.
E ancora i portaborse, i fattorini, i ragazzini che portano il caffè nelle sale dorate, i registi comprati a chilo, i messaggeri di fandonie vestite di cronaca, i ciarlatani senza cervello, i cervelli drogati dal denaro e a tutta l’immane pletora di avvocati, avvocaticchi, mezzi uomini, quaquaraquà, finanzieri senza ghette e cilindro propugnatori di economie d’assalto che assaltano le tasche dei poveracci e fanno credere loro di averli aiutati a diventar ricchi. I ragionieri esperti falsificatori di bilanci, i legulei esperti scrittori di leggine ad arte definite, i banditori di notizie irridenti e fuorvianti che intontiscono e distraggono a comando.
Si potrebbe continuare, si potrebbe, si potrebbe, si potrebbe…Un elenco breve fin qui che ognuno molto lungo e molto divertente potrebbe rendere se però, alla fine, non desse la misura di una tragica condizione.
La condizione di un Paese morto. Occorre forse un’eutanasia? C’è da pensarci.
Ogni tanto qualcosa sembra uscire dalle ceneri e respirare nuova aria, qualcosa sembra essere ancora cosa viva.Ogni tanto.Ma poi la realtà diventa elemento di sopraffazione, l’ossigeno manca, gli sguardi si abbassano e gli occhi si intristiscono. Sembra non esserci speranza alcuna.
Guardo mia figlia, ha quattordici anni.Ancora non sa cosa sia il presente in cui vive ma dalla mia epidermica rassegnazione si rende conto che qualcosa gira davvero storto e me ne fa forse muto rimprovero.
Lo so, lo vedo.
Penso che dovrò istruirla all’arte della fuga.
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Le carceri traboccano di clandestini, per lo più morti di fame. E i corridoi del Palazzo traboccano di mangiapane a ufo, che si rimpinzano con il sangue di tutti. Sia quelli che hanno votato “pro” che quelli che hanno votato “contro”. Vampiri in giacca e cravatta, qualcuno anche col cerone.
e ogni scarrafone è bello pa’ mamma soia
Ah saperlo! Questo è un vero sistema per far carriera. Avere un’ignoranza profonda e farsi amici tutti gli ignoranti della Penisola. Si costruiscono affinità elettive in ogni senso.Così adesso pagheremo tutto, lo pagheremo subito e lo pagheremo caro e ce lo saremo anche meritato, diranno gli storici del futuro indicando l’attuale opposizione quale la più trasparente ed eterea forma di contrasto aquiescente al governo.Siamo un paese di morti e non ce ne rendiamo conto.Abbiamo finito di ridere.Un ignorante pluriripetente in consiglio regionale lombardo. Tra una o due legislature lo troveremo in parlamento certamente come ministro della cultura.
Che pena, che indecente vergogna.