LaCaravella … esplorazioni controvento

senza rancore, disse l’uomo con la penna, mentre scriveva un maledetto epitaffio sulla schiena del suo boia mancato

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  • Dopo l'incubo ecco la realtà

    Dopo l'incubo durato diciassette anni e qualche mese ecco la realtà: si sta camminando senza scarpe ai piedi e il pavimento è pieno di cocci di vetro. Impressionante chiedere sacrifici. Ancor più è non farli. I piedi nudi sanguinano ma solo in fondo al passaggio obbligato si possono trovare bendaggi sterili. Il miserello che ha voluto tutto questo non si redime. Anzi minaccia e primeggia attraverso i suoi boiardi che non accettano sconfitte. Adesso si è definito un nuovo totem da adorare. Si chiama "Spread": cosa voglia dire di preciso è fatto oscuro. Ma è invece molto chiaro che più i termini sono oscuri e più la gente è disorientata. Più la gente è disorientata è meglio la si può controllare.
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  • Senza storia ma libero

  • Il tempo sta per scadere

    Il Paese è come un giocattolo in mano ad un bambino capriccioso. Non sa cosa farne e lo sbatacchia a destra e a manca. Molto divertente vederne saltare i pezzi.
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Una Risata…


Una risata… sommergerà ogni cosa che sarà sopravvissuta 

Questo scritto è del 15 novembre 2008 e mi piace credere che non sia troppo stagionato da poter essere riproposto al presente.0-logo-sicurezza.jpg

Che si sia in fase di involuzione culturale e in avvicinamento ad uno stato di “regime” è probabile. E in quest’ottica due cose occorre dirle. Vorrei farlo con gli occhi della persona anonima che ama guardarsi intorno e trarre delle conclusioni.
Poliziotti (vigili urbani si dirà a correttivo… ma sempre poliziotti sono, sbirri di quartiere, di prossimità o di come volete ma sempre sbirri…) fermano un giovanotto e con qualche motivo. Lo picchiano. Gli spaccano un occhio e gli portano via la bicicletta.
Il ragazzo finisce all’ospedale. La stampa ne viene a conoscenza attraverso “youtube“.
Dopo che per un paio di giorni i giornali e la tv diffondono la notizia un testimone si fa vivo e racconta di aver visto tutto. A chi lo racconta? Alla magistratura? Certo che no. Lo racconta ad un cronista televisivo che fa un servizio in RAI.

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Così accade che alla fine i poliziotti comunali escono malconci e si scatena un putiferio nell’opinione pubblica. I pro e i contro si sprecano. Come da sempre nel nostro Paese a memoria di storica faziosità di borgata. Ghibellini contro Guelfi, Bianchi contro Neri, quelli del piano di sopra contro quelli del piano di sotto, quelli della Destra contro quelli della Sinistra, quelli del “tanto peggio tanto meglio” contro quelli del “turiamoci il naso e andiamo a votare…” ecc.

Il dibattito è acceso e non lo si avverte tanto al bar o in piazza quanto sui canali di internet. Ne ho letti a dozzine.
I pro-poliziotti dicono in sostanza: “hanno fatto bene, perché vengono da noi a rubare a spacciare e a prostituirsi. Uno più o uno meno non fa differenza… perché vengono qui a rubare il lavoro agli italiani e non vanno altrove? Perché da noi si sta meglio e si è più permissivi e quindi si può delinquere meglio…” Poco ci manca, ma proprio poco, che si dica che puzzano, che sono infetti e che debbano essere confinati in attesa dei forni di nuova generazione, meglio noti come termovalorizzatori.

 

I contro invece dicono che la polizia è sempre la polizia e che sono dei falliti che non sanno fare il loro lavoro, che sono dei disgraziati che agiscono sempre in favore del potere, che fanno male il loro mestiere perché sono impreparati, incapaci e in mano a sindaci reazionari. Che agiscono in modo sconsiderato perché hanno paura come tutti e che questa paura è sempre più alimentata da un’informazione indegnamente appiattita sulle posizioni della destra reazionaria e retriva. Dicono anche che questo governo cavalca la tigre della paura per delimitare il contenuto della propria azione, per definire meglio la propria vocazione e per tutelare gli interessi di elettori stupidi che non sanno quello che hanno votato o se lo sanno sono conniventi e responsabili quanto il governo stesso. Dicono che non c’è più la cultura della tolleranza, della partecipazione e della conoscenza. Dicono che la mano pesante è solo l’anticamera del rientro dalla finestra di un fascismo espulso dalla porta più di mezzo secolo fa.

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Chi ha ragione? E c’è davvero una ragione da qualche parte? Oppure ci sono molti torti e nessuno in grado di aggiustarli?
Nel mezzo si cerca la verità. In realtà un luogo di mezzo non esiste. E neppure una verità che sia appena accettabile dalla ragione oltre che dalla storia.
Forse esisterà una verità storica tra un secolo o più. Forse qualche attento studioso del futuro, affrancato dalle ideologie e libero dalla faziosità generata dall’emozione del quotidiano riuscirà ad osservare le cose nella sua cruda e semplicissima oggettività. Forse tutto ciò genererà una qualche spiegazione utile ai nostri pronipoti.
Forse.

 

Ma adesso cosa pensare? Da persona qualunque un pensiero chiaro è difficile.

La paura è un fattore irrazionale, incontrollabile e più gente intorno ha paura e più l’irrazionalità prende il sopravvento. Si vorrebbe rimanere immuni dall’irrazionalità e invece ci si sente invischiare di continuo dai gesti e dalle parole di quanti ci circondano, da coloro che si ritengono in grado di dare spiegazioni dotte, da coloro che parlano in tv, sui giornali e nei blog di mezza penisola.
Eppure alcune cose le vediamo tutti i giorni e a tutte le ore.
Vediamo negli uffici postali persone che spediscono lettere in paesi lontani, vediamo nei supermercati persone che acquistano prodotti che non conoscono, persone che hanno occhi e sguardi timidi e smarriti. Vediamo persone di ogni colore e di ogni cultura che aumentano intorno a noi, che leggono giornali mai visti prima. Li sentiamo parlare tra loro a volte furtivamente e non certo per preparare attentati ma solo per evitare di infastidire gli italiani che chissà cosa poi si metteranno a pensare…

 

Vediamo mamme in “chador” che accompagnano i propri figli e le proprie figlie a scuola. E a loro il velo non lo mettono. Le vediamo lasciare i figli e voltarsi per andar via subito tanto nessuno rivolgerà loro la parola. Diffidenza? Paura? Disinteresse? Tutto insieme?
Vediamo giovani ispanici con la bottiglia di birra in mano già al mattino mentre stanno andando in un cantiere a prestare opera di lavoro per quattro soldi.
Vediamo giovani donne orientali (cinesi?, giapponesi?, coreane? nepalesi?…chissà) che si vestono all’occidentale, che frequentano le scuole, che vanno a ballare e che stanno in groppa ai motorini come ragazzi italiani, magari ostentando la stessa sicurezza e la stessa strafottenza. Ma si capisce che è una forma di mimetismo da autodifesa.

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Ma poi esiste la dimensione critica di chi sta dentro alcune realtà e allora altre cose si vedono con luce diversa. E si vedono le cose. Se le si vuole vedere.
Vediamo i poliziotti che girano per le nostre strade. Quelli del ministero dell’Interno, che sono i più addestrati, nelle loro pattuglie azzurre, che vivono la paura come un riflesso delle parole sentite in famiglia e sostengono il loro lavoro come una missione voluta dal ministro. Spesso si sentono come i soli argini al dilagare della violenza. Ma si capisce che la loro è una posizione da sostenere più che una cosa da vivere. Sono i primi a rendersi conto che trent’anni fa c’era molta più criminalità per le vie e che adesso si tratta di atti perpetrati da balordi e da sconfitti. Essi sanno benissimo che i veri criminali non stanno per strada. Ma non possono dirlo e, a volte neppure pensarlo.

 

Essi sanno che i veri “cattivi” non sono i venditori ambulanti abusivi,i ragazzini di colore senza fissa dimora e i clandestini che rubano perché sono solo dei senza casa che fanno la fame. Ma non ci possono fare molto. Eseguire e procedere. Oppure cambiare lavoro.
I vigili di quartiere? I vigili urbani, cioè quelli che adesso si chiamano Polizia Locale?
Fanno quello che facevano prima solo che lo fanno peggio e non sanno perché. O forse lo sanno. Sanno per esempio che il loro sindaco (che in realtà è il loro vero comandante) decide l’ordine di servizio e lo passa al loro comandante. E questi esegue. Non può fare altro. Oppure può cambiare mestiere. Se gli va bene può cambiare amministrazione (e sindaco). Almeno fino a quando non cambia il sindaco e deve ricominciare a difendersi.

etico1.jpgah… ah… ah… 

I vigili non sanno fare i poliziotti ma la loro amministrazione si ingegna a far credere loro che possono farlo. E giù con corsi di formazione (pagati dalle Regioni), perché imparino le tecniche di intervento più moderne: in realtà non imparano niente nei corsi di formazione, ma si rendono conto di non essere all’altezza della situazione e la loro naturale voglia di autoconservarsi passa attraverso il convincimento di potercela fare. Basta fare come fanno i colleghi bravi. E soprattutto basta fare come la gente chiede che si faccia.
Ma loro non sanno cosa chiede la gente se non quello che la gente dice di volere: E la gente dice di volere ciò che il sistema induce a chiedere. E’ un processo circolare che si autoalimenta.

 

Ma qualcuno ha mai visto un vigile andare a sfondare una porta per impedire al marito stronzo di ammazzare di botte la figlia o la moglie? Eppure le violenze contro le donne all’ottantasette per cento avvengono dentro casa. Avete mai visto un vigile andare a prendere un minore a casa o al lavoro mentre dovrebbe essere a scuola? O lo avete mai visto denunciare un datore di lavoro per sfruttamento di lavoro minorile o per sfruttamento di manodopera clandestina?
Questo non lo fanno, forse perché non sono capaci. Ma più probabilmente perché sanno che si metterebbero contro il proprio sindaco, il proprio comando o addirittura certa opinione pubblica pronta a rimarcare l’inopportunità di scoperchiare certe realtà. “… Eppoi con tutti gli extracomunitari che ci sono in giro proprio nel cantiere del Brambilla doveva andare?”
Voci, suggerimenti, stranezze di un mondo incontrollabile.

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Il più grande torto alla ragione lo perpetra chi vuole agire per i propri scopi disinteressandosi della realtà delle cose. Chi si prende cura dei propri interessi e trascura volutamente tutti gli altri, chi si attacca al velo per distrarre le persone dalla merda che dilaga ovunque. Chi incita all’odio nel modo più spudorato pur senza averne né motivo né interesse.

Chi dileggia ogni tentativo di composta tolleranza, chi parla a vanvera, chi parla senza sapere quello che dice, chi governa senza saper governare, chi uccide il tempo della vita sotto valanghe di polemiche senza costrutto. Che la destra sia reazionaria per sua natura non è un fatto discutibile. Che questo modo di essere sia sua connaturata essenza è un elemento essenziale per capirne le scelte. Ma essere semplicemente reazionari non vuol dire per forza essere stupidi. Nè ignoranti. E quello che si vede è proprio tanta stupidità e tanta ignoranza. Talvolta la si vede anche a sinistra.
Sopra ogni cosa l’ignoranza che avanza a grandi passi, l’involuzione della ragione e dell’intelletto. Il senso della misura ridotto a uno spasimo, il disincanto della conoscenza annullato dall’incertezza e  all’inquietudine.
Una risata forse sommergerà tutto. Ma fino a quel momento molte lacrime saranno versate, molte vite saranno distrutte e saranno tutte innocenti

Un saluto a tutti i critici che hanno una mente.

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